Il massimo organismo mondiale per il Controllo delle armi chimiche (OPCW), su pressione di Stati Uniti, Francia e Regno Unito, nel 2018 ha insabbiato prove cruciali che avrebbero dimostrato come il governo Assad non aveva fatto ricorso ad armi chimiche (gas letali) per la strage di Douma. Il rapporto taroccato, quindi, fu un ottimo pretesto per quelle stesse potenze occidentali di bombardare settimane dopo la Siria, provocando centinaia di vittime.
Ora quel vergognoso insabbiamento salta finalmente fuori, grazie al coraggio di un ispettore che ha denunciato OPCW, la quale è stata costretta ad ammettere le sue azioni illegali.
Ancora una volta il copione degli Usa (e scodinzolanti alleati al seguito) che usano ogni mezzo, arrivando a falsificare prove in modo clamoroso, in modo da avere il pretesto per assaltare, invadere e massacrare questo o quel Paese.
Come sta succedendo ora con l’Iran. E come successe oltre vent’anni fa con l’Iraq di Saddam Hussein accusato di avere inesistenti armi di distruzioni di massa. Senza contare la tragedia delle Torri Gemelle sotto il vigile sguardo di CIA ed FBI…
Ma veniamo ai depistaggi siriani, descritti per filo e per segno in un reportage messo in rete dall’ottimo sito di contro-informazione ‘The GreyZone’, firmato da Aaron Matè e così titolato “‘Altamente Protetto: l’OPCW conferma di aver insabbiato prove cruciali nell’inchiesta sulle armi chimiche in Siria”.
Eccone subito l’incipt e poi un paio di passaggi salienti.
“L’OPCW ha finalmente ammesso di aver occultato la valutazione di tossicologi militari tedeschi, i quali avevano escluso il gas cloro come causa delle decine di morti nel presunto attacco chimico di Douma nell’aprile 2018”.
“Dopo anni di ostruzionismo, l’OPCW ha ammesso che il contributo dei tossicologi tedeschi, e persino il fatto che fossero stati consultati, è stato tenuto nascosto”.
“In realtà, la falsificazione è avvenuta tramite la censura degli esperti tedeschi che avevano escluso il cloro come causa di quei sintomi e di quei decessi. Come diretta conseguenza dell’azione legale intrapresa dal veterano ispettore Brendan Whelan, l’OPCW ha alla fine ammesso di aver soppresso queste informazioni cruciali nell’indagini, tuttora in corso, sulla morte di decine di persone a Douma”.
Cerchiamo di sintetizzare fatti & misfatti.
La strage di Douma risale ad aprile 2018, una quarantina i morti. Subito in campo la ‘Organization for the Prohibition of Chemical Weapons’, la depistante OPCW che ha sede a l’Aja (dove è acquartierata anche la Corte Penale Internazionale per i crimini contro l’umanità) e alla quale aderiscono ben 193 nazioni (le stesse che aderiscono all’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’altrettanto depistante OMSeterodiretta da Bill Gates).
In un baleno trae le conclusioni, OPCW, accusando senza mezzi termini il governo di Bashar al-Assad di aver usato gas letali chimici. Ma c’è un giallo nei lavori per confezionare la relazione finale: il parere espresso dagli esperti tossicologi militari tedeschi, infatti, non vien tenuto in alcun conto. Eppure era di grosso spessore: perché negava la presenza di quei gas, e parlava addirittura di una possibile messinscena, di un “attacco simulato”, in sostanza di una delle non rare ‘false flag’ messe in campo solo e unicamente per provocare una reazione, come è regolarmente avvenuto con l’attacco plurimo di poche settimane dopo da parte di Usa, Francia e Regno Unito.
Il rapporto inziale, redatto dall’ispettore veterano Whelan, segue questa linea. Ma, recapitato ai piani alti di OPWC, cambia totalmente faccia, facendo esplicito cenno all’uso di letali armi chimiche. Per fortuna Whelan se ne accorge, lo blocca. Ma non riesce a bloccare il rapporto finale, sempre taroccato. E che finirà sul tavolo della Casa Bianca: tutto previsto a puntino per scatenare la prevedibile reazione, appunto.
Whelan, comunque, non si dà per vinto. Denuncia infatti i vertici OPCW (da cui si era ovviamente dimesso) davanti al Tribunale amministrativo dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILOAT). Che emette la sua sentenza, dandogli ampiamente ragione, riconoscendogli un risarcimento per tutti i danni subiti, costringendo OPCW a ritirare i suoi provvedimenti e, soprattutto, a tirar fuori le carte vere, non quelle taroccate.
Nel tentativo di giustificare le sue sanzioni, OPCW si è data la classica zappa sui piedi, ammettendo le sue censure. Ha infatti messo nero su bianco che Whelan, nelle sue lettere di protesta inviate al direttore generale OPCW Fernando Arias, aveva incluso “informazioni specifiche e dettagliate raccolte da esperti di tossicologia (…) classificate come ‘Highly Protected’ da OPCW”. Aggiungendo addirittura che queste informazioni “non erano state incluse nel rapporto finale reso pubblico”. Il classico autogol: un’ammissione di censura grossa come una casa!
Non è ancora finita qui. Con pervicacia OPCW ha continuato a sfornare falsi. A gennaio 2023, infatti, un nuovo rapporto, redatto dal suo ‘Information and Identification Team’ (IIT), ribadisce che i sintomi delle vittime fosse “complessivamente compatibili con l’esposizione al cloro ad altissima concentrazione”. Ottimo e abbondante, l’ennesimo rapporto taroccato, per il Dipartimento di StatoUsa e i governi occidentali: nonché per i grandi media allineati e coperti, sempre genuflessi davanti ai diktat della Casa Bianca. Il Washington Post, per fare un solo esempio, è arrivato a bollare i tanti dubbi espressi come elementi di una “campagna di disinformazione russa”, negando perfino l’esistenza di ispettori dissidenti!
La verità, alla fine, è venuta a galla. Almeno sul fronte dell’insabbiamento e del depistaggio. Non ancora sulle vere cause di quella strage: tornata comunque molto utile a Usa & C. per scatenare la reazione.
Eccovi, infine, il testo originale del reportage pubblicato da ‘The Greyzone’, Highly Protected: OPCW confirms it buried critical evidence in Syria chemical weapon probe
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