CINEMA / LA “PROGRAMMAZIONE PREDITTIVA” IN TEMPI DI PANDEMIA

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Vi proponiamo la lettura di un intervento molto stimolante pubblicato sul sito di controinformazione ‘Comedonchisciotte’ e titolato “Come mai quello che sta accadendo non spaventa più nessuno? La risposta è nei film e nella programmazione predittiva”.

Ne è autore Virginio De Maio, che non è solo un cinefilo di rango, ma anche “un esperto di processi di apprendimento e di formazione attraverso la metafora cinematografica”.

Ha fondato portali come ‘Cinema Insegna’ e ‘Training with movies’. E’ docente associato per le Master Class dell’Italian Movie Award.

E’ autore di importanti volumi come “Filmatrix – Cambia la tua vita grazie al potere nascosto dei film” (2017), “Filmatrix Discovery – Una nuova scoperta per risvegliare la forza del cuore grazie ai film” (2018), e “Filmatrix – Changez votre vie grace au puvoir cachè des films” (2020).

Ecco, di seguito, il suo intervento.

 

 

IL RUOLO DEI FILM NELLA PANDEMIA

di Virginio De Maio

Prima di scrivere questo articolo (come sempre faccio), ho cercato di capire se ci fossero informazioni del genere sul web, o magari articoli simili. Da un lato per non essere ripetitivo, o incappare inavvertitamente in qualche brutta storia di plagio, dall’altro per approfondire l’argomento e avere qualche dettaglio in più. Purtroppo, nulla di fatto.

Ho scritto su Google “il ruolo dei film nella pandemia”, ma l’unica cosa che continua a venire fuori è “come la pandemia ha trasformato l’industria cinematografica” e invece a me interessa il contrario, ovvero “come i film hanno trasformato la pandemia”.

Da quando i potenti della terra si sono accorti del potere concentrato in una “videocamera”, hanno assoldato le major companies dell’industria cinematografica per portarsi avanti con i loro interessi.

Hai mai sentito parlare di “programmazione predittiva”? La definiscono “una sottile forma di condizionamento psicologico” che prende spazio nella mente delle persone grazie alle immagini, ai dialoghi e alle storie che il cinema ci racconta.

La programmazione predittiva ha uno scopo preciso: abituare la massa ai cambiamenti, in modo che al susseguirsi degli eventi le persone non si scandalizzino, anzi trovino quei cambiamenti normali. Un modo raffinato per mitigare indignazione e reazioni sovversive.

Se tutto questo vero fosse vero, dovremmo almeno farci due domande:

I film degli ultimi anni ci hanno abituato ad accettare la situazione che stiamo vivendo?”

oppure

“Come mai dinanzi all’evidente confusione mediatica, all’esagerata reazione dei governi nella gestione pandemica (e possiamo dirlo senza remore), di fronte alla limitazione delle libertà umane che non si applicava in un paese democratico dalla seconda guerra mondiale, come mai così tante persone non appaiono per nulla scandalizzate, anzi trovano che tutto questo sia “normale” , e ogni nuova restrizione è per loro “scontata” e “necessaria”?”

Facciamo delle considerazioni basandoci su fatti e non ipotesi, partendo dall’inizio, ovvero dal 17 maggio del 2011.

In quella data si tiene la seconda giornata dell’Assemblea Mondiale della Sanità. Interviene un Bill Gates particolarmente gasato ad inaugurare “il decennio dei vaccini” (2011-2021) Il Magnate americano è particolarmente pressante nei confronti degli stati membri affinchè tutti provvedano ad applicare i protocolli vaccinali.

 

Cosa succede nell’industria cinematografica, senza fare allusioni di nessun tipo, mi piacerebbe che ognuno tragga le sue conclusioni. Nello stesso anno, esattamente quattro mesi dopo in Settembre 2011 viene proiettato in tutto il mondo il film “Contagion”.

 

Sorvolando sul fatto che la trama sembra l’anticipazione esatta di quello che accadrà in Europa nel febbraio del 2021

(E’ possibile leggerla qui: Dopo essere tornata da Hong Kong per un viaggio d’affari, Beth Emhoff inizia a sentirsi male, accusando inizialmente quelli che sembrano i sintomi di una banale influenza, ai quali, nel giro di poco tempo, si aggiungono delle forti convulsioni; portata velocemente in ospedale, muore poco dopo il ricovero e, eseguendo un’autopsia sul suo corpo, si scopre che era stata infettata da un virus mai osservato in precedenza. La donna viene quindi ritenuta la prima persona conosciuta ad aver contratto la malattia causata da tale virus, che viene indicato con la sigla MEV-1. Nella ricerca di una possibile cura, il dottor Ellis Cheever, capo del CDC, incarica la dottoressa Ally Hextall di indagare sui primi decessi. Contemporaneamente la dottoressa Leonora Orantes viene inviata in un villaggio cinese alla ricerca del paziente zero. Grazie alle prime indagini viene scoperto che il virus sta ancora mutando e che il ceppo originario della malattia si è diffuso per un incrocio di virus tra pipistrello e maiale e colpisce polmoni e sistema nervoso.)

Ecco! Sorvolando su questo punto, è interessante sapere che lo sceneggiatore per poter arrivare a tali dettagli di precisione si sia confrontato con l’OMS come scritto in Wikipedia nella presentazione del film, e in particolare con il Dott W.Ian Lipkin.

Ma è bene annotare che quest’ultimo (sempre senza nessuna allusione) collabora attivamente con la fondazione Bill e Melissa Gates, come si evince dal suo stesso sito.

Insomma Bill Gates inaugura il decennio dei vaccini, collabora con l’OMS che collabora alla produzione di un film “Contagion” che racconta esattamente quello che è poi accaduto nel 2021, con una precisione di dettagli da lasciarci sgomenti.

Ma vediamo cosa è successo da quel “Contagion” in poi.

Non si è ancora concluso l’anno di inaugurazione del decennio vaccinale che sul grande schermo appare un altro film controverso dal titolo “Perfect Sense” : uno strano virus conduce alla perdita dell’olfatto, del gusto e poi degli altri sensi.
Siamo sempre nel 2011.

 

Secondo chi sostiene la tesi della “programmazione predittiva” la macchina cinematografica ha cominciato a spianare la strada agli eventi, e abituando le masse a ciò che vedrà quando sarà il momento. Lo schermo sta abituando le menti con una goccia di condizionamento alla volta, in modo che quando il cervello sarà pieno, agli occhi della gente, la visione di uno stato che “protegge” i cittadini a costo della libertà individuale, del diritto di manifestare e a costo della democrazia stessa, quello Stato sarà comunque giusto e accettabile, e chiunque metta in “dubbio” sia le origini che i metodi della gestione pandemica, sarà un folle da internare.

Ma il condizionamento mentale non avviene con soli due film, c’è bisogno di un bombardamento mediatico che levighi l’indignazione, che esageri al punto da far apparire le più assurde disposizioni il male minore. E soprattutto serve ripetizione, ripetizione, ripetizione.
Tutti gli addetti al settore sanno che l’ipnosi per funzionare ha bisogno di ripetere i comandi.

Allora cerchiamo di capire cosa è successo da quel 2011 in poi , anno in cui Bill Gates ha inaugurato il decennio dei vaccini. Osservate voi stessi.

Questi sono solo alcuni dei titoli prodotti prima del 2011 e dopo il 2011 che hanno avuto come soggetto un’epidemia:

 

 

In sintesi
dal 1964 al 2010 sono stati prodotti soltanto 10 film con soggetto “epidemia”, una media di 0,27 film/annoma nel 2011 accade un fatto strano. In soli 7 anni vengono prodotti 15 film con soggetto “epidemia” ai quali se aggiungiamo quelli del 2019 (che ho battezzato anno della cine-pandemia e scoprirai perché) si arriva ad una media di 2,7 film/anno che parlano di epidemie.

Insomma dal 2011 ad oggi c’è stato un incremento del 1000% di produzioni cinematografiche che parlano di epidemie, pandemie, senza contare le serie tv.
Non ti sembra un po’ strano?

Se dessimo credito ai sostenitori della “programmazione predittiva” il 2019, anno che precede lo scatenarsi della pandemia, sarebbe dovuto essere quello più attivo dal punto di vista cinematografico. Eh si! Perchè con l’avvicinarsi dell’emergenza, e delle programmate strategie politico-sociali-sanitarie il popolo andava preparato per bene, stordito e avvisato.
Io mi limito a notare (sempre senza allusioni), che non c’è stato anno nella storia del cinema pandemico più prolifico del 2019 (eppure la pandemia non c’era ancora).

Ecco solo alcuni dei titoli che mi vengono in mente, non necessariamente a tema virus, ma che contengono scene e dinamiche che abbiamo imparato a conoscere bene.
E notate le sottolineature.

Abdigal (2019) Una ragazza di nome Abigail vive in una città i cui confini sono stati chiusi molti anni fa a causa di un’epidemia di una malattia misteriosa.

A un metro da te (2019) Essendo affetti da diversi ceppi di infezioni batteriche legate al loro quadro clinico molto indebolito, i singoli pazienti del reparto hanno il divieto assoluto di toccarsi tra di loro. Ognuno di loro deve stare a un metro di distanza dalle persone

Light of my life (2019) In un mondo post-apocalittico, flagellato da una piaga che ha quasi del tutto estinto il genere femminile

Tenet ( anche se uscito in piena pandemia, il film è stato girato e concluso nel 2019) I personaggi appaiono quasi sempre con maschere di ossigeno a causa di difficoltà respiratorie.

Insomma il 2019 è l’anno del pande-cinema, seguito dal 2020 e 2021 per i quali non vi cito titoli perchè sarebbe come sparare sulla “croce rossa” (qui infatti a Pandemia sdoganata il ruolo del cinema -sempre secondo i sostenitori della programmazione predittiva – diventa alleggerire ed esorcizzare la paura in modo che la massa si affidi “come pecore in pena ai propri pastori”, magari anche con un sorriso sulle labbra e tanto di selfie alla prima, alla seconda e alla terza dose. Ecco quindi le demenziali commedie, tra le quali Lockdown all’italiana, 8 Rue de l’Humanité, ecc.)

Dopo questa disamina che non ha la pretesa di essere esaustiva, tutt’altro, ma che nasce solo con l’intenzione di porsi qualche domanda in più (ora che ci è ancora concesso), posso dire che per me questi sono più che dati di fatto.

Per fortuna i film hanno data certa, e quindi almeno la base è verificabile, mentre mi permetto di fare deduzioni legate ai miei studi sul cinema e l’impatto che questo ha sulla nostra neurologia. Nulla di più.

So anche che i più scettici, o gli anestetizzati, alla domanda “come mai dal 2011 (anno dell’inaugurazione del decennio vaccinale) gli investimenti delle Major Companies su film pandemici sono aumentati del 1.000%” risponderebbero con un laconico “coincidenze”.

E so anche che i più appelleranno quest’articolo come una tesi complottista, facendo di tutto per smentire questa disamina, ma del resto non mi meraviglierebbe affatto dal momento che è notizia di oggi che un uomo con il rosario in mano (Stefano Puzzer portuale di Trieste) è stato allontanato da Roma come il peggiore dei terroristi, con un foglio di espulsione, mentre Bolsonaro era a Padova (e anche questo si è visto più volte nei film).

Ma per chi invece è mosso ancora da un animo pensante, è bene sapere che la “programmazione predittiva” è una realtà sociale-politica con cui bisogna fare i conti, e il suo utilizzo per questa o la prossima pandemia è solo un fatto di strategia.

Un ricercatore di nome Michel C. Pauz nel 2012 ha dimostrato più volte come è facile far cambiare opinione politica alle persone con la sola visione di un film (si vedano i suoi esperimenti con la proiezione dei film Zero Dark Thirty e Argo).Questi signori miei è “programmazione predittiva” con basi scientifiche.

Programmano le emozioni, le reazioni e le scelte del popolo anche attraverso i film.

Dunque la soluzione qual è? Almeno per quello che mi compete, cominciare a cambiare i propri gusti cinematografici, essere presenti a se stessi mentre si guarda un film, imparare a padroneggiare l’arte della visione.

Tutto questo è possibile, anche seguendo la missione Filmatrix, i libri o il gruppo con il quale migliaia di persone hanno girato il coltello dalla parte del manico usando i film per “programmarsi” ad una vita più autentica, etica e felice. (Se ne vuoi far parte clicca qui >>> gruppo /Se vuoi conoscere i libri clicca qui >>> Libri)

Certo tutto questo appare referenziale, ma in questo mondo che gira al contrario provo a fare sempre la mia parte.

Qualche anno fa, dopo il mio intervento ad un convegno in cui parlavo di “manipolazione mediatica”, fui avvicinato da un produttore che sorridendo mi disse testuali parole “non devi rompere le scatole, noi facciamo solo il nostro mestiere”.

Risposi che tutti i mestieri del mondo meritano rispetto quando sono fatti nel nome di un Bene Superiore, quindi chiunque sa della “programmazione predittiva”, da attori a sceneggiatori, da registi a produttori dovrebbe scegliere da che parte stare, o quanto meno essere consapevole del “potere” che passa attraverso quella telecamera.

Così come anche noi amici miei, dovremmo innalzare al cielo le nostre intenzioni di fare del bene, per noi e per tutte le persone coinvolte, senza lasciarci condizionare, ponendoci qualche domanda in più, agendo nella Luce.

Allora? Cosa andrete a vedere al cinema da oggi in poi?

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