IL RACCONTO DELLA DOMENICA

Orrore

Amed è un bambino palestinese, di sette anni; di notte i coloni irsaeliani hanno fatto un’incursione nella sua tenda di fortuna dov’è accampata la sua famiglia e con raffiche di mitra hanno assassinato i genitori, una sorella. Un missile ha sventrato la loro casa.  Amed è sopravvissuto al raid insieme alla sorellina di un anno. Il giorno dopo vagato tra le macerie di Gaza con in braccio la sorellina. Un medico di Emergency, lo ha sottrae alla disperazione, al terrore, al trauma per aver assistito al massacro della famiglia. Crescendo, racconta di lui una giornalista palestinese, quel tremendo ricordo si è trasformato in rabbia e odio per Israele. A sedici anni Amed si è unito ai superstiti combattenti del suo popolo. Con due di loro e mille peripezie, è riuscito a entrare in Gerusalemme e ha accoltellato due israeliani di guardia all’edificio dove si riunisce il governo presieduto da Netanyhau. Un poliziotto l’ha ucciso a colpi di mitra. Finirebbe qui il tragico racconto delle conseguenze del genocidio sulla mente sconvolta di un bambino palestinese che ha chiuso nell’anima la tragedia del suo popolo.  Rivela Amnesty International: Israele causa stragi, gravi danni fisici e mentali alla popolazione palestinese, cinquantamila vittime, condizioni di vita impossibili. Un devastante, indelebile vulnus per la fragile psiche dei bambini scampati al massacro, lo stato di frustrazione aggressiva che influenza il loro sviluppo emotivo e sociale. La comunità internazionale continua a discutere su come affrontare questa crisi, come proteggere i più vulnerabili, ma sono parole al vento.

DI AMED LA GIORNALISTA AMINA SEULIMAN, ha scritto un toccante articolo. Questo:

“Amed stringe forte la sorellina, a stento regge il peso del suo corpo fragile.  Passi incerti tra le macerie. Il vento porta l’odore acre della polvere e della distruzione. Quel giorno la sua vita cambia per sempre. I genitori non ci sono più, la sorella maggiore lo ha lasciato nel buio di una notte violenta. Ora, nel silenzio rotto da esplosioni lontane, Amed si muoveva senza una meta, con gli occhi persi tra i resti della città della casa rasa al suolo. Un volontario lo sottrae alla disperazione, gli parla con dolcezza, lo prende  con sé, il bambino tarda a fidarsi. Crescendo, il ricordo di quella notte si trasforma in fuoco che gli brucia dentro, in rabbia che non trova pace. Il mondo gli ha tolto tutto. Amed è uno di migliaia di bambini vittime della vendetta criminale israeliana per la strage del 7 ottobre. Nella sua vita di pochi anni ha vissuto tra le macerie, il terrore per il sibilo delle bombe sganciate dai droni, il boato delle esplosioni, i corpi senza vita, tanti, troppi quelli di bambini come lui, ha conosciuto la fame, la sete… Ogni angolo di Gaza parla di edifici sventrati, strade trasformate in cumuli di polvere, di missili che fanno tremare l’aria. È un mondo inghiottito dal fuoco, dentro cui si muove come un’ombra. Fame, freddo, il cuore che batte forte, troppo forte, l’odore acre della polvere da sparo, il pianto della sorellina. Superato il momento di diffidenza Amed affida la bambina al medico sente per la prima volta può uscire da un incubo, si affida al calore della mano del medico, ma sa che niente cancellerà lo choc per i suoi cari senza vita, sanguinanti, la tremenda immagine della sorella con gli occhi sbarrat, poi chiusi per sempre. L’immagine di quegli occhi non uscirà più dalla sua memoria ferita. Neppure dopo anni da orfano sopravvissuto grazie alla solidarietà di un medico italiano. Vive momenti antitetici, tentativi di rimozione, di doloroso silenzio, progetti di vendetta, per non aver vissuto neppure un giorno da bambino, nella solitudine di un Paese che da tempo non ha più come occuparsi di chi come lui ha perso tutto”. L’articolo ha fine qui, con una foto di Amed e della sorellina che tiene in braccio a fatica. Il medico l’ha scattata quando lo ha visto camminare a stento tra le macerie, per andare in nessun posto. Spera che pubblicarla e il racconto di Amed scuota l’inerzia dell’umanità che osserva (ma non va oltre), il genocidio del popolo che la violenza nazista di Netanyahu persegue, la minaccia di far scomparire l’ultimo palestinese sopravvissuto alla strage.


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