CORTE DEI CONTI UE / IL J’ACCUSE CONTRO URSULA VON DER LEYEN PER I CONTRATTI SUI VACCINI

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Forti critiche della Corte dei Conti Europea, nel report reso noto il 12 settembre, sulla gestione UE per l’approvvigionamento dei vaccini.

Non è la prima volta che la Corte lancia pesanti strali all’operato di Ursula von der Leyen & C: una gestione non poco disinvolta,  vista la sottoscrizione, per fare un solo esempio, di contratti-capestro, contenenti clausole a tutto favore delle case farmaceutiche e a discapito dei cittadini europei, fortemente penalizzati.

Rammentiamo che la UE ha investito 71 miliardi di euro per acquistare 4,6 miliardi di vaccini in base “a procedure straordinarie che non hanno funzionato al meglio”. Secondo la Corte, infatti, la Commissione Ueha avviato questo procedimento di appalto in ritardo rispetto al Regno Unito e agli Usa”.

Forti bacchettate anche all’indirizzo del team che ha ‘trattato’ l’acquisto dei vaccini, composto da “membri del Comitato per i medicinali per uso umano dell’EMA e capi delle agenzie nazionali per i medicinali degli Stati membri” (la cui identità a stata addirittura ‘secretata’, incredibile ma vero), bollato senza mezzi termini dalla Corte come “poco competente”.

Proprio per questo, “nel valutare le offerte non sono stati rilevati i rischi per la catena di approvvigionamento e il processo produttivo in grado di causare problemi di consegna”.

Le critiche più pesanti, poi, sono contenute nei punti 48, 49 e 50 del report.

La Corte, in sostanza, denuncia di non aver ricevuto alcuna informazione sui negoziati preliminari per il contratto di maggior rilevanza stipulato dalla UE.

Heiko von der Leyen con la moglie Ursula.

Ecco il j’accuse: “A metà marzo 2021 il comitato direttivo ha convenuto di pianificare una riunione con i consulenti scientifici nazionale e dell’UE in merito agli aspetti scientifici della strategia vaccinale per il 2022. Tuttavia tale riunione non ha mai avuto luogo. Nel marzo 2021, la presidente della Commissione (Ursula von der Leyen, ndr) ha condotto negoziati preliminari per un contratto con Pfizer/BionTech. Si tratta dell’unico contratto che non ha previsto il coinvolgimento della squadra negoziale congiunta in questa fase dei negoziati, contrariamente a quanto previsto dalla decisione della Commissione sull’approvvigionamento di vaccini contro la Covid-19. Il 19 aprile 2021, la Commissione ha presentato al comitato direttivo le condizioni negoziate tra la presidente della Commissione e Pfizer/BionTech e il comitato direttivo ha acconsentito di indire una gara d’appalto. Il contratto è stato stipulato il 19 maggio 2021 e prevede la fornitura di 900 milioni di vaccino da consegnare nel 2022 e nel 2023, con l’opzione di ordinare ulteriori 900 milioni di dosi. Si tratta del maggior contratto per la fornitura di vaccini contro la Covid-19 stipulato dalla Commissione, che predominerà nel portafoglio di vaccini dell’UE fino alla fine del 2023”.

Non è finita qui. Perché la Corte ha espressamente chiesto alla Commissione di fornirle informazioni sui contratti preliminari (elenco degli esperti consultati, i pareri ricevuti, il calendario dei colloqui, i verbali delle discussioni, i dettagli contrattuali concordati): una richiesta che – ancora una volta, incredibile ma vero – non ha ricevuto alcuna risposta!

Nel report viene poi ricordata un’altra vicenda non poco ‘anomala’, che la dice lunga sulla reale volontà della Commissione (e soprattutto della Commissaria) di fare trasparenza su quei famosi contratti ed evitare ogni opacità e zone d’ombra. Perché anche al ‘Mediatore europeo’ (il cosiddetto ‘Ombudsman’), Emily O’ Reilly, è stato risposto picche: nessun chiarimento verrà mai fornito.

Punta l’indice la Corte: “Il 16 settembre 2021 il Mediatore europeo ha aperto un fascicolo sul rifiuto della Commissione europea di concedere l’accesso del pubblico ai messaggi di testo scambiati tra la presidente della Commissione e l’amministratore delegato di Pfizer durante i negoziati preliminari. Nella relazione del 26 gennaio 2022, il Mediatore europeo ritiene che il modo in cui la Commissione ha trattato tale richiesta costituisca un caso di cattiva amministrazione e le raccomanda di ‘cercare nuovamente messaggi di testo pertinenti’ e di ‘valutare, conformemente al regolamento n. 1049/2001, se (…) possa essere concesso l’accesso del pubblico a tali messaggi’”.

E poteva essere ancor più duro, il report redatto dalla autorevole Corte, se avesse preso in considerazione la figura del marito di Ursula von der Layen, di cui la ‘Voce’ ha scritto diverse volte (potete leggere i principali articoli cliccando sui link in basso).

Heiko von der Leyen, infatti, è ai vertici di una sigla statunitense (come lo è Pfizer) che opera nel campo delle biotecnologie, ‘Orogenesis’. La società lavora spesso e volentieri in partnership con Pfizer.

Il cerchio, dunque, è presto chiuso: un conflitto d’interessi colossale come un grattacielo. Che a Bruxelles, di tutta evidenza, ‘non vedono’.

Lo vedrà ed esaminerà, traendone qualche conclusione, la solerte Corte dei Conti Europea nel suo prossimo report?

Siamo in trepida attesa.

 

 

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