SCANDALO PFIZER / VIENE A GALLA LA TRESCA CON URSULA VON DER LEYEN  

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Stanno venendo a galla, un po’ alla volta, le sporche manovre e le indecenti intese tra il Commissario UE, Ursula von der Leyen, e il   il numero uno di ‘Pfizer’, Albert Bourla.

Il Ceo del colosso farmaceutico che per primo ha tagliato il traguardo per la produzione del vaccino anti-covid, infatti, non intende presentarsi davanti ai componenti della Commissione d’indagine, costituita dalla stessa UE, per far chiarezza sui colossali contratti di fornitura dei vaccini, pur espressamente convocato per il 10 ottobre prossimo.

Un rifiuto, appena annunciato, che ha del clamoroso e la dice lunga sugli ‘affari’ griffati Pfizer e sulla connection con lady Von der Leyen.

Ma riassumiamo i fatti, sui quali la ‘Voce’ ha già scritto svariati   articoli al calor bianco: ne potete leggere alcuni cliccando sui link in basso.

 

I contratti di fornitura stipulati dalla Commissione UE con Pfizer sono tre. Il primo a novembre 2020, appena tenuto a battesimo il vaccino, per fornire 300 milioni di dosi; il secondo a febbraio 2021, per altri 300 milioni di dosi; e il terzo, a maggio 2021, per una fornitura di dimensioni colossali, pari alla cifra monstre di 1,8 miliardi di dosi. Staccatissime, nella graduatoria, le altre aziende farmaceutiche: Moderna, per fare un solo esempio, racimola una modesta quota da 300 più 300.

In soldoni, con le prime tre forniture Pfizer totalizza ben 35 miliardi di euro, esattamente la metà del bottino totale, pari a 71 miliardi di euro.

Emily O’Reilly. In apertura Ursula von der Lyen con Albert Bourla

La gigantesca anomalia non si ferma alle cifre pazzesche, ma riguarda anche e soprattutto le ‘modalità’ di acquisto.

La UE, infatti, prevede che tutti i contratti siano esaminati e valutati con estrema attenzione da un team composto sia da esperti UE, che delle singole nazioni acquirenti dei vaccini.

Nel caso delle prime due forniture, quelle di piccole dimensioni, le procedure sono state rispettate. Mentre nel caso della terza, quella di colossali proporzioni, sono state totalmente bypassate. Il tutto si è ridotto ad uno scambio di sms tra ‘amici’, von der Leyen e Bourla.

L’affettuoso scambio è durato per un mese esatto. Lo hanno ammesso entrambi: ma i messaggi scambiati via sms, misteriosamente, sono spariti nel nulla, letteralmente volatilizzati.

Il primo quotidiano a tirar fuori la notizia è il ‘New York Times’ a metà 2021. I reporter riescono a strappare qualche parola al Ceo di Pfizer che, candido come un giglio, ammette circa i ‘rapporti’ con lady Von der Leyen: “abbiamo sviluppato una profonda fiducia, perché siamo entrati in discussioni profonde… lei conosce tutti i dettagli sulle varianti, i dettagli su tutto. Questo ha reso la discussione molto più coinvolgente”.

Insomma, ‘il Maestro e Margherita’. Lei una ‘allieva’ perfetta, la Commissaria UE, un profilo perfetto per le esigenze della azienda farmaceutica statunitense, gemellata, nell’affare-affaire, con la tedesca ‘BionTech’.

Trascorrono i mesi ma la questione, una volta tanto, non passa in cavalleria. Invece, come una palla di neve che comincia a scendere già per la montagna, si fa sempre più grossa, oggi di dimensioni che possono portare ad esiti imprevedibili, e clamorosi.

 

Della questione si è interessato il ‘Mediatore Europeo’ (lo storico ‘Ombudsman’ a tutela degli interessi dei cittadini), nella persona dell’irlandese Emily O’Reilly ha chiesto tutte le spiegazioni del caso nonché il contenuto degli sms bollenti. Non ha ricevuto neanche il becco di una risposta. Motivo per cui un mese fa ha steso un rapporto che censura il comportamento di lady Von der Layen, bollato come ‘cattiva amministrazione’.

Ancor più dura, un paio di settimane fa, la Corte dei Conti Europea, che ha denunciato prassi scorrette e aperto una sua indagine.

A questo punto, Il Parlamento europeo stesso non ha potuto chiudere gli occhi e far finta di niente. Ha perciò nominato una Commissione ad hoc, presieduta dell’eurodeputata belga Kathleen Brempt, socialista. La quale si è subito rimboccatale maniche, si è recata per raccogliere notizie all’EMA, poi al quartier generale di BionTech, in Germania.

Kathleen Brempt

Ha quindi dichiarato: “Continueremo le discussioni con i Ceo delle aziende farmaceutiche, tra cui quello di Pfizer, Albert Bourla”. Il quale ha subito comunicato il suo rifiuto a farsi interrogare. “Rimpiango profondamente di non poter procedere all’interrogatorio”, fa sapere subito Brempt, che dovrà accontentarsi di quanto verrà a verbalizzare Janine Small, responsabile di Pfizer per i mercati internazionali. E quest’ultima avrà gioco facile nel rispondere di essere del tutto all’oscuro del giallo-sms: mentre Bourla, se interrogato, non avrebbe potuto far altro che mentire, assumendosi una grossa responsabilità, sia penale che civile.

 

Avrà a questo punto il coraggio, la fin qui intrepida Brempt, d’interrogare il suo Commissario UE, ossia il Capo Ursula? E chiederle conto di quei messaggini tanto affettuosi?

E trovandosi, l’europarlamentare socialista potrebbe chiedere, sempre ad Ursula, qualcosa circa i rapporti del marito, Heiko von der Leyen, con Pfizer. Come la ‘Voce’ ha denunciato diverse volte, infatti, mister Heiko è a capo di una importante società statunitense, ‘Orogenesis’, impegnata nel settore delle biotecnologie e in ottimi rapporti, sia scientifici che d’affari, con Pfizer.

Un conflitto d’interessi da novanta, in casa von der Leyen.

Il Parlamento europeo è d’accordo?

I cittadini europei ne sono lieti?

 

 

Link

CORTE DEI CONTI UE / IL J’ACCUSE CONTRO URSULA VON DER LEYEN PER I CONTRATTI SUI VACCINI

 

URSULA VON DER LEYEN / IL MAXI CONFLITTO D’INTERESSE CON IL MARITO HEIKO

 

URSULA VON DER LEYEN / RIFLETTORI PUNTATI SUI RAPPORTI CON PFIZER   

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