TOMMASO CERNO / BUGIE & VOLGARITA’ AL “TEMPO” DEI MELONI

Bollettino di guerra dal genocidio di Gaza: le solite decine di vittime quotidiane, come ogni maledetto sterminate dal fuoco dell’esercito killer israeliano (IDF). E oggi altri 5 giornalisti ammazzati quando lavoravano nelle vicinanze dell’ospedale Nasser di Kahn Yunis, bombardato per l’ennesima volta.

Così, nel giro di un paio di settimane, i reporter uccisi dal fuoco del boia nazista Bibi Netanyahu raggiungono la non disprezzabile cifra di 10, ossia 5 + 65 in due raid.  Proprio mentre il premier killer arruola e prezzola i più gettonati influencer e opinion maker internazionali perché facciano vedere al mondo il vero volto d’Israele. Neanche la diabolica e criminale mente di un Goebbels sarebbe riuscito a partorire idee del genere!

E cosa fanno i media di casa nostra? Nel migliore dei casi mettono la testa sotto la sabbia. Altrimenti sfornano valanghe di fake news, di bufale, di depistaggi che peggiori non si può.

 

MEDIA A TUTTO GENOCIDIO

Fino a qualche settimana fa il primato spettava, di diritto, a ‘il Foglio’ e soprattutto a ‘Il Riformista’  da quando al timone si è accomodato Claudio Velardi, l’uomo che un tempo sussurrava all’orecchio di Massimo D’Alema. E da tre mesi dirige il quotidiano che un giorno sì e l’altro pure esterna tutto il suo amore per il popolo israeliano, condividendo in toto il genocidio perpetrato dal boia Netanyahu e dalla sua gang al governo. Come la Voce ha rammentato nel pezzo messo in rete il 23 luglio 2025

CLAUDIO VELARDI / LA VERGOGNOSA CAMPAGNA PRO GENOCIDIO

 

Negli ultimi giorni, però, il primato è stato ‘scippato’, a pieno diritto, da ‘Il Tempo’, che sta sciorinando una serie di titoli che vorrebbero essere irridenti e giocati sul doppio senso e, invece, si rivelano dei volgarissimi tric trac neanche degni del bar della più scalcinata delle periferie romane.

La copertina del Tempo. Sopra, Tommaso Cerno con Giorgia Meloni

Leggiamo l’ultimo, che risulta persino arduo da scrivere: “All’IMAMACCITTUA: il predicatore di Torino si scaglia contro il Tempo”. Per capirci minimamente qualcosa passiamo ad un sottotitolo: “l’Iman di Torino, Brahim Baya, contro il Tempo: siete islamofobi”.

E stamattina fa capolino un post dell’intemerato direttore de ‘il Tempo’, Tommaso Cerno: “Noi andiamo avanti con il nostro racconto. Vediamo quanti soldi arrivano dalle UE ad Hamas. Tutti gli affari. Ecco come il terrorismo è diventato un business”.

E  l’informazione si è man mano trasformata una immensa prateria dove far pascolare mandrie di bufale, come insegna a perfezione Maestro Cerno.

Il quale, nel suo post, anticipa l’esplosivo reportage – uno scoop a livello planetario – pubblicato dal suo quotidiano Garbatella style e firmato nientemeno che da Roberto Arditti.

A voi alcuni passaggi del pezzo titolato “Ecco come il terrorismo è diventato un business” (digitando il titolo e il nome dell’autore, lo potete trovare in rete, se avete lo stomaco di leggerlo).

Folgorante l’incipit: “Da giorni piovono accuse furibonde contro ‘il Tempo’, colpevole – secondo alcuni – di ‘criminalizzare’ la causa palestinese. La verità è molto più semplice: siamo scoperchiando il pentolone”.

Un pentolone pieno di nulla, aria fritta, idiozie allo stato puro.

Roberto Arditti

Hamas e i movimenti che lo circondano non sono soltanto gruppi armati: sono soprattutto una gigantesca macchina da soldi. Il primo motore dei finanziamenti di Hamas e della Jihad Palestinese è l’Iran. Decine di milioni di dollari ogni anno, trasferiti con reti clandestine e cambiavalute compiacenti. (…) Nel 2022 gli Stati Uniti hanno colpito il cosiddetto ‘Hamas Investment Office’, con una rete di società in Tunisia, Libia, Algeria ed Emirati Arabi da centinaia di milioni di dollari”.

C’è poi spazio per lo scellerato ruolo svolto pro Palestina da ONG e Charity.

Quindi: “Dal 2018 Doha ha inviato regolarmente valigie di dollari a Gaza, formalmente per stipendi pubblici e aiuti umanitari, con il via libera di Israele. Un fiume di denaro che ha alleviato la crisi sociale ma consolidato il controllo di Hamas”.

Il ‘reportage’ si chiude con “L’ambiguità europea” e la valanga di fondi inviati a Gaza da Bruxelles: L’UE  – sentenzia Vate Arditti – è tra i maggiori donatori di aiuti ai palestinesi”.

Tutto qui lo scoop mondiale ?

Dell ‘bestiario’ una sola cosa va salvata: quei fondi spediti da Doha.

L’Uomo che Scoperchia i Pentoloni della Storia, però, prende un granchio colossale.

Perché non sa, o fa finta di non sapere, chi ha voluto quell’invio di valige zeppe di dollari partiti da Doha e approdati nelle casse di Hamas.

Chi ha ‘ordinato’ quell’operazione?

Netanyahu

La ‘Voce’ lo ha scritto tante volte. Da almeno una dozzina d’anni i vertici criminali di Tel Aviv, capeggiati ininterrottamente (tranne una breve parentesi) a partire dal 2009 da Kapò Netanyahu, hanno provveduto a finanziare molto generosamente la crescita e lo sviluppo di Hamas, proprio per ostacolare la nascita dei 2 Stati, caldeggiata invece dall’Autorità Nazionale Palestinese (ANP),vista come il fumo negli occhi dei vertici criminali di Tel Aviv. Nel 2019, addirittura, nel suo congresso annuale il Likud ha invitato l’esecutivo ad aumentare il flusso di quei finanziamenti.

E c’è di più. I vertici dei Servizi segreti e d’intelligence israeliani sapevano da almeno un paio di mesi delle manovre del loro pupazzo, Hamas, ossia prima del massacro del 7 ottobre. E appena qualche giorno prima, in modo palesemente anomalo, dai vertici IDF partì l’ordine di ‘non sorvegliare’ proprio quell’area. Di tutta evidenza, la strage del 7 ottobre ‘doveva succedere’: affinché poi scattasse la reazione, i massacri quotidiani di palestinesi innocenti, il genocidio che ora sta trovando la sua apoteosi nell’operazione ‘Carri di Gedeone 2’. Un piano perfettamente scientifico, ben studiato dalle menti naziste di Tel Aviv.

Ma tutto questo le grandi firme del giornalismo de noantri, Arditti e Cerno, fanno finta di non saperlo. E osano sparare le cavolate del secolo sui finanziamenti ad Hamas. Ma fateci il piacere, avrebbe colorito il mitico Totò.

Ecco una paio di pezzi messi in rete dalla Voce sulla vera Hamas story. Di appena due settimane dopo la strage eterodiretta, pubblicato il 21 ottobre 2023,

HAMAS / ECCO COME E’ CRESCIUTA GRAZIE A BIBI NETANYAHU & C.

E, del 20 giugno 2025,

BIBI NETANYAHU E CO. / DA 10 ANNI FINANZIANO HAMAS VIA QUATAR. ASSASSINI

Passiamo adesso, in rapida carrellata, i pedigree delle due firme che tutto il mondo c’invidia, in attesa di un prossimo Pulitzer.

 

CERNO(BIL), ACROBAZIE POLITICHE & MEDIATICHE

Partiamo dal direttore dell’antico quotidiano romano, la creatura più cara alla Angelucci dinasty.

Una carriera a cavallo tra politica & media, quella griffata Cerno. Politicamente parte in sella ad Alleanza Nazionale, sotto i cui vessilli esattamente trent’anni fa, nel 1995, si candida per le amministrative della sua città natale, Udine.

Un paio d’anni dopo, però, fa un’inversione a U e diventa assistente del sindaco di Udine, Andrea Montich, che indossa la casacca del PDS.

Una capatina al Centro non fa mai male ed ecco che ritroviamo il peripatetico Cerno in qualità di addetto stampa dell’allora sottosegretario all’Economia, Mario Fabris, con la maglietta dell’UDEUR di Clemente Mastella.

Dopo aver, nello stesso tempo, circumnavigato tra varie testate locali e nazionali, ecco nel 2014 l’ingresso a vele spiegate nell’Espresso. Di cui – udite udite- dopo appena due anni 2 diventa il direttore responsabile. Ma c’è stato un intermezzo che è servito per indorarne il pedigree: la condirezione, nel 2017, di ‘Repubblica’. Che gli dà quelle chance in più per tornare al prestigioso settimane (purtroppo ora caduto molto, molto in basso) e occuparne la prima poltrona.

Tommaso Cerno al tempo in cui sedeva in Parlamento nei banchi del PD

Torniamo alla politica. Nel 2018 viene eletto al Senato con la benedizione del PD, nel quale ha fatto rientro.

Ma un cavallo di razza come lui scalpita sempre. E nel 2020 strizza l’occhiolino a Matteo Renzi, per un ingresso nella sua ‘Italia Viva’.

Però ci ripensa. Fa marcia indietro e si iscrive al Gruppo Misto di Palazzo Madama.

Ennesima acrobazia. Nel 2021 decide di tornar al PD: dove se lo riprendono.

E ora eccoci, da quasi un anno, al timone de ‘Il Tempo’: in perfetto stile ‘sfascista’. Melonian-salviano. O se preferite, salvinian-meloniano.

Allineato e coperto, sempre e comunque, per urlare titoli  che vorrebbero far ridere, e fanno solamente piangere. Calpestando i palestinesi, inneggiando ad Israele; e sgolandosi ogni giorno contro quella sinistra (sic) in cui ha ‘militato (sic sic) fino poco tempo fa e che orami è solo un fantasma.. Ma il ‘guitto’ si diverte da solo…

Eccoci ad un nome della tivvù griffata Vespa, ossia il coautore di tante puntate di ‘Porta a Porta’ e poi per anni immancabile ospite nel salotto (la terza Camera, secondo molti) allestito da Bruno Vespa.

Ma la carriera di Arditti parte molto prima. Tappa clou, nella sua ascesa ai vertici mediatici, la poltrona di capo ufficio stampa e delle relazioni esterne al ministero degli Interni, guidato da Claudio Scajola, nell’esecutivo Berlusconi del 2001.

Altro tassello base: proprio la direzione de ‘Il Tempo’ (dove oggi torna a casa come opinionista specialissimo), che guida per tre anni, dal 2018 al 2010.

Moltissime le solidarietà manifestate ai vertici de ‘Il Tempo’ dopo le terribili minacce islamiche, da far veramente tremar le vene ai polsi, come ai tempi parigini di ‘Charlie Hebdo’. Ne vogliamo sottolineare soprattutto una: quella espressa dal senatore di Fratelli d’Italia (un tempo tra i colonnelli di Alleanza Nazionale), Edmondo Cirielli: che a quanto pare la destra ha deciso di candidare per le prossime amministrative, come presidente della Regione Campania.

P.S. A quando un titolo autocelebrativo del tipo “CERNOBYL – L’uomo che tutto distrugge”, con il consueto gioco di colori e maiuscole che ammalia i lettori?


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