MORTI SUL LAVORO / 5 IN 24 ORE – E’ UNO STATO ASSASSINO

AYOUB Abou Rabil – Stazione Foster, cantiere TAV di Firenze Belfiore, appaltato da Rete Ferroviaria Italiana al Consorzio Florentia. Un pesante pilone si stacca da una gru e colpisce in pieno il 31enne operaio di origine marocchina uccidendolo sul colpo. Nello stesso cantiere lavorava con il fratello e i cugini.

BERTACCHINI Flavio – A Gottotolengo, un piccolo comune del bresciano, il 52enne operaio precipita senza scampo da un ponte durante i lavori di ristrutturazione di una cascina.

DE CARLO Rocco – Era un dipendente della Lucania Resine. Perde la vita in un impianto dell’azienda a Potenza, schiacciato da un macchinario industriale. Aveva anche lui 52 anni.

DI RISIO Andrea – Aveva appena 21 anni, ne avrebbe compiuti 22 tra un paio di giorni. Uno studente-lavoratore: era infatti iscritto alla facoltà di Scienze motorie. Lavorava alla Cantina sociale di Scerni, in provincia di Chieti. Mentre stava pulendo alcune vasche dell’impianto, è stato colpito mortalmente dall’elica di uno svinatore.

Il Porto Canale di Cagliari. Sopra, il cantiere TAV di Firenze Belfiore

SPIGA Carlo – Lavorava al Porto Canale (il porto industriale) di Cagliari. E’ stato investito dai tubi che stava scaricando da un camion. Tutti lo ricordano come un lavoratore instancabile.

 

Tutto nel giro di 24 ore.

Non è opera di un serial killer.

Ma di uno STATO ASSASSINO.

La notizia non è da prima pagina né certo da apertura di tiggì. Non va nemmeno come terza o quarta. Un silenzio complice e omertoso.

Perché in Italia, ormai, le cosiddette ‘morti bianche’ – anzi oggi NERE – sono diventate una ruotine quotidiana.

E nessuno alza un dito.

Solo le solite, rituali, insopportabili, nauseanti parole pronunciate in occasione della Giornata Nazionale per le Vittime degli incidenti sul lavoro. Che, guarda caso, si era svolta due giorni prima, l’11 ottobre.

Per carità di Patria, riportiamo solo le parole pronunciate dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella: “La Carta tutela la sicurezza sul lavoro. Serve prevenzione”.

Solo che quella Carta resta sempre e solo maledettamente sulla Carta, mai attuata neanche in minima parte. Così come la Prevenzione, altra parola che resta – in modo vergognoso per un Paese che osi definirsi civile – sempre e solo sulla carta, pura e vana teoria.

In quelle tragiche ore la nostra premier, lady Giorgia Meloni, era impegnata nel tenere a battesimo la altrettanto vergognosa legge di bilancio; e a prepararsi per il summit europeo in buona parte dedicato al riarmo dell’Ucraina.

I cantieri di casa nostra sono diventate trincee: ma dei nostri operai e lavoratori di tutte le età che muoiono tutti i giorni chissenefrega, perché tutte le premure italiane e i soldi italiani devono avere una sola e unica destinazione: l’industria delle armi, che vola a gonfie vele, la sola – insieme ai colossi energetici – a rastrellare profitti con la pala anche in tempi di profondissima crisi economica e sociale.

Incredibile ma vero: alcuni continuano a parlare di ‘tassazione degli extraprofitti’, vuoi di banche oppure di aziende energetiche. Ma quali extraprofitti! Basta tassare i profitti, che sono giganteschi e per quei due settori viaggiano tra il 15 e il 20 per cento, mentre gli altri muoiono e i cittadini sono in gran parte ridotti alla fame, senza potersi neanche più curare. Per il governo NERO, chissenefrega.

Un altro cantiere in cui ha perso la vita un operaio

E allora: la metà di quei profitti deve avere una destinazione pubblica, a favore di Sanità e Sicurezza sul lavoro; piazzando anche un bella Patrimoniale sulle ricchezze – non ancora fuggite all’estero – dei Paperoni nostrani.

Sul secondo fronte – la sicurezza sul lavoro –  i fondi vanno investiti non per finta, come al solito, ma sul serio. Raddoppiando gli organici degli Ispettorati del Lavoro, verificando che i controlli siano realmente effettuati e multando in modo pesantissimo le aziende killer (da gennaio ad oggi le stime ‘ufficiali’ calcolano oltre 700 morti).  Anzi, prevedendo che “l’omicidio sul lavoro sia un reato autonomo”, come invoca da tempo l’ANMIL, ossia l’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi sul Lavoro.

Così afferma il suo presidente, Amedeo Bozzer: “Questa è l’Italia all’indomani della Giornata nazionale delle vittime sul lavoro. Un’Italia di lavoratori anziani che continuano ad arrampicarsi, con e senza contratti, sulle impalcature e operai nei cantieri senza riuscire a beneficiare di tutele e pensioni dignitose. Un’Italia dove i giovani rimangono uccisi dal lavoro stagionale. Questa è un’Italia che non vogliamo e alla quale chiediamo con forza una mobilitazione permanente in nome di questa interminabile lista di vittime di quelli che bisogna avere il coraggio di chiamare per quello che sono, omicidi sul lavoro”. Da qui la richiesta di prevederli come un reato autonomo.

Amedeo Bozzer

Una nota obbligatoria sul cantiere dell’Alta Velocità di Firenze. Da anni e anni al centro di polemiche, non solo per morti e incidenti sul lavoro, ma anche per i pesantissimi danni ambientali prodotti.

Gli italiani, purtroppo, non se accorgono più, dal momento che i media – al solito – disinformano & oscurano; mentre la politica ha ‘storicamente’ pensato a spartirsi il bottino con imprese taroccate, faccendieri & mafiosi.

Perché la torta TAV è una delle più ghiotte da oltre trent’anni e continua a macinare palate miliardarie, dalla Val di Susa (dove per fortuna ci sono sacche di resistenza) a Firenze e oltre. Un business su cui avevano puntato i riflettori fin da subito Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i quali proprio per quell’inchiesta che rappresentava il cuore del dossier ‘MAFIA-APPALTI’ ci hanno rimesso la pelle nelle stragi di Capaci e di via D’Amelio: che incredibilmente non hanno ancora ‘trovato’ i mandanti, rimasti a ‘volto coperto’.

Il libro di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato

 

Sul business TAV hanno firmato un potente j’accuse Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato, autori nel 1999 di ‘Corruzione ad Alta Velocità’. In cui viene descritto per filo e per segno il depistaggio prima e poi l’archiviazione della maxi inchiesta TAV ad opera di Antonio Di Pietro.

La Voce ha scritto fiumi di reportage e inchieste sulla TAV connection. Basta andare alla casella CERCA che si trova in alto a destra della nostra home page e digitare TAV oppure ALTA VELOCITA’, MAFIA-APPALTI oppure PAOLO BORSELLINO, o ANTONIO DI PIETRO per ritrovarne a bizzeffe. Buone, istruttive riletture.


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