DALL’ALASKA CON DISONORE

Alla Russia le regioni dell’Ucraina conquistate con l’invasione, smilitarizzazione totale dell’Ucraina (Stato neutrale), “no” all’accesso alla Nato. Ecco i termini della resa di Trump alla ‘volpe del Cremlino’, senza condizioni e l’onore delle armi. E il presidente americano fisicamente e mentalmente allo sbando osa dire che è il più grande negoziatore del mondo.

 

LE NEWS DI VIA INTERNET sono il più ampio compendio possibile dell’accaduto nel mondo, dal parto nell’auto della polizia di Bergamo ‘bassa’ allo tsunami che rischia di sommergere le coste di mezzo pianeta. Al resoconto dell’incursione in Alaska di un vergognoso tycoon, che ha barattato con il criminale Putin il tragico futuro dell’Ucraina, spetta il record di ampiezza e meticolosa elencazione dei dettagli. Se lo aggiudica il Corriere della Sera. Pagine e pagine a cui manca solo l’interpretazione delle comunicazioni non verbali. Un esempio appropriato è il gesto dell’oligarca russo con cui risponde ai giornalisti che gli chiedono se “Smetterà di uccidere”. Putin tace, e da non risponde e da politicamente scorretto qual è, si tocca l’orecchio, come per dire “Non sento”. Ma c’è un’altra metafora che designa Trump ‘scendiletto’ di Putin, l’immagine di soldati americani, che ai piedi della scaletta da cui sta per scendere il boss del Cremlino, proni, in ginocchio, stendono un tappeto rosso per la ‘fraterna’ stretta di mano del peggiore presidente americano di sempre con l’amico Wladimir Putin. Ecco,. il mondo ha visto che si può essere accolti come re anche con le mani sporche di sangue: la forza vince, la morale soccombe, la libertà arretra. Quel tappeto è un monumento alla viltà, non racconta la pace, non esalta la diplomazia, ma la resa. èsteso sull’Europa ferita, sull’Ucraina massacrata, sulla coscienza dell’Occidente. è un tappeto rosso di sangue.

Scegliamo nel fitto racconto del Corriere questa laconica sintesi dell’incontro: “Il presidente russo, SODDISFATTO e fiducioso, invita Trump a Mosca. Dopo tre ore di un sottaciuto faccia a faccia, il tycoon manda al macero l’illusione del “cessate il fuoco”, anni di aiuti militari al popolo dell’Ucraina aggredito dalla Russia, il dolore e lo sdegno universale per la strage di civili e di giovani militari di entrambi i fronti, l’ambizione di Kiev di aggregarsi all’Europa, la solidarietà operativa del nostro continente e dello stesso Trump al popolo ucraino, il suo diritto all’autonomia svincolata dalla dittatura del Cremlino. Spaccia per soluzione di grande stratega  il nefasto insuccesso della missione americana in Alaska, che dovesse concludere la tragedia di una guerra di rapina con la sottomissione di Zelenski alla tracotanza espansionista della Russia, avrebbe scritto pagine buie sulla tracotante violenza dei potenti del mondo e in particolare sull’umiliazione della resistenza  ucraina agli aggressori, dell’Europa messa in un angolo da Trump  senza diritto di intervento nonostante si sia dissanguata a sostegno del Paese invaso dalla Russia.

 

PALAZZO CHIGI FA SAPERE, come farebbe in apertura un qualunque Tg1 di Fratelli d’Italia, che Giorgia ha preso parte via smartphone (ma per dire che? Mistero!) alla telefonata multi-Stato di Trump. Prima o poi, o forse mai, conosceremo il suo alato pensiero sulla resa senza condizioni dell’amicissimo tycoon al dominatore dell’incontro, che annuncia una visita ravvicinata di ringraziamento alla Casa Bianca. (Ma non dovrebbe essere arrestato?) Lapidario il commento di Bolton, ex consigliere per la sicurezza del primo governo del tycoon: “Trump non ha perso, ma Putin ha chiaramente vinto. È sfuggito alle sanzioni, non deve affrontare il cessate il fuoco, il prossimo incontro non è stato fissato, scelte di fine guerra tutte a suo favore. Putin ha ottenuto gran parte di ciò che voleva e ben poco il presidente Usa. Mutismo con i giornalisti del tycoon, di solito logorroico. Lo interrompe la domanda sulla possibilità di ottenere il Premio Nobel per la pace. Che risposta, sentite: “Potrei pensarci, ma tra due o tre settimane, non ora”. Capite quale screanzato megalomane l’America ha scelto di mandare alla Casa Bianca? E mentre sparla,  i russi, che fingono di condividere la volontà di porre fine alla guerra, stanno bombardando l’Ucraina…


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