Si accalcano nei dintorni di un Pd che nelle sue tormentate visceri fatica a mantenere la connessione con l’identità di partito dei lavoratori, degli ‘ultimi’: è tempo di funghi e ne vengono fuori a iosa da terreni impervi, ma è l’ex sindaco di Firenze il più insidioso. Affabulatore inarrivabile, prodigiosa memoria di eventi, dirompente vocazione di inesorabile, informatissimo, pubblico ministero inesorabile fustigatore del melonismo, work in progress man, suggestiona il clan degli equilibristi in bilico fra “eravamo comunisti, come dimenticarlo” e “aggrapparsi all’ortodossia di ex marxsisti sbarra il cammino alla guida dell’Italia”.
Renzi sovrasta di almeno un paio di spanne i dem oppositori dem del regime che sgoverna il Paese. Ha inventato “Italia Viva” consapevole di rinunciare in partenza a consistenti percentuali di consenso, ma convinto di proporsi come determinante tassello della famiglia allargata del centro sinistra chiamata a competere con la destra per l’un per cento in più di voti alle imminenti politiche. Ma Renzi è solo il riconosciuto number one del folto assembramento di pretendenti che gravitano nell’eterogeneo club dei moderati: oltre a Casa Riformista-Italia Viva, competono il Progetto Civico di Alessandro Onorato, Più Europa, alla guida resti Riccardo Magi, o se prevarrà Della Vedova, il Psi di Enzo Maraio e, con ogni probabilità, anche Più Uno, il movimento guidato da Ernesto Maria Ruffini. Dalla Sicilia, Ismaele La Vardera potrebbe conferire alla lista il proprio 12 per cento su scala regionale. Alessandro Onorato è in crescita, anche sulle ali dei suggerimenti all’orecchio di Goffredo Bettini, kingmaker della sinistra italiana.
E allora, fra tanti galli, chi può fare il primus inter pares? Il rischio è di rivedere uno schema già noto: quello che portò al suicidio del Terzo polo. Molti protagonisti, molte ambizioni e una sola domanda destinata a far saltare il tavolo: chi comanda? L’idea renziana di individuare in una donna riceve il “no” di Silvia Salis, sindaca di Genova che però insegue visibilità con il tour dalle Alpi all’Etna per pubblicizzare il suo libro dal titolo profetico di “È già domani. Intanto emerge il nome di Gaetano Manfredi, apprezzato (?) sindaco di Napoli, che dicono titolare di consensi anche fuori dalla sua città. Potrebbe essere lui il federatore, il nome in grado di unire, il portavoce dei moderati senza i quali il centrosinistra sarebbe perdente? Ha credito il rientro nella politica attiva di Bersani, magari affiancato da Landini? Lo Schlein pensiero è drastico: “Da quando ci sono io come segretaria del Pd hanno sempre provato a commissariarmi, federarmi o farmi fuori, eppure siamo ancora qui”. E sulla leadership della coalizione “Non è il momento di farci spiegare come dobbiamo riuscire a vincere perché ci diranno sempre la stessa cosa, che si vince al centro che, quindi, sarebbe meglio un candidato più disponibile alle larghe intese o più moderato, rassicurante. In questi venti anni ci hanno fatto perdere sempre così. Pd e M5s hanno storie completamente diverse, per questo è impegnativo costruire basi per l’alternativa progressista insieme, ma è difficile essere più divisi di quanti siano a destra”.E IL PROGRAMMA?
Si accalcano nei dintorni di un Pd che nelle sue tormentate visceri fatica a mantenere la connessione con l’identità di partito dei lavoratori, degli ‘ultimi’: è tempo di funghi e ne vengono fuori a iosa da terreni impervi, ma è l’ex sindaco di Firenze il più insidioso. Affabulatore inarrivabile, prodigiosa memoria di eventi, dirompente vocazione di inesorabile, informatissimo, pubblico ministero inesorabile fustigatore del melonismo, work in progress man, suggestiona il clan degli equilibristi in bilico fra “eravamo comunisti, come dimenticarlo” e “aggrapparsi all’ortodossia di ex marxsisti sbarra il cammino alla guida dell’Italia”. Renzi sovrasta di almeno un paio di spanne i dem oppositori dem del regime che sgoverna il Paese. Ha inventato “Italia Viva” consapevole di rinunciare in partenza a consistenti percentuali di consenso, ma convinto di proporsi come determinante tassello della famiglia allargata del centro sinistra chiamata a competere con la destra per l’un per cento in più di voti alle imminenti politiche. Ma Renzi è solo il riconosciuto number one del folto assembramento di pretendenti che gravitano nell’eterogeneo club dei moderati: oltre a Casa Riformista-Italia Viva, competono il Progetto Civico di Alessandro Onorato, Più Europa, alla guida resti Riccardo Magi, o se prevarrà Della Vedova, il Psi di Enzo Maraio e, con ogni probabilità, anche Più Uno, il movimento guidato da Ernesto Maria Ruffini. Dalla Sicilia, Ismaele La Vardera potrebbe conferire alla lista il proprio 12 per cento su scala regionale. Alessandro Onorato è in crescita, anche sulle ali dei suggerimenti all’orecchio di Goffredo Bettini, kingmaker della sinistra italiana. E allora, fra tanti galli, chi può fare il primus inter pares? Il rischio è di rivedere uno schema già noto: quello che portò al suicidio del Terzo polo. Molti protagonisti, molte ambizioni e una sola domanda destinata a far saltare il tavolo: chi comanda? L’idea renziana di individuare in una donna riceve il “no” di Silvia Salis, sindaca di Genova che però insegue visibilità con il tour dalle Alpi all’Etna per pubblicizzare il suo libro dal titolo profetico di “È già domani. Intanto emerge il nome di Gaetano Manfredi, apprezzato (?) sindaco di Napoli, che dicono titolare di consensi anche fuori dalla sua città. Potrebbe essere lui il federatore, il nome in grado di unire, il portavoce dei moderati senza i quali il centrosinistra sarebbe perdente? Ha credito il rientro nella politica attiva di Bersani, magari affiancato da Landini? Lo Schlein pensiero è drastico: “Da quando ci sono io come segretaria del Pd hanno sempre provato a commissariarmi, federarmi o farmi fuori, eppure siamo ancora qui”. E sulla leadership della coalizione “Non è il momento di farci spiegare come dobbiamo riuscire a vincere perché ci diranno sempre la stessa cosa, che si vince al centro che, quindi, sarebbe meglio un candidato più disponibile alle larghe intese o più moderato, rassicurante. In questi venti anni ci hanno fatto perdere sempre così. Pd e M5s hanno storie completamente diverse, per questo è impegnativo costruire basi per l’alternativa progressista insieme, ma è difficile essere più divisi di quanti siano a destra”.
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