LO PNEUMOLOGO ACCUSA / BIG PHARMA CONTRO IL PLASMA IPERIMMUNE

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Viaggiano tra i social ma non trovano spazio sui media di regime le notizie sulle cure a base di plasma iperimmune sperimentate fino ad oggi con efficacia all’Ospedale Carlo Poma di Mantova da Giuseppe De Donno, il direttore della Pneumologia all’Unità di Terapia intensiva respiratoria.

Dopo l’apparizione a Porta a Porta, alcune interviste e quindi il silenzio. Il suo profilo è sparito dai radar di Facebook. E comincia la ridda di voci: a chi dà fastidio la sua voce? Tocca dei grossi interessi o cosa?

A questo punto, ci pare necessario e doveroso riportare le sue ultime dichiarazioni. Ecco quindi i passaggi salienti di un articolo-intervista di Giuliano Balestrieri.

“Ho passato 25 giorni senza dormire. E anche ora quando arrivo a casa non riesco a smettere di pensare agli occhi dei nostri pazienti. Gli occhi dei morti, quelli che non siamo riusciti a salvare, mi accompagnano tutte le notti. Questo è un virus maledetto, in 36 ore ti distrugge. Dobbiamo imparare a conviverci. Ma proprio perché è un virus che ti colpisce duro, alle spalle, non capisco questo accanimento contro la cura al plasma”.

Da inizio aprile al Carlo Poma – scrive Balestrieri – “per lottare contro il coronavirus si sperimenta il plasma iperimmune. Tradotto: tratta i pazienti con il sangue dei contagiati che sono guariti. I numeri della sperimentazione non sono ancora enormi, circa un centinaio, ma nell’ultimo mese l’ospedale non ha avuto decessi tra le persone trattate: solo pazienti migliorati o stabilizzati. ‘Nessuno si è aggravato – sottolinea De Donno – non abbiamo registrato alcun effetto collaterale. Il plasma è sicuro. Non stiamo parlando di una pozione magica. I risultati dello studio stanno per essere pubblicati. A questo punto sarà la letteratura a parlare”.

Scrive il giornalista: “L’idea di usare il plasma, peraltro sostenuta anche da Giulio Tarro, è partita da De Donno e Salvatore Casari, direttore di Malattie infettive a Mantova, poi il protocollo è stato messo a punto da Cesare Perotti e Massimo Franchini, direttori di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale a Pavia e Mantova. Il primario di Pneumologia, però, ancora non si capacita degli attacchi arrivati alla sua ricerca da parte della comunità scientifica”.

Il perché di questo ostracismo? “Non lo so, forse perché sono un uomo libero, un medico di campagna che pensa solo a salvare vite umane. Forse il mondo accademico soffre perché la scoperta arriva da un piccolo ospedale e non da qualche rinomato laboratorio. Di certo, se questa cura andrà avanti sarà per merito della rete ospedaliera. Che in Italia resta eccellente. Io non escludo che il plasma si possa utilizzare anche prima dell’insufficienza respiratoria. Negli Stati Uniti stanno pensando di fare dei cicli di plasmaferesi per proteggere il personale medico. Di certo abbiamo aperto una nuova era. Questo è un nuovo modello che potremo utilizzare anche in futuro. A costi estremamente bassi”.

Sulle critiche ricevute dal Mago di Vaccini & Brevetti, Roberto Burioni, così risponde De Donno.

Roberto Burioni. In apertura Giuseppe De Donno

“Burioni si comporta come se avesse la verità in tasca, dicendo che è meglio un farmaco sintetizzato piuttosto che il plasma iperimmune e che secondo lui potrebbe trasmettere malattie, mentre è sicuro grazie ai controlli accurati e meticolosi che facciamo da sempre. Burioni risponderà di quello che dice, ma attaccare la sicurezza del plasma è folle. Fossi il presidente dell’Avis mi vergognerei. E’ inaccettabile che sia intervenuto mettendo in dubbio la nostra sperimentazione quando avrebbe solo dovuto dire con chiarezza che il plasma è sicuro: se inoculiamo un dubbio del genere, le donazioni crollano. E il plasma iperimmune in questo momento è l’arma migliore che possediamo”.

Sul costo della cura De Donno chiarisce: “Per ogni paziente si spendono 82 euro, che sono il costo della sacca, del trattamento in laboratorio del plasma e del personale ospedaliero: più o meno quanto gli integratori per la palestra. Se sono tanti per salvare una vita non ho capito nulla della medicina. Poi, se le case farmaceutiche sono in grado di darci soluzioni migliori in tempi rapidi e a prezzi più bassi, sarei il più felice della terra. Non credo che sintetizzare il plasma in laboratorio sia più economico. Questa è una cura democratica: arriva dal sangue donato dai guariti”.

E sul vaccino? Ecco cosa risponde lo pneumologo mantovano: “Io sono un sostenitore dei vaccini, ma sarà un lavoro lungo. Questo virus muta, ha diversi ceppi. Quello che ha colpito l’Italia non è lo stesso della Cina e nella stessa Lombardia ci sono diversi ceppi, basta vedere come sono i decorsi dei pazienti. A noi serve oggi subito un proiettile da usare per la fase acuta: una cura capace di seguire le mutazioni del virus. Il plasma lo fa. Poi, se dalle case farmaceutiche ne arrivasse uno più economico e più efficace, ne saremmo felici”.

Continua De Donno: “I farmaci per l’artrite sono stati usati senza fiatare. Il plasma, una cura che funziona senza effetti collaterali, è contestato. Forse perché non muove grandi interessi economici. Però tanti ospedali stanno partendo con il nostro protocollo. E’ un buon segnale. Non so perché Burioni sia così negativo, ma di certo ha toppato ogni previsione, fin dall’inizio della pandemia. E purtroppo ha condizionato molte scelte politiche. Noi ospedalieri non cerchiamo notorietà, vogliamo solo salvare vite umane”.

“Era difficile reggere all’urto di un virus così terribile. Ma forse avremmo salvato qualche vita in più se la politica avesse ascoltato di meno gli accademici in televisione e di più gli ospedalieri che facevano le notti in bianco inseguiti dagli occhi dei morti”.

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