Non ci distrae il tam tam surreale di Garlasco e tanto meno il trash del “Grande Fratello” e non è passato senza lasciare traccia il messaggio criptato di Casini, politico in piena visibilità da quasi 50 anni, che di recente si è eclissato e ieri ha ripreso la scena con l’annuncio “non mi candido per le prossime politiche, lascio il seggio di senatore indipendente eletto dal Pd”. Affermazione da applausi considerata la diffusa libido degli ‘onorevoli’ per occupare i seggi del Parlamento. Ma…ma nutriamo il sospetto che il nobile rifiuto sia strategico, preliminare alla sua candidatura, finora sommessamente avanzata, per la successione al mito di Mattarella.
Insomma, se vincesse le elezioni “Yo soy Giorgia” potremmo assistere a un nuovo tormentone, al suo duello con Pierferdinando Casini. L’ex Dc doc, più che uscire dallo scenario della politica, si fa tempestivamente da parte. Un passo indietro in attesa di farne due in avanti. Non è un ritiro, è l’ingresso ufficiale nel girone delle riserve della Repubblica, di chi al momento opportuno può essere tirato fuori dal cilindro ed eletto per l’alto Colle. Gianfranco Rotondi esperto di democrazia cristiana: “La fermata di Casini è uno stop di ricognizione. In uno scenario di instabilità, liberatosi dell’ombra del Nazareno, può rispuntare come figura terza per la corsa alla presidenza della Repubblica. Resta l’uomo dei due mondi e del dialogo. Può annoverare nel curriculum di essere stato uno dei fondatori del centrodestra di berlusconiana memoria ma anche di aver tenuto una linea autonoma nel centrosinistra. È colui che può far dialogare centrodestra e centrosinistra e portarli a un compromesso. Altro che fermata”. Noi? Abbiamo accarezzato l’ipotesi di Bersani inquilino del Quirinale, assolutamente preferita.
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