Due notizie, una good, una bad. Si moltiplicano dissenso e contestazioni per la minaccia di far esplodere la polveriera del mondo. Ad accendere la miccia è lo psicopatico Trump e sembrano averne abbastanza anche i suoli elettori repubblicani, anche Maga (Make America Great Again), slogan inventato a sostegno del tycoon. La guerra contro l’Iran fa tremare la Casa Bianca: influencer e commentatori di “America First” hanno criticato l’operazione, nel timore di “guerre infinite” che Trump aveva promesso di annullare. Voci critiche di Tucker Carlson, Candace Owens e Mike Cernovich e di commentatori come Matt Walsh e Megyn Kelly, che negli ultimi anni hanno sostenuto Trump.
I SESSUOPEDOFILI – Gli interventi militari sono percepiti come tradimento dell’impostazione anti-interventista, come subordinazione agli interessi di Israele. Il malumore era già emerso per il ’caso Epstein’ e i sospetti che il sesso-pedofilo fosse un agente dell’intelligence israeliana, che il governo Netanyahu possa avere file e video compromettenti su Trump. Il primo banco di prova politico arriva con l’Election Day delle primarie in diversi stati, tra cui Texas, North Carolina e Arkansas. Il voto misurerà quanto la base premi fedeltà assoluta o pragmatismo elettorale. La competizione per il Senato è altrettanto significativa. Mentre la Casa Bianca difende l’operazione militare sul piano internazionale, sul piano interno si misura la tenuta della coalizione che ha riportato Trump al potere. Le primarie, a partire dal Texas, diranno se la febbre nella base MAGA è un episodio contingente o l’inizio di una frattura più profonda che sarà determinante nelle elezioni di novembre per il Congresso.
LA NOTIZIA SGRADITA, DA ZERTO 0 IN CONDOTTA è di Cazzullo, coerente con il suo ‘divertente’ cognome, un po’ nordico razzista. Pubblica sull’ondivago ‘Corriere della Sera’ una nota per i lettori, un rozzo, indecente attacco a Napoli, mascherato da stroncatura di Sal Da Vinci e della sua “Per sempre sì”, premiata con la vittoria del Sanremo 2026: “Potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra, o a essere generosi una canzone di Checco Zalone per fare il verso a un certo Sud più melenso che melodico. Se al festival di Sanremo di settant’anni fa qualcuno avesse portato una canzone banale e scontata come quella di Sal Da Vinci, l’avrebbero bocciata sonoramente…In passato abbiamo sentito a Sanremo canzoni nazionalpopolari…che vellicavano i sentimenti più facili…però avevano il buon gusto di farle arrivare seconde, o persino quinte, come “L’italiano” di Toto Cutugno, che era comunque meglio di “Italia amore mio” di Pupo e del principe Emanuele Filiberto, che a sua volta era meglio di “Per sempre sì” di Sal Da Vinci. Nulla contro il cantante, che è pure una persona simpatica. Resta l’impressione che l’Italia dei primi anni 2000 sia un Paese in cui chiunque possa fare qualsiasi cosa, allenare la Nazionale, fare il presidente del Consiglio, il capo dell’opposizione, che al prossimo giro chiunque potrà fare il presidente della Repubblica e che Sal Da Vinci può vincere il festival di Sanremo”.
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