PANDEMIA – LE RISPOSTE DI OGGI DEL PROFESSOR GIULIO TARRO

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Abbiamo girato al virologo Giulio Tarro alcune delle tante domande dei lettori per lui che arrivano alla redazione della Voce.

Ecco le sue risposte.

 

Professor Tarro, ho letto che dalle autopsie sui deceduti per coronavirus i ricercatori hanno compreso meglio le cause ed il decorso della malattia. Mi può spiegare cosa è stato scoperto in particolare?

Effettivamente la vicenda autopsie, per altro molto ridotta nell’epidemia a Wuhan, è stata inizialmente molto importante per i casi italiani.
Infatti ha dimostrato che la mortalità non avveniva per la polmonite interstiziale, ma soprattutto per un meccanismo trombo embolico dei piccoli vasi di diversi organi vitali e pertanto ha messo in evidenza l’importanza, ovvia per un pronto soccorso o letti in reparti di terapia intensiva, di utilizzare l’eparina ed il cortisone.

 

Ha un ruolo importante nella terapia l’utilizzo dell’Ozono?

Per quanto riguarda l’uso dei ventilatori, questo ovviamente è correlato all’ossigenazione dei polmoni e sappiamo dall’esperienza cinese, che ha utilizzato il suggerimento italiano dell’ossigeno ozonoterapia, come questa sia più necessaria per la terapia antivirus come antiossidante.

 

Quali sono a suo giudizio i trattamenti più efficaci di cui si parla tanto, come Clorochina, Avigan etc.?

Il Remdevisir usato per l’Ebola, la Clorochina (Plaquenil) già come antimalarico e adesso di routine in Francia, il Fapilavir (Avigan) prodotto dal 2014 in Giappone, inibitori delle proteasi del virus dell’AIDS, come Ritonavir e Lopinavir, Vitamina C a grammi, Oseltamivir, antifluenzale. Tutti questi sono farmaci per via orale. In particolare l’Avigan, nome commerciale del Favipiravir, è un antivirale già in uso da alcuni anni nei riguardi di diverse famiglie virali. Il suo uso come antivirale precoce nelle infezioni influenzali ha avuto un riscontro positivo per quanto riguarda in particolare il Giappone, dove è stato prodotto. Adesso in Italia verrà utilizzato nella regione Veneto e in Lombardia. L’ultima sperimentazione clinica è quella con un prodotto difficile da maneggiare, che  non può certo risolvere il 98% dell’epidemia: il TOCILIZUMAB, l’immunosoppressore dell’artrite reumatoide.

 

Cosa si sarebbe dovuto fare in Italia a gennaio, che non è stato fatto?

Uno dei problemi che è emerso in questo periodo è stato il famoso taglio dei posti letto per i pazienti acuti e per le terapie intensive, non è stata presa nessuna decisione in merito a gennaio, quando c’è stato l’inizio della malattia in Cina. Non era difficile già allora prevedere che sarebbe potuta arrivare anche da noi, come hanno fatto i colleghi francesi, che hanno raddoppiato i posti letto. Ci siamo così trovati, avendoli dimezzati prima, ad avere un quarto delle possibilità rispetto ai francesi.

 

Serve davvero la terapia a base di anticorpi?

Presumo che sia molto importante oggi ricorrere al sangue delle persone guarite, perchè hanno gli anticorpi che sono quelli specifici per il virus. Studi autorevoli hanno già messo in luce che bastano 200 cc di sangue del guarito per rimettere in 48 ore i soggetti che stanno in rianimazione.

 

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