Ennesimo incidente mortale sul lavoro, un’altra morte bianca, anzi NERA, che più NERA non si può.
Non succede in nello sgarrupato hinterland napoletano, né in una landa desolata della Sicilia orientale.
Ma nel cuore di Roma, nel cantiere di uno dei monumenti più celebri al mondo, il Colosseo.
Ai confini della realtà. Lavori che dovrebbero essere super controllati, passati ogni giorno e ogni ora ai raggi x, verificati al millimetro: e invece la tragedia. Alla faccia della sicurezza: figuriamoci cosa continua ad accadere ogni giorno e ogni notte in migliaia di altri cantieri non così ‘monitorati’ (sic).
Ha la faccia di bronzo il premier Giorgia Meloni per dichiarare: “Morire a 22 anni è inaccettabile, lo è ancor di più se questo accade sul posto di lavoro. Anche nel nome di Andrea (Moretto, il giovanissimo operaio che ha perso la vita, ndr) continueremo a fare la nostra parte, ad impegnarci e a compiere ogni sforzo affinché tragedie simili non si ripetano più”.
L’unico sforzo che la prima ministra dovrebbe fare è quello di levare il disturbo. Ma dove trova il coraggio per affermare “continueremo a compiere ogni sforzo”? Quali sforzi hanno mai compiuto per evitare la quotidiana strage di morti bianche, anzi nere, nerissime? Parole al vento, tanto più insopportabili e autentiche offese alla memoria del povero Andrea a dei tanti Andrea che perdono la vita ogni ora del giorno e della notte.
Sì perché il ventiduenne operaio-rocciatore è caduto da 10 metri di altezza a mezzanotte circa. Stava lavorando al nuovo impianto di illuminazione del Colosseo. Ora indaga per omicidio colposo la Procura di Roma, che vaglierà tutte le ipotesi, dal cedimento dell’imbracatura all’errore umano al malore. E – c’è da sperare – soprattutto sul fronte dei ‘controlli’, o meglio ‘non controlli’.
Incredibile ma vero: il fatto è successo, appunto a mezzanotte, e nessuno ha ritenuto opportuno transennare immediatamente il monumento e prevenire qualsiasi afflusso, ben prevedibile, la mattina per le consuete visite dei turisti.
Così cerca di mettere una pezza a colori e giustificare l’ingiustificabile (al mattino, infatti, sono arrivati turisti a frotte come se nulla fosse) il ministero della Cultura: “Una chiusura immediata degli accessi avrebbe determinato una forte concentrazione di visitatori all’esterno del monumento, con possibili ripercussioni sulla sicurezza e l’ordine pubblico”. Ma cosa cavolo vuol dire? Solo aver calpestato la memoria della fresca, ennesima vittima del lavoro. Di questo lavoro totalmente insicuro che l’Italia nera griffata Meloni riesce ad assicurare!
Penose le parole pronunciate a botta calda dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Il quale, invece di dimettersi all’istante, ha il fegato di affermare: “Abbiamo trascorso tutta la notte insieme agli inquirenti, alla famiglia, alla salma della vittima e alla polizia mortuaria. Non c’è stato un solo momento in cui il ministero della Cultura e il parco del Colosseo abbiano mancato di essere vicini ad Andrea e alla sua famiglia. Ho piena fiducia nel lavoro degli inquirenti e vogliamo che quanto prima si faccia luce su quanto è accaduto”.
Gli inquirenti faranno bene a verificare al più presto tutte le misure di sicurezza adottate (e soprattutto quelle non adottate, o adottate male) e ad accertare le inevitabili responsabilità: che ci sono, e sono grandi almeno quanto il Colosseo.
Osa ancora continuare il ministro NERO: “Abbiamo tempestivamente, nottetempo, disposto una chiusura controllata del Colosseo. E una corona di fiori del genere non si improvvisa in pochi minuti”.
Ma ci è o ci fa, Giuli? Cosa vuol dire quella farneticante espressione “una corona di fiori del genere non si improvvisa presto”? Forse è stato lui stesso dal fioraio per allestirla? E vuole rivendicarne il merito?
Secondo la nota Ansa, infatti, “sul luogo è stata subito disposta una corona di fiori”.
E il ministro-fioraio arriva ad aggiungere: “Abbiamo deciso di rendere solenne questa tragedia, e non vogliamo che si ripeta. Faremo di tutto perché esca fuori la verità e non si ripeta mai più quello che è successo”.
Ripete per due volte – come in una tetra cantilena – la frase “vogliamo che non si ripeta mai più”. Ma non prova neanche un briciolo di vergogna? Non riesce nemmeno a rendersi conto che pronunciare parole del genere significa offendere una dieci cento volte la memoria di tutte le vittime trucidate sul lavoro? Per tutti i cantieri non controllati, come è addirittura successo nel cantiere del monumento forse più famoso del mondo?
Ignoranti (e per la Cultura siamo ad un clamoroso bis, dopo il caso di Genny Sangiuliano), inetti, e ‘manigoldi’ come si diceva un tempo (vicenda Delmastro docet), gli esemplare del governo sfascista griffato Meloni. Le scuse, i ‘non si ripeterà più’, i fiori non servono a niente. Suonano come un’offesa bis alla memoria. E i NERI – la storia insegna – sono arci abituati a calpestare non solo i corpi delle proprie vittime ma anche e soprattutto la loro MEMORIA.
Scopri di più da La voce Delle Voci
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.


























