BRASILE / TRIONFA LULA, PERDONO – ANCHE LA FACCIA – BOLSONARO E TRUMP

Mitica rimonta (subito battezzata ‘Missao Reviravolta’) di Ignazio Lula da Silva che diventa presidente del Brasile per la quarta volta, battendo al ballottaggio Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente golpista Jair, condannato a 27 anni di galera.

Colpo da ko per il numero uno della Casa Bianca Donald Trump ha usato tutti i mezzi (anche illegali) per non far vincere “il comunista Lula” e cercare una totale egemonia a stelle e strisce sul continente sudamericano. Missione fallita e ora il Tycoon si unisce alla protesta di Bolsonaro junior parlando di voto taroccato.

E invece, oggi, il Brasile rappresenta la vera ancora di salvezza per il Sud America, dove i governi di destra la fanno da padrone, a cominciare da quello del motosega (e sega diritti) argentino Javier Milei, il più pericoloso e l’unico a rimanere in significativo silenzio dopo lo storico trionfo di Lula, l’odiato vicino di casa.

Ma vediamo alcuni dettagli in più.

Javier Milei. Sopra, Ignazio Lula

Ha letteralmente ribaltato il risultato del primo turno, Lula, impresa mai riuscita ad alcun presidente dal 1988. Ha infatti raccolto il 51,8 per cento dei voti contro il 48,2 per cento del rivale, quasi 4 milioni e mezzo in più, e l’affluenza alle urne è stata massiccia.

E ha sbaragliato anche tutte le maxi interferenze americane, basate soprattutto su mega finanziamenti alla campagna di Bolsonaro. Con la ciliegina della solita META, il social di Mark Zuckerberg che ha tentato in tutti i modi di ingannare gli elettori inondandoli di profili pro Bolsonaro e cercando di delegittimare Lula. ‘Incidenti tecnici’, la ridicola pezza a colori dei vertici del social che si è contraddistinto in passato per le fake news e la disinformazione ai tempi della pandemia prima, e dei vaccini poi.

Per capire lo spessore delle interferenze & ingerenze americane, val la pena di ridare un’occhiata al pezzo messo in rete dalla Voce dopo il primo turno, il 5 ottobre 2026,

BRASILE / TESTA A TESTA LULA-BOLSONARO. MA PESANO LE SMACCATE INGERENZE USA

 

La manifestazione rossa di Avenida Paulista

Lula è riuscito a mettere a segno, in appena due settimane, una gigantesca mobilitazione popolare, culminata nella oceanica manifestazione rossa di Avenida Paulista, a San Paolo, dove si sono radunata decine di migliaia di fans. “E’ stata una presa di coscienza collettiva”, raccontano, una mobilitazione nata dal basso e auto-organizzata, capace di aggregare il sentimento vero del Paese carioca. Un successo raggiunto anche attraverso il tam tam della rete: clamoroso il caso del deputato progressista Andrè Janones che ha riunto la bellezza di 11 milioni di followers.

Le ridicole proteste inscenate da Bolsonaro sono dovute alle due ore di proroga per lo svolgimento del voto concesse dal giudice della Corte Suprema Cristiano Zanin (di evidenti origini venete): ha accusato il giudice di essere un amico di Lula che “ha cambiato le regole del gioco” Ma il bello è che la richiesta della proroga di 2 ore è arrivata da entrambi gli schieramenti (per via delle pessime condizioni climatiche e del caos trasporti), motivo per cui le proteste sono destituite di ogni fondamento. Nondimeno, Bolsonaro junior già agita lo spettro di un assalto contro le istituzioni di Brasilia, secondo parecchi cronisti locali: con tutta probabilità memore delle imprese fuorilegge paterne…

Di certo, la situazione nel Parlamento verdeoro non è delle più tranquille: con un destra forte sia alla Camera che al Senato. Battaglia politica, dunque, assicurata fin da subito.

Ecco le prime frasi del presidente carioca per la 4 volta.

“Questo Paese non accetta di essere il cortile di nessuno”, prima legnata a Trump.

“Non è il trionfo di Lula, è il trionfo della società brasiliana”.

“Vi prometto che non dimenticherò le lezioni apprese in questa campagna elettorale. E che ci sarà un forte cambiamento nel governo, alla luce di questi insegnamenti”.

“Non dico che non sarà difficile, da adesso in poi. Ma lo affronteremo. Tutti insieme. Come abbiamo appena affrontato e sconfitto le ingerenze straniere. Come abbiamo sconfitto l’algoritmo. Non l’ha fatto Lula: l’ha fatto il popolo brasiliano”.

Così commenta il voto uno dei più lucidi analisti politici brasiliani, Nilton Tristao: “A trascinare una marea di persone nella contesa è stata la minaccia di un nuovo Bolsonaro al vertice, Flavio, ancora più pericoloso del padre Jair, dato l’attuale contesto geopolitico. E la crescente aggressività di Donald Trump che ha fatto dell’egemonia continentale una delle direttrici della sua amministrazione”. E aggiunge: “Hanno vinto tante ‘tribù’ differenti, non tutte di sinistra. Ma consapevoli della necessità di difendere i diritti civili e sociali di tutti”.

Rammentiamo che il Brasile fa parte dei BRICS, il gruppo di cooperazione economica e commerciale fondato proprio dal Brasile – come indica l’acronimo – con Russia, India, Cina e Sudafrica. Un gruppo che ha visto il numero delle nazioni aderenti crescere anno dopo anno e oggi rappresenta il 40 per cento del Pil di tutto il mondo. E’ destinato a trarre nuovo impulso dal nuovo mandato presidenziale di Lula: tenuto anche conto che il numero uno della New Development Bank (l’istituto di credito del gruppo) è Dilma Rousseff, ex presidente del Brasile e storico braccio politico di Lula. Se volete ritrovare nostri pezzi sui BRICS, basta andare alla casella CERCA che si trova in alto a destra della nostra home page e digitare, appunto, BRICS. Ecco comunque gli ultimi articoli messi in rete.

E’ del 1 settembre scorso

BRICS / RIUNITI IL 12 e 13 SETTEMBRE – MENO DOLLARO, PIU’ COOPERAZIONE

 

Ed è del 10 luglio 2025

BRICS / L’ALTRA META’ DEL MONDO CHE NON PIACE AGLI USA


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