STOP AI COLOSSI DEL 5 G – SINDACI IN CAMPO

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La notizia è di queste ore: i colossi TIM e Vodafone hanno siglato l’accordo per gestire insieme il 5G italiano, quel sistema che la stessa TIM sta lanciando in tv attraverso spot a raffica sul mega chirurgo che, durante le nozze della figlia, si allontana “un attimo” per eseguire a distanza, attraverso la tecnologia 5G, un delicato trapianto di cuore.

Un fotogramma dallo spot della TIM sul miracoli del 5G

Uno storytelling ingegnoso, quello proposto nel video, finalizzato a contrastare le accese polemiche sollevate sui pericoli per la salute delle onde elettromagnetiche di nuova generazione. Nel 2011, lo IARC (International Agency for Research on cancer) classifica i campi elettromagnetici a radiofrequenza come «possibilmente cancerogeni» per l’uomo, con una probabile rivalutazione al rialzo per i prossimi anni da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Sette anni dopo, nel marzo del 2018, si conclude la ricerca realizzata dall’lstituto Ramazzini di Bologna. Il team pubblica i risultati dello studio, il più grande mai realizzato su radiazioni a radiofrequenza, intitolato “Resoconto dei risultati finali riguardanti i tumori del cervello e del cuore in ratti Sprague-Dawley esposti dalla vita prenatale alla morte spontanea a campi elettromagnetici a radiofrequenza, equivalenti alle emissioni ambientali di un ripetitore da 1.8 GHz”. Nella ricerca l’Istituto Ramazzini studia esposizioni alle radiofrequenze mille volte inferiori a quelle utilizzate nello studio sui telefoni cellulari del National Toxicologic Program (USA) e riscontra gli stessi tipi di tumore. I ricercatori dell’Istituto bolognese evidenziano aumenti statisticamente significativi nell’incidenza degli schwannomi maligni, tumori rari delle cellule nervose del cuore, nei ratti maschi del gruppo esposto all’intensità di campo più alta, 50 V/m.

Poi arriva il 5G. Una immersione in onde millimetriche mai studiate in laboratorio, per le quali nel settembre del 2018 lo Stato italiano incassa con la messa all’asta delle frequenze circa sei miliardi e mezzo di euro con un extra-gettito di oltre 4 miliardi rispetto al previsto. E oggi, quasi un anno dopo l’allarme dei ricercatori bolognesi, arriva l’intesa fra TIM e Vodafone, che prevede installazione e gestione di oltre 22.000 torri distribuite sull’intero territorio nazionale, portando l’Italia ad essere seconda, per questa nuova tecnologia, a livello europeo.

«Sindaci di città di tutto il mondo e scienziati indipendenti dicono NO al 5G!», protestano a gran voce gli ambientalisti, citando il caso di Pompu, Segariu e Noragugume, i tre comuni sardi che erano stati prescelti come “laboratorio”, prima che i loro sindaci decretassero lo stop all’accensione delle antenne, sino a quando non saranno spiegati a tutti gli effetti della linea ultra veloce.

Un analogo principio di precauzione è quello che oggi vede il primato della Campania, grazie ai dinamici sindaci di frontiera che nell’alto Casertano, alle pendici del Matese, grazie all’ampio consenso popolare stanno costituendo un avamposto di buone pratiche e governo condiviso dei territori.

 

LA RIVOLTA DEL MATESE

Il consigliere regionale della Campania Francesco Emilio Borrelli

Al principio, la nascita un comitato per dire ‘no’ alla installazione di una antenna perché considerata apriporta per l’avvio della sperimentazione della tecnologia 5G sul territorio. Un manipolo di persone che si stringe intorno ad un ideale autentico: la difesa di un’area dalle infinite bellezze naturalistiche che a breve entrerà nell’olimpo dei parchi nazionali italiani. Siamo a Raviscanina, il piccolo centro del Matese individuato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (attraverso la delibera numero 231/18/CONS) tra i 120 comuni italiani pilota su cui lanciare il 5G unitamente ad altre due realtà matesine, Letino (CE) e San Gregorio Matese (CE). Cinque in tutta la Campania, tre solo nel Matese.

Gran parte della popolazione non ci sta e dà vita ad un Comitato al quale aderiscono in breve tempo tantissime persone. E’ l’inizio di una battaglia che si estende a macchia d’olio in tutta l’area matesina e che i componenti del sodalizio continuano a definire “di civiltà”. Oggi, a distanza di qualche mese, arrivano le prime, concrete, risposte dalla pubblica amministrazione.

Parte così la ‘rivolta’ del Matese, visto che tre comuni dell’area rientrano in un elenco di comuni pilota individuati dal Mise. Nasce in tempi brevi un Comitato cittadino, sostenuto fin dalle prime ore anche dal consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli che senza indugiare aderisce al documento ‘Primum non nocere’ inviato dal Comitato a tutti i sindaci dell’area montana matesina qualche mese dopo. Un documento attraverso il quale le fasce tricolori vengono invitate a produrre tutti gli atti necessari al fine di vietare in via precauzionale l’installazione di tecnologie di quinta generazione.

Il primo a partire è Damiano De Rosa, la cui carriera di avvocato penalista passa anche attraverso le tante battaglie legali a difesa dei comitati di quartiere contro l’installazione selvaggia di ripetitori nell’hinterland napoletano. Da allora qualche anno è trascorso. Un lasso di tempo durante il quale, come abbiamo visto, i risultati di alcuni studi scientifici sui campi elettromagnetici a radiofrequenza invitano ancor più alla prudenza. In qualità di sindaco di Prata Sannita (CE), uno dei comuni ‘di frontiera’ famoso per le sue acque cristalline, di fronte ai pericoli del 5G De Rosa decide perciò di riprendere e rilanciare la battaglia legale condotta quasi venti anni prima in difesa dei cittadini napoletani dall’elettrosmog, forte anche di quella specializzazione in Diritto ambientale e gestione del territorio che ne sintetizza la vocazione di penalista-ambientalista.

Il sindaco di Prata Sannita Damiano De Rosa

In queste ore De Rosa riunisce la giunta comunale che, in applicazione del principio di precauzione sancito dall’Unione Europea nell’articolo 191 del Trattato, accoglie la proposta del responsabile del settore tecnico e delibera di vietare l’installazione, anche solo in via sperimentale, di apparecchiature del sistema 5G sul territorio comunale, nelle more della nuova cancerogenesi annunciata dalla International Agency for Research on cancer.

Da una giunta di rinnovamento – completata dal vicesindaco Gianni La Banca, avvocato amministrativista con master in diritto dell’ambiente, e Domenico Lanni, infermiere professionale specializzato in emergenza ed assistenza domiciliare – al timone di un piccolo comune di frontiera, arriva dunque una salutare scossa non solo per il territorio matesino, ma anche per l’intera Campania. De Rosa è infatti il primo sindaco della regione a vietare, attraverso apposita delibera di giunta e in via precauzionale, l’eventuale installazione di apparecchiature 5G sul territorio comunale, nell’attesa che studi scientifici certi non dimostreranno in maniera incontrovertibile che non vi siano pericoli per la salute pubblica.

«Pur non rientrando Prata Sannita tra i 120 comuni italiani individuati dal Mise in cui è prevista la sperimentazione del 5G, la giunta comunale ha deciso di escludere preventivamente ed a titolo precauzionale la possibilità che venga installata la tecnologia di quinta generazione sul territorio comunale, quantomeno nelle more della nuova cancerogenesi annunciata dalla International Agency for Research on cancer, all’esito dei quali risultati viene rinviata ogni ulteriore decisione», afferma il sindaco De Rosa.

Maria Gioia Tomassetti

Nessun pregiudizio, in sostanza. Nessun ostacolo allo sviluppo e al progresso, come sostengono le grandi compagnie di telefonia mobile e i sostenitori del 5G. Soltanto una misura cautelativa, mentre si attende che venga fatta chiarezza in merito ai possibili rischi sulla salute pubblica. In questo modo, l’esecutivo pratese accoglie la richiesta del Comitato Raviscanina, guidato dalla dottoressa Maria Gioia Tomassetti, di 68 associazioni (tra cui Cai e Legambiente Matese) riunite sotto la bandiera della Consulta del Matese, del Movimento per la Pace e la Salvaguardia del Creato e soprattutto dei pediatri di famiglia del Distretto Sanitario 15, che proprio qualche ora prima della pubblicazione della delibera invitavano le amministrazioni dei 31 comuni a prendere provvedimenti cautelativi e rispettosi dei principi costituzionali di tutela e salvaguardia della salute umana.

L’esempio fornito dall’esecutivo di Prata Sannita inizia intanto, già nell’immediato, a produrre i suoi effetti. Passa soltanto qualche ora ed ecco che anche la giunta comunale di Capriati a Volturno (CE) prende posizione. Nonostante non rientri, così come il comune limitrofo, tra i 120 piccoli centri italiani individuati dal Mise per la sperimentazione del 5G, la giunta municipale targata Giovanni Prato decide di escludere preventivamente ed a titolo precauzionale la possibilità che venga montata la tecnologia di quinta generazione sul territorio comunale fino a quando non saranno chiariti gli effetti che la installazione di nuove antenne per la implementazione dei sistemi di comunicazione elettronici di quinta generazione potrebbe produrre sull’uomo e sull’ambiente.

Il fronte potrebbe presto allargarsi. Anche il sindaco del Comune di Piedimonte Matese Luigi Di Lorenzo, medico, sembra intenzionato a riunire presto la giunta per deliberare in via precauzionale lo stop alla sperimentazione di nuove tecnologie sul territorio comunale. La sensazione è quella che si stia innescando un effetto a catena, con alcuni dei sindaci del Matese pronti a schierarsi in prima persona al timone di un fronte che proprio non ne vuol sapere di arretrare. Neanche di un solo millimetro.

 

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