REPRESSIONE / NERI PER SEMPRE, DA PIU’ DI MEZZO SECOLO

“Sotto ogni sovversivo può nascondersi un criminale, e sotto ogni criminale può nascondersi un sovversivo”.

“Non c’è alcuna differenza tra chi rapina una banca e chi fa la sovversione: organizzata, legalizzata, istituzionalizzata”.

“Le due forme di criminalità hanno un obiettivo comune: il rovesciamento dell’attuale ordine sociale democratico”.

“Quest’anno abbiamo 60 mila manifestanti schedati, il 20 per cento in più di scioperi e occupazioni di edifici pubblici e privati, 50 mila studenti ogni giorno in corteo, 10 mila schedati tra le fila della sovversione, una quantità di riviste che incitano alla rivolta, più di 70 gruppi di giovani sovversivi al di fuori della cerchia parlamentare”.

“L’uso della libertà minaccia i poteri tradizionali e le autorità costituite”.

“L’uso della libertà tende a fare di qualsiasi cittadino un giudice che ci impedisce di eseguire liberamente le nostre funzioni”.

“Noi siamo a guardia della Legge che vogliamo immutabile, scolpita nel tempo”.

“Il popolo è minorenne. Ad altri spetta il compito di curare ed educare: a Noi il dovere di REPRIMERE”.

“La REPRESSIONE è il nostro vaccino”.

“La REPRESSIONE è civiltà”.

Elio Petri. In apertura Gian Maria Volontè nel film “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”

E’ trascorso ben più di mezzo secolo (per la precisione 56 anni) ma la scena sembra invariata. Le parole potrebbero essere tranquillamente pronunciate, oggi, dalla premier Giorgia Meloni e/o ancor meglio dal presidente del Senato, Ignazio Benito La Russa, all’indomani del varo dei DECRETI SICUREZZA per reprimere il dissenso popolare e le manifestazioni studentesche, in modo perfettamente fascista, manganelli e (domani) olio di ricino compresi.

Uscivano invece dalla bocca di un mirabile Gian Maria Volonté, protagonista di uno dei capolavori del nostro cinema, “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” per la regia, nel 1970, di un colossale Elio Petri (autore anche di ‘La classe operaia va in paradiso’ del 1971 e ‘La proprietà non è più un furto’ del 1973).

Il numero uno della Sezione Omicidi della Questura – Volonté – che viene promosso ai vertici dell’‘Ufficio Politico’, i nostri ‘Servizi’ e in quell’occasione saluta gli ex colleghi.

Una pellicola memorabile, perfetta per il clima post ’68, perfetta oggi  a botte di Decreti-Sicurezza e perfetta per il domani, intriso di dittature ‘democratiche’ e di autoritarismo altrettanto ‘democratico’.

Da rammentare la citazione kafkiana che chiude il film: “Qualunque impressione faccia su di noi, egli è un servo della Legge, quindi appartiene alla Legge e sfugge al giudizio umano”.

Un film che vi invitiamo con il massimo calore possibile a rivedere. Lo trovate facilmente su RaiPlay, digitando ‘Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto RaiPlay’.

Gli scontri del 17 ottobre a Milano

Non trovate né su Rai play né su Netflix, invece, un’altra pellicola che ha fatto epoca e che ancor più oggi è da tutta da rigustare, interpretata dal solito monumentale Volonté. Si tratta di “Sbatti il mostro in prima pagina” di un altro maestro del nostro cinema, Marco Bellocchio, che lo ha diretto e ambientato nel 1972.

Ma sembra di essere ai giorni nostri, con il povero Youssef Siher sbattuto per giorni in prima pagina da tutti i giornali della destra sfascista e usato come una clava dal governo nero griffato Meloni per REPRIMERE ogni dissenso e ogni manifestazione popolare.

Osservate con particolare attenzione le primissime scene. Potete ammirare, davanti al Castello Sforzesco di Milano, un Ignazio Benito La Russa capelli lunghi al vento, all’epoca a capo del Fuan milanese (il fronte della gioventù fascista), arringare il suo popolo al quale insegna che è bene “andar oltre l’ormai superata, in disuso e troppo a lungo sfruttata divisione tra fascismo e antifascismo”. Parole che, con coerenza, continua a ribadire anche oggi: mentre invece, tra le due ‘visioni’ della vita politica e sociale, c’è un abisso che più totale non si può.

Poi seguono gli scontri di piazza, che caratterizzarono la campagna elettorale del 1972 in un clima infuocato tra i cosiddetti ‘opposti estremismi’.

Per favore, rivedete i due film: sono una grande lezione che OGGI vale come un tesoro.


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