PEGASO / BUFERA SULLA PIU’ GRANDE UNIVERSITA’ ONLINE DEL MONDO

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Bufera sulla più grande università telematica oggi europea e domani di tutto il mondo, l’ex Pegaso e ora Multiversity.

La procura di Napoli da un anno ha aperto un’inchiesta che coinvolge i vertici dell’ateneo e gli ultimi sviluppi stanno provocando una serie di reazioni a catena.

Ma vediamo di cosa si tratta, cercando di ricostruire i tasselli del complesso giallo giudiziario. Partiamo dalle news.

 

A CACCIA DI DOCUMENTI

Pochi giorni fa le Fiamme Gialle fanno irruzione di mattina presto nell’abitazione del direttore scientifico dell’ateneo online, l’avvocato Francesco Fimmanò, a caccia di carte e documenti. Il capo d’imputazione è pesante, ‘corruzione’, in relazione all’iter di un emendamento alla Legge di Bilancio 2020 e sulla trasformazione dell’Università in una società per azioni.

Il tribunale del Riesame, pochi giorni dopo, ritiene illegittimo il sequestro di quelle carte.

Il pm partenopeo Henry John Woodcock. In apertura Danilo Iervolino

Ecco cosa dettagliano le cronache. “L’inchiesta è portata avanti dal pubblico ministero Henry John Woodcock con il procuratore aggiunto Giuseppe Lucantonio. A cosa punta? In prima istanza a dimostrare una possibile corruzione dietro la redazione di un comma (il 721) inserito nella Legge di Bilancio 2020 che avrebbe avvantaggiato sotto il profilo fiscale-tributario le università non statali (e quindi anche Pegaso). E poi a verificare se il nullaosta del Ministero alla modifica statutaria di Pegaso, passato da Fondazione a società di capitali, sia avvenuto grazie a un parere ‘non negativo, di valore consultivo’ ricevuto dal Consiglio di Stato.

Perché queste operazioni? Per portarne avanti una terza, importantissima sotto il profilo industriale: la vendita del 50 per cento di Pegaso ad un fondo americano”.

Pochi lo sanno, infatti, ma Napoli è nel volgere di pochi anni diventata la capitale europea dell’e-learning, la numero uno a livello europeo sul fronte dell’insegnamento universitario telematico. E si appresta – a dire del suo rampantissimo fondatore, Danilo Iervolino – a diventare la prima anche a livello mondiale.

Da non credere, se si pensa che Pegaso è nata neanche 15 anni fa, nel 2006, quando vi fu un primo sbocciare di atenei online che riuscirono ad ottenere il riconoscimento dei titoli rilasciati a livello ministeriale.

Lontanissimi quegli anni settanta-ottanta durante i quali la famiglia vesuviana cercava di sbarcare il lunario a bordo degli “Istituti di recupero degli anni perduti” targati Iervolino. Un ottimo strumento, all’epoca, per tanti ‘somari’ di superare il patema della bocciatura e non perdere l’anno scolastico.

E lontane anni luce le tribolazioni per le vicissitudini che hanno portato anche alla tragica morte di un rampollo della famiglia: una vicenda che, purtroppo, portava a vicende di camorra.

Scordammoce ‘o passato, è stato il motto di casa Iervolino nel corso degli anni. Fino a quando, con il secondo millennio, si è aperta la stagione della Fortuna ed è stata intrapresa, dal piccolo gruppo, la via dell’Oro, a bordo della nuova star, Pegaso, che nasce al momento giusto. Quando iniziano a prendere piede le università telematiche che oggi – in tempi di pandemia – celebrano il loro autentico trionfo.

 

UNA IRRESISTIBILE ASCESA

Gli ultimi risultati, infatti, parlano da soli, confermati dal timoniere, Danilo Iervolino: “I nostri dati sono negli ultimi cinque anni di una crescita del 30 per cento ogni anno e del 65 per cento nell’ultimo anno. Un risultato dovuto al fatto che la formazione online viene vista come il primo grimaldello della ripresa economica, quindi fondamentale e salvifica per uscire dalla crisi e competere a livello globale. Inoltre è stato sdoganato il modello di formazione universitaria online e quindi tutti si sono avvicinati”.

Ma i sogni sembrano non avere ormai più limiti. “Da un anno siamo stati partecipati da CVC Capital Partners, uno dei più prestigiosi fondi di investimento, con l’idea di creare la più grande università online al mondo e già oggi siamo la prima in Europa sia per numero di studenti che per progetti intrapresi”.

Cosa è infatti successo poco più di un anno fa? Il prodigio, la manna che scende dal cielo, rappresentata dalla partnership con uno dei più grossi fondi d’investimento a livello internazionale, CVC Capital Partners, appunto.

Francesco Fimmanò

Ecco, in sintesi, le tappe dell’operazione cominciata cinque anni fa. Pegasoacquista un’altra star del settore, ‘Mercatorum’, che porta in dote un grosso progetto, vale a dire il collegamento con tutto il sistema delle Camere di Commercio italiane. La finalità a questo punto è anche quella di diventare leader nella formazione a distanza dei management delle imprese.

Dalla fusione nasce ‘Multiversity’, che mette subito a segno un altro colpo, sottoscrivendo circa il 40 per cento dell’aumento di capitale del business incubator Digital Magics, quotato a piazza Affari. Contemporaneamente, sottoscrive un accordo decennale per la nascita di Digital Magics Sturtup University, “il più importante polo italiano di formazione telematica per tutti gli aspiranti imprenditori di progetti innovativi”, come viene definito nel settore.

 

ARRIVA IL PRINCIPE AZZURRO

Ma eccoci al salto. L’ingresso del socio da novanta. E subito si fanno i nomi di alcuni fondi medio-grandi, come HIG, Providence e Palamon. Quindi è la volta del colosso Blackstone. Non se ne fa niente.

E arriviamo al pretendente giusto: CVC Capital Partners che, dopo una breve trattativa, entra al 50 per cento in Multiversity. Quindi padroni a metà, l’ex Pegaso e il big dei fondi: ma a Danilo Iervolino riesco il colpaccio di mantenere nelle sue mani la carica sia di presidente che di amministrare delegato.

Lontani, anche stavolta, i tempi in cui si imbandivano feste da mille e una notte – appena cinque anni fa – per la convenzione con l’Università di Malta!

Oggi si punta dritto al mondo!!

A guastare i nuovi festeggiamenti adesso però ci pensa la procura di Napoli e quel solito ficcanaso di Woodcook, che troppo spesso vuol vederci chiaro in vicende non proprio trasparenti.

Da qui nasce, circa un anno fa, l’inchiesta vera e propria sull’ormai impero griffato Iervolino, ed ora si dirama un filone d’indagine che riguarda l’emendamento alla legge di Bilancio 2020.

Il tribunale di Napoli

Come primo risultato ecco, giorni fa, la letterale ‘eruzione’ dell’avvocato Fimmanò, in seguito alla ‘irruzione’ delle fiamme gialle nella sua abitazione di Frattamaggiore, che lo colgono ‘scalzo’ e ‘in pigiama’. Oltretutto, un atto di lesa maestà, visto il sontuoso pedigree che il principe del Foro vanta. E che sottolinea ad ogni piè sospinto nella rutilante memoria-fiume (21 pagine) inviata in tempo reale (il 21 febbraio) al presidente della Corte d’Appello di Napoli, Giuseppe De Carolis, al presidente del tribunale di Napoli, Elisabetta Garzo, e al presidente degli avvocati di Napoli, Antonio Tafuri.

E’ salito alla ribalta delle cronache, il pittoresco Fimmanò, per la querelle tributaria legata a Diego Armando Maradona, per la curatela giudiziaria ai tempi dell’ultimo crac del Calcio Napoli, e per la battaglia tutta ‘sudista’ contro il sacco del Banco di Napoli attraverso la SGA mangiatutto.

Potete leggere integralmente la toccante memoria Fimmanò linkando in basso.

 

AMICHE TOGHE

Uno dei punti centrali riguarda il coinvolgimento di tanti magistrati nelle iniziative didattiche, convegnistiche e così via promosse da Pegaso nel corso degli anni, e di tutta evidenza caldeggiate da Fimmanò in qualità di direttore scientifico sia di Pegaso che di Mercatorum.

Un nervo scoperto in casa Iervolino: perché non pochi, in questi anni, hanno interpretato il coinvolgimento di tante toghe, soprattutto della procura partenopea, come una ‘captatio benevolentiae’, un modo come un altro per allontanare ogni possibile sospetto intorno alle proprie iniziative.

Catello Maresca

Del resto, il numero uno Danilo Iervolino non ha fatto niente per non alimentare quelle voci: visti i rapporti più che cordiali con una dei magistrati di punta, anche della DDA, Catello Maresca, l’uomo che ha catturato la primula rossa dei Casalesi, Michele Zagaria. Maresca e Iervolino, a suggello della loro amicizia, hanno firmato insieme un libro sulla storia del Presepe napoletano.

E adesso, a quanto pare, Maresca scalda i motori per la corsa a sindaco di Napoli nel dopo De Magistris (altra toga), come candidato del centrodestra.

Nella sua vulcanica memoria (o memoriale) Fimmanò annuncia che lascerà irrevocabilmente le sue cariche presso l’Ateneo (“la prima Università italiana, di proprietà del più grande Fondo di Investimento al Mondo”, arriva a scrivere), se non verranno interrotti tutti i rapporti (mai pagati, tiene a sottolineare) con i magistrati: proprio perché non aleggi più alcun sospetto.

E annuncia il suo prossimo progetto di vita. D’ora in poi “io mi dedicherò con i miei oltre 70 allievi, collaboratori, ricercatori, ordinari, avvocati, giuristi solo e soltanto a questa vicenda per 24 ore al giorno, per il resto della mia Vita” (con la maiuscola, of course).

 

QUELLA TREMENDA CLASS ACTION

Un simile ardimento aveva mostrato esattamente 4 anni fa, Fimmanò, quando preannunciò una devastante ‘class action’ contro la Voce, rea di aver osato dettagliare, in un’inchiesta dedicata alle università telematiche (da Cepu a Link Campus fino a Pegaso), alcune vicende dell’ateneo partenopeo.

Non avevamo fatto poi tanto: rammentando soprattutto un’inchiesta dell’Espresso firmata da Nello Trocchia non certo tenera con Pegaso, e un articolo di Repubblica Napoli firmato da Alessio Gemma su una vicenda di tributi versati dagli studenti e reclamati dalla Regione.

Ma in casa Iervolino dava fastidio soprattutto rammentare certi lontani trascorsi.

Fatto sta che Fimmanò lanciò i suoi strali, preannunciando una vera e propria ‘class action’ per gli irreparabili danni economici e d’immagine provocati all’ateneo da quella maledetta inchiesta.

E nel nostro successivo articolo di risposta concludevamo dicendo: “Firmeranno la storica class action anche gli 80 magistrati a quanto pare in ruolo? Ne è informato il Consiglio Superiore della Magistratura? Ha qualcosa da dire il Guardasigilli Andrea Orlando?”.

Domande oggi più attuali che mai. Solo che invece di Orlando dovrebbe rispondere il neo ministro Elisabetta Cartabia.

 

P.S. Siamo ancora in attesa di quella ‘class action’.

 

 

 

IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA DI FRANCESCO FIMMANO’

LETTERA FIMMANO

 

 

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