Spaventa la soggezione dell’umanità al potere dell’Intelligenza Artificiale, e già ora, per il poco di cui abbiamo conoscenza. Alla tragica destabilizzazione psichica dei social, che fanno vittime in tutto il mondo fino a indurre in casi estremi al suicidio, si sommano i danni che bambini e giovani vite subiscono per la dipendenza da contenuti devastanti di computer e cellulari e dal loro accesso ‘free’, incontrollato. L’attenzione di questa mattina l’ha catturata un articolo di HuffPost Italia. Titolo: “L’IA ci fa diventare utenti della nostra vita, non più gli autori” ed è allerta. Spaventa la notizia di una ragazza italiana di venti anni che succube dell’IA, è ricorsa al Serd (struttura pubblica del Servizio Sanitario Nazionale italiano che si occupa di prevenzione, cura e riabilitazione di tutte le forme di dipendenza patologica.
Ma l’SOS non si limita a questo caso di vulnus provocato dal potere di strumenti tecnologicamente avveniristici, ma già operativi, che ridefiniscono e il come oggi si fa la guerra con armi sofisticate: droni capaci di colpire con micidiale precisione persone e siti sensibili, missili non intercettabili…, spionaggio senza difese. Tutti noi siamo esposti alla sottrazione di identità, alla prevaricazione di orientamenti politici, al disorientamento provocato da fake news e monopoli oligarchici della comunicazione, al furto di email e password. L’intelligenza artificiale non è più una scommessa del futuro, è un inquilino onnipresente nelle nostre vite. Negli ultimi anni, si sono moltiplicati gli appelli per limitare l’utilizzo dei social, l’aumento dei disturbi del neurosviluppo per soggetti in fragile età. Minacce non rilevabili intaccano le fondamenta delle relazioni umane e della struttura cognitiva: la crescita delle persone dovrebbe avvenire attraverso il confronto con chi non la pensa come noi. L’AI dice invece ciò che vogliamo sentire e si perde la capacità di rimanere nella realtà.
Altra minaccia è la delega all’AI della memoria e delle decisioni, con la sotrazione dlla facoltà di giudizio. La memoria è la sede della nostra identità e del nostro intelletto, delegarla provoca ‘lobotomia funzionale’. Abdichiamo alla ricerca dell’informazione e dei ricordi, svuotiamo il ‘magazzino’ interiore su cui lavora il pensiero. Il cervello smette di costruire la rete associativa interna che crea idee originali e connessioni profonde. Insomma, l’intelligenza artificiale non ‘pensa’, genera risposte che sembrano perfettamente logiche e autorevoli, ma possono essere del tutto false. Le accettiamo perché facili, comode, veloci, piacevoli. E così, la distinzione tra vero e falso non è più una ricerca intellettuale, ma un atto di fede nei confronti di un software. Se l’IA decide per me, la mia identità si smarrisce e divento, appunto, un ‘utente’ della mia vita anziché esserne autore. Una società che delega le decisioni etiche a un algoritmo è una società che smette di produrre etica. Da non dimenticare: l’IA può sbagliare e sbaglia.
LA RISPOSTA? UN INVESTIMENTO MASSICCIO SULLA QUALITÀ DEGLI UMANI. IL COMPITO DI GENITORI ED EDUCATORI È: “COLTIVATE L’UMANITÀ degli UMANI E L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE SARÀ STRUMENTO DELLA LORO PIÙ GRANDE EVOLUZIONE, NON DELLA LORO FINE.
TRILIONI
[Nomi, che ad eccezione di Musk e pochi altri, sono per noi come il cognome Esposito a Napoli. Nomi molto speciali, di opulenti signori americani del dollaro mai conosciuti o di straricchi cinesi del renminbi, che si sono tuffati con profitti miliardari nell’affare intelligenza artificiale].
Da quali pericolosi tycoons siamo ‘dipendenti e lo saremo sempre di più: SpaceX di Elon Musk (250 miliardi di dollari), Anthropic 380 miliardi), OpenAI del miliardario Sam Altman (110 miliardi), la startup di robot di intelligenza artificiale Figure AI, il produttore di modelli di intelligenza artificiale Z.ai e la società di ricerca sull’intelligenza artificiale Safe Superintelligence. Sono almeno 86 miliardari dell’intelligenza artificiale solo nella classifica annuale di Forbe. Valore complessivo 2,9 trilioni di dollari. I nuovi miliardari più ricchi: il fondatore di Surge AI, Edwin Chen e Liu Debing , presidente della società cinese di intelligenza artificiale Z.ai, Daniel Nadler di OpenEvidence, (intelligenza artificiale per i medici), Qasar Younis, (Applied Institution), Peter Salanki di CoreWeave, Michael Hsing di Monolithic Power Systems e Toby Neugebauer di Fermi America. Ma sono 468 i miliardari di IA e valgono 4,8 trilioni di dollari, ovvero + 1.100 miliardi rispetto all’anno scorso. Di gran parte dei profitti usufruiscono Elon Musk (quasi 500 miliardi di dollari) e i cofondatori di Google Larry Page e Sergey Brin, il ceo di Nvidia Jensen Huang. Cè anche che comincia a manifestarsi qualche crepa; il prezzo delle azioni CoreWeave, proprietaria della GPU, è meno della metà del picco raggiunto la scorsa estate. Il patrimonio del cofondatore di Oracle Larry Ellison è diminuito di quasi 200 miliardi di dollari rispetto a settembre, i due cofondatori della startup nucleare basata sull’intelligenza artificiale Oklo non fanno più parte del club dei miliardari.
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