L’ira funesta del sempre più invasato e bipolare Donald Trump si abbatte sul Brasile guidato da Ignacio Lula da Silva, colpevole di aver appena ospitato e organizzato la diciassettesima edizione dei BRICS: ossia l’altra metà del mondo che coltiva un modello di sviluppo basato sulla cooperazione paritaria tra gli Stati, del tutto antitetico rispetto a quello imperial-capitalista, e sempre più marcio, targato Usa & vassalli europei scodinzolanti al seguito.
Proprio al termine della super conferenza che si è svolta a Rio de Janeiro, infatti, il Capo della Casa Bianca ha assestato una randellata pari ad un aumento del 50 per cento dei dazi contro il Brasile.
Ai confini della realtà.
Non basta. Perché il Tycoon ha anche minacciato, gonfiando il petto: “Qualsiasi Paese che si allei con le politiche antiamericane dei BRICS sarà soggetto ad un dazio aggiuntivo del 10 per cento, senza eccezioni”.
Un autentico terrorismo economico-commerciale, quello sbandierato dai vertici Usa, che ormai a corto di argomenti di tipo politico-diplomatico, come evidenziano anche il conflitto in Ucraina e il genocidio a Gaza, non fanno che gettare i mercati del più totale caos, usando in modo del tutto scriteriato – e criminale – l’arma dei dazi, di pretto uso medioevale.
Ma vediamo, più in dettaglio, cosa può aver mandato su tutte le furie il numero uno dei sempre più sgarrupati (e per questo ancor più pericolosi), Stati Uniti, capaci di qualunque colpo di testa o, se preferite, di coda.
Eccoci alle parole pronunciate dal presidente carioca per aprire i lavori del maxi convegno.
“E’ sempre più facile investire in guerra che in pace”, ha subito tuonato, criticando con asprezza la politica USA di incremento massimo delle spese militari e, soprattutto, la decisione NATO perché ogni paese membro arrivi entro il 2035 a investire il 5 per cento del PIL in armi. Una autentica follia, secondo Lula, il quale invece punta alla sempre maggior forza politica, economica e commerciale di un blocco ormai consolidato in oltre un quindicennio, quello dei BRICS.
Durissimo nel condannare le stragi nella Striscia di Gaza, e quindi le politiche di Israele e Usa: “Non possiamo rimanere indifferenti davanti al genocidio praticato da Israele a Gaza, all’uccisione indiscriminata di civili innocenti e all’uso della fame come arma di guerra”. Parole certo indigeste per Trump, che per questo risponde e colpisce con il maglio dei dazi al 50 per cento!
Molto chiare anche le parole di Dilma Rousseff, ex presidente del Brasile, da sempre braccio destro di Lula, e da anni al vertice della NUOVA BANCA di SVILUPPO (NBS), lo strumento finanziario messo in campo per supportare tutti i progetti di cooperazione tra i paesi partoriti in questi anni, oltre 200, dal commercio, alle infrastrutture, alla stessa finanza. Ha affermato, tra l’altro: “Una delle nostre principali caratteristiche e differenze è che tutti i paesi sono uguali, hanno lo stesso peso politico e ogni voce viene ascoltata”.
Passiamo alle frasi del ministro cinese degli Esteri, Mao Ming: “Il meccanismo dei BRICS è un’importante piattaforma per la cooperazione tra mercati emergenti e paesi in via di sviluppo. Promuove apertura, inclusività e cooperazione reciprocamente vantaggiosa. Non si impegna in un confronto tra blocchi e non è mirato ad un Paese specifico”. Molto netto sulla politica Usa a botte di dazi: “Non ci sono né vincitori né vinti nelle guerre commerciali e il protezionismo non porta da nessuna parte”.
E legge una nota del presidente cinese in cui chiede di aprire “un nuovo orizzonte nello sviluppo di alta qualità della cooperazione dei Grandi BRICS”, posizionando la coalizione “sia come canale primario per la solidarietà dei Sud del mondo, sia come avanguardia per le riforme della governance globale”.
Sono sbocciati nel 2007, i BRICS, acronimo di Brasile-Russia-India-Cina-Sudafrica, i 5 paesi fondatori. Ai quali, strada facendo, se ne sono aggiunti molti altri, soprattutto africani, sudamericani, asiatici e mediorientali.
Le cifre parlano chiaro: i BRICS, oggi, totalizzano ben il 49 per centro della popolazione mondiale (la metà del pianeta, quindi, è con loro); superano il 40 per cento del PIL globale, e sfiorano il 50 del cento del fatturato altrettanto globale, con un trend di crescita del 4 per cento nel corso del 2024.
Il vertice appena concluso a Rio ha affrontato soprattutto sei grandi priorità strategiche: cooperazione globale in ambito sanitario (di tutta evidenza per sopperire alla gravissime carenze dell’OMS eterodiretta da Bill Gates); commercio, investimenti e finanza; cambiamento climatico; governance dell’Intelligenza Artificiale; pace e sicurezza: sviluppo internazionale.
Nel documento finale, sottoscritto da tutte le nazioni aderenti, vengono condannato senza mezzi termini il genocidio dei palestinesi; l’aggressione all’Iran; la forsennata e dissennata politica Usa dei dazi. Come, of course, le folli spese militari Usa e NATO.
Quanto basta, appunto, per far andare in bestia il più che suonato (e per questo, ribadiamo, pericoloso, come lo era del resto nell’ultimo biennio Joe Biden) capo della Casa Bianca…
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