La migrazione di massa dei poveri marocchini usati come carne da macello (un centinaio i morti) verso l’enclave spagnola di Ceuta è avvenuta sotto l’attenta regia del governo di Rabat con l’ok di Stati Uniti e Israele: un passo verso la realizzazione del ‘Grande Marocco’. Come in Medio Oriente sta facendo, a botte di distruzioni e invasioni, il premier nazista di Tel Aviv, Bibi Netanyahu, con la sua idea del ‘Grande Israele’.
E i fatti di Ceuta vengono a fagiolo per mettere in crisi il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, vittima dei forsennati attacchi orchestrati nientemeno che dalla nostra premier Giorgia Meloni, arrivata ad annullare l’accordo di Schengen con la Spagna, con il chiaro intento di colpire Sanchez, l’unico leader europeo con la schiena dritta. Il quale, per questo, va punito. Ai confini della realtà.
L’obiettivo vero di tutta la dirty operation, da parte di Rabat & complici, è di rivendicare il controllo territoriale su Ceuta, Melilla ed il Sahara occidentale, strappando anche alla Spagna il controllo sullo Stretto di Gibilterra, ancor più strategico oggi dopo le vicende di Hormuz (e in qualche modo consegnarlo nella mani di Washington e degli alleati sionisti)
La prova del 9 circa la ‘direzione’ dei vertici di Rabat dell’intera operazione sta in alcuni video che parlano in modo che più chiaro non si può: la gigantesca onda dei 60 mila è stata in molte fasi addirittura ‘scortata’ dalle milizie della Gendarmeria Reale Marocchina. Clamoroso, ma ‘oscurato’ dai media occidentali!
Vediamo subito un precedente che la dice lunga sull’odierna complicità di Tel Aviv. Nel 2019, infatti, Yair Netanyahu, figlio del premier boia Bibi, pronunciò queste parole, rivolte alle autorità spagnole: “Noi non finanzieremo le Ong nel vostro Paese che vi chiedono di cedere Ceuta e Melilla, e voi smetterete di finanziare le Ong che nel nostro Paese ci chiedono di cedere la Giudea e la Samaria”.
E arrivò perfino a lanciare un appello, rivolto ad arabi e musulmani del Marocco, a “liberare i territori islamici occupati”: tra cui non solo Ceuta e Melilla, ma anche Penon de Velez de la Gomera (una penisola rocciosa sulla costa marocchina ma politicamente spagnola), Penon de Alhucemas, l’isola di Alboran (a 50 chilometri dalla costa marocchina) e quella di Chafarinas (a 4 chilometri).
Passiamo al 2020, l’anno della firma degli ‘Accordi di Abramo’. In quella ‘storica’ occasione il re del Marocco Mohammed VI firmò un annuncio congiunto con Donald Trump. Storica perché in quel modo Rabat riconosceva ufficialmente lo Stato di Israele. E da lì in poi, of course, il legame Tel Aviv-Washington-Rabat si rafforza sempre di più.
Veniamo ad oggi.
Il Tycoon definisce la Spagna come “un partner terribile”. Mentre, al contrario, il Marocco viene descritto come “il partner più cooperativo” e, addirittura, “il nostro maggiore alleato non NATO”. Re & Imperatore per sempre uniti!
Il ministro degli Esteri di Tel Aviv, Gideon Sa’ar, accusa il governo Sanchez di “stare con i tiranni” e di “stare con l’Iran”.
Solo qualche mese fase un paio di ’anticipazioni’ di quel che sta succedendo in questi giorni.
Lo scorso marzo viene pubblicato su ‘Middle East Frum’ – un think tank americano di stretta osservanza israeliana – un intervento firmato da Michael Rubin, senior fellow dell’American Enterprise Institute. Nell’articolo Rubin invita espressamente il governo di Rabat ad organizzare una nuova ‘Marcia Verde’ verso le enclave di Ceuta e Melilla. Dava anche alcuni consigli operativi, il senior fellow: suggeriva infatti ai marocchini di radunarsi in massa al confine, entrare disarmati e issare la bandiera di Rabat.
Commenta il giornalista Gleen Greenwald: “Un think tank fedele a Israele ha detto a marzo al governo marocchino che dovrebbe mandare una massa di persone a Ceuta per conquistarla. Israele, che detesta la Spagna, ha attirato il Marocco nella sua rete e sta esplicitamente incoraggiando cose del genere da anni”.
Non è finita qui. Perché suonano ben nette e chiare le parole del politologo marocchino Amine Ayoub, pubblicate il mese seguente, ad aprile, sull’organo d’informazione israeliano ‘Ynef’. A suo parere, Israele dovrebbe sfruttare la sua crescente partnership strategica con il Marocco, nata nell’ambito degli Accordi di Abramo, per sostenere la sovranità di Rabat sulle enclave spagnole di Ceuta e Melilla..
Scopri di più da La voce Delle Voci
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.


























