Non è ancora un inedito della distrazione di massa come il ‘caso Garlasco, o l’infertile tiro al bersaglio che Trump alimenta con la sua megalomania da lettino psichiatrico, ma potrebbe diventarlo. Il prologo: Mentana, dopo aver attraversato l’intero circuito dei TG, declina l’invito al meritato riposo da dedicare alla famiglia, o magari a un hobby e starebbe per compiere un nuovo trasloco, stavolta un ritorno in casa Berlusconi. Indiscrezioni, mezze verità, smentite, conferme, accompagnano il suo annunciato esodo da La7.
Gaffe o ironia pungente? Nel corso del programma di approfondimento di Formigli, il director dell’informazione di Cairo ha ribattezzato ‘Piazza Pulita’, con un per nulla elogiativo ‘Passa Parola’, programma di Gerry Scotti, di Mediaset, dove Mentana dovrebbe trasferirsi. Lui stesso commenta: “Diranno che è una cosa freudiana, che l’ho fatto apposta perché voglio passare alle tv di Berlusconi”.
Cosa farà da grande il direttore dopo 16 anni alla guida del TgLa7. Si apre la stagione dei sogni e dei retroscena. Le indiscrezioni su un possibile riavvicinamento a Cologno Monzese, la casa dove Mentana ha fondato e consacrato il Tg5 prima della rottura del 2004, sono tornati a circolare con insistenza, alimentati dal clima di incertezza sul rinnovo con Urbano Cairo. Altro retroscena: si fa strada l’ipotesi di un dopo Mentana riempito con il profilo di altissima garanzia di Antonio Di Bella, ex direttore del Tg3 e di Rai3, volto familiare per i telespettatori della rete grazie alle sue presenze come opinionista nei programmi di approfondimento, ma non è da scartare neppure la possibilità che l’addio di Mentana a La7 sia un bluff autunnale, un altro caso di distrazione di massa.
A RISCHIO TEMPORALE
Giorgetti funambolo prova a spacciare per normale la protratta sofferenza italiana nella classifica della salute tra i Paesi europei nel vitale comparto dell’economia. Lo fa nell’aula di Montecitorio dov’è presente sé stesso e gli smarriti addetti alla vigilanza della Camera dei deputati che appare nella sua dimensione spettrale con i banchi degli ‘onorevoli’ totalmente disertati dai parlamentari. Forzando il diktat della sorella d’Italia che impone a tutto il club della maggioranza di esternare l’ottimismo del “tutto va bene” Giorgetti trasgredisce e conclude l’analisi dell’economia italiana con il presagio di nuvoloni che incombono nel cielo del ‘Bel Paese’. Il codice rosso disvela quantità e qualità delle menzogne che la premier e i suoi megafoni di governo, della stampa a lei asservita spacciano sull’’economia “mai così in salute.
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