Il realismo del principe De Curtis: “E io pago…”

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Da De Gasperi a Conte l’Italia dei bugiardi, nel decalogo delle promesse elettorali,  colloca la priorità più suggestiva, quanto menzognera, della ghigliottina sul prelievo automatico delle tasse in danno esclusivo di chi evadere non può, perché oggetto di prelievo all’origine. Nel diario storico del Bel Paese non c’è traccia di rispetto delle promesse e il carico fiscale sul lavoro dipendente è stabile, anzi cresce con discutibili motivazioni.
 Anno di grazia 2019, governo letto dall’osservatorio specializzato dell’Istat. Nel secondo trimestre la pressione fiscale  registra un più 0,3% e si somma a un altro 0,3% deli primi tre mesi. Di questo passo a fine anno l’onere delle tasse toccherebbe il più 1 per cento, che poco proprio non è. La previsione è perfino ottimistica. Per via diretta o trasversale la manovra di bilancio imminente non è in condizione di autofinanziarsi senza il supporto di nuove entrate e un anticipo di quanto accadrà, smentito per dovere d’ufficio dal governo, è la contestatissima idea di tassare merendine e bibite, voli con la compagnia di bandiera, i rapporti fiscali con colf e badanti. La terapia? Esclusa è l’unica strada condivisibile per il contribuente medio tassato in busta paga, ovvero il prelievo progressivo, ovvero la prospettiva che paghino a scalare verso l’alto i redditi più alti. Un esempio probante, che scandalizza l’opinione pubblica, purtroppo  per il tempo breve di un solo giorno, quello della divulgazione della notizia, sono le pensioni d’oro  di mega importi, le liquidazioni ultra milionarie di personaggi dimissionari o dimissionati al vertice di enti e imprese, banche, colossi delle multinazionali.  I pannicelli caldi che ogni governo, quello in carica incluso, propongono in risposta alla rabbia popolare per il fisco impunito della grande evasione, è l’impegno, finora teorico, di ridurre di un po’ il balzello istituzionale che grava sui redditi medio-bassi e di recuperare risorse con l’imposizione dei pagamenti con bancomat e carte di credito, il taglio dei servizi (Conte), una misteriosa, preoccupante rimodulazione dell’Iva. Di che meravigliarsi se i sondaggi penalizzano il consenso al governo e premiano i neofascisti della Meloni, anti-governo rappresentativi della destra antagonista, interpreti dell’opposizione alternativa alla sputtanata contestazione leghista e alla comatosa inconsistenza di Forza Italia? Di che sorprendersi se cresce in  percentuale la costola del Pd che ha partorito il neo polo della moderazione di “Italia  Viva”, costante fuoco amico  puntato su Zingaretti e sul compromesso dell’alleanza con recenti  nemici pentastellati?
Renzi alla ribalta anche per altro. Decide di querelare George Papadopolus, ’ex collaboratore di Trump e dichiara “Ci vediamo in tribunale”. Sul foglio di destra “La verità”, nato  a supporto della destra leghista, Papadopolous ha imputato a Renzi di essere stato al servizio di Obama per contrastare Trump nella campagna elettorale e poi per il Russiagate, di aver obbedito a ‘qualcuno’.
Conte non è solo in vetta al gradimento degli italiani. Sovrasta e non di poco ogni altro leader politico. I consenso in crescita non sembra sfiorato dal nemico personale numero uno, il truce Salvini, che annuncia un’interrogazione su presunti conflitti d’interesse del premier. La replica: “Salvini smetta di dilettarsi con questioni superate, si occupi del ruolo di opposizione e cancelli le incredibili velleità della flat tax al 15%, di una manovra da cento miliardi”.  Ma l’ex, ex, ex ministro del Carroccio insiste: “Se hai la coscienza pulita, vieni in Parlamento”. Si riferisce alla carriera universitaria di Conte e all’incontro del segretario americano alla giustizia Barr  con i vertici dei servizi segreti italiani sullo scottante tema del Russiagate. E senti chi parla…Salvini è stato più volte sollecitato, senza mai accettare, perché rispondesse in Parlamento sull’indagine relativa alla trattativa della Lega con emissari di Putin per la vendita di all’Italia di gasolio con lo sconto del 10%, da riconoscere per il 6% ai russi e al 45 alla Lega (65 milioni di euro. Per il cosiddetto ‘capitano’ del Carroccio lo scandalo “è una fesseria”.
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