In un frangente così delicato sotto il profilo geopolitico e militare a livello mondiale, tra pochi giorni si svolge a New Delhy la 18esima edizione dei BRICS, l’alleanza di cooperazione economica, commerciale e finanziaria nata nel 2009 tra i suoi paesi fondatori (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, come sta a significare l’acronimo), più una serie di nazioni che vi hanno aderito negli anni seguenti, tra cui per fare un solo esempio l’Iran.
Alla due giorni (12 e 13 settembre) parteciperanno i protagonisti dell’iniziativa: come il presidente cinese Xi Jinginp, il capo del Cremlino Vladimir Putin, ovviamente il padrone ossia il presidente indiano Narendra Modi, nonché il presidente iraniano Masoud Pezeshkian.
Rammentiamo che da un dozzina d’anni è più attiva che mai la Banca dei Brics, ossia la ‘New Development Bank’, guidata fin dalla sua nascita dall’ex presidente brasiliano Dilma Rousseff, storico braccio destro dell’attuale numero uno carioca Ignacio Lula da Silva.
Passiamo alle fresche parole pronunciate dal governatore della ‘Reserve Bank of India’, Sanjay Malhorta, in vista del prossimo summit: “I paesi membri stanno discutendo da mesi e ovviamente ne discuteranno in questi giorni sulle modalità per collegare in modo sempre più efficace ed organico i propri sistemi di pagamento istantaneo e le valute digitali delle banche centrali (CBDC) al fine di rendere le transazioni transfrontaliere più rapide ed economiche”.
L’idea – fanno notare gli addetti ai lavori – si colloca tra le diverse opzioni in discussione ed è ancora in fase iniziale; ma rappresenta un concreto tentativo nei fatti e non retorico di ridurre la dipendenza dai canali tradizionali, dominati dal dollaro Usa e dalle infrastrutture finanziarie occidentali.
Si tratta, in sostanza, di compiere i primi, effettivi passi su quel processo di de-dollarizzazione a livello internazionale sempre auspicato, come uno degli obiettivi programmatici prioritari, da Rousseff.
Da tempo i vertici Brics parlano di un maggiore utilizzo delle valute nazionali negli scambi nazionali, piuttosto che della creazione di un’unica valuta anti-dollaro.
La novità, oggi, risiede nella sempre più forte attenzione rivolta ai collegamenti tecnici e operativi concreti, da poter mettere in campo a breve termine.
Ad esempio, il sistema PIX brasiliano, l’Unified Payments Interface indiano e altri sistemi simili adottati nei paesi Brics, già oggi elaborano enormi volumi di transazioni a livello nazionale. Motivo per cui, un coordinamento ancor più forte, più organico e tecnicamente più efficace ed efficiente, può garantire un salto di qualità. E, in soldoni, ad esempio può facilitare di molto i pagamenti transfrontalieri in valuta locale: al tempo stesso, riducendo la necessità di molteplici intermediari e quindi abbassando tempi e soprattutto costi.
In quest’ottica, le CBDC offrono un’ulteriore via, che può consentire trasferimenti più rapidi e diretti tra gli istituti finanziari partecipanti e le banche centrali. Di fatto, ciò avviene già per i rapporti finanziari tra i paesi BRICS e gli Emirati Arabi Uniti e in questi mesi si stano valutando accordi simili con altri partners.
L’Iran – impegnato a fronteggiare la guerra d’aggressione degli Stati Uniti – ha trovato il tempo di elaborare una propria proposta da porre sul tavolo del dibattito Brics.
Il governatore della Banca Centrale di Teheran, Abdolnaser Hemmati, auspica la creazione di un ‘corridoio finanziario’ dedicato ai Brics e l’integrazione delle reti di pagamento nazionali. Sostiene che il collegamento di tali sistemi e l’espansione dell’uso delle valute nazionali possano ridurre in modo significativo la dipendenza dai canali finanziari esteri, aumentare la velocità delle transazioni, abbassare i costi, migliorando contemporaneamente la sicurezza degli scambi commerciali tra i membri Brics.
Gli esperti finanziari di Teheran hanno già avviato un’analisi sugli aspetti tecnici, legali e operativi e sono pronti a contribuire alla stesura di una precisa tabella di marcia.
Washington, of course, osserva e monitora con grande attenzione la situazione e i tutti i suoi sviluppi. Tra l’altro, le autorità finanziarie a stelle e strisce hanno puntato i riflettori su PIX, l’azienda brasiliana di pagamento, etichettata come “fonte di preoccupazione”, citandola in giudizio nelle controversie commerciali e sostenendo che essa svantaggia i fornitori dei servizi di pagamento americani.
Perché PIX ‘fa paura’ e rappresenta un modello che può ‘contagiare’ altri paesi. Nel giro di pochi anni, infatti, PIX è diventata una delle piattaforme di pagamento istantaneo di maggior successo al mondo, utilizzata da circa l’80 per cento della popolazione e responsabile di oltre la metà di tutte le transazioni commerciali effettuate in Brasile. Cifre da capogiro, che hanno subito fatto drizzare le antenne a Washington: soprattutto perché la Banca Centrale verdeoro ha siglato e sta siglando accordi di cooperazione con decine di nazioni interessate a replicare il modello vincente.
Per un’analisi ancor più dettagliata, vi proponiamo la lettura di un reportage appena pubblicato dall’ottimo sito di contro-informazione, GLOBAL RESEARCH, firmato da Uriel Araujo, messo in rete il 31 agosto e titolato ‘BRICS Changelling Dollar With No Need for Common Currency so far’
La Voce negli ultimi anni ha pubblicato diversi articoli sui Brics. Basta andare alla casella CERCA che si trova in alto a destra della nostra home page e digitare BRICS per ritrovarli.
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