I Pericle del terzo millennio

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Quanti Pericle del terzo millennio si spacciano per buonisti, accoglienti, umani? Quanti s’impossessano del potere con strumentali proclami di vicinanza ai poveri e ai diseredati? Quanti promettono e non mantengono attenzione prioritaria al disagio sociale e posti di lavoro, sicurezza, ragioni di orgoglio nazionale?
L’input per la riflessione che segue è bella e servita da uno dei più noti detti popolari, a proposito dell’incoerenza tra il dire e il fare. Eccolo: “Predica bene, razzola male”. Il monito erga omnes si addice al prete che al mattino, durante la messa, invita i fedeli dal pulpito a tenere comportamenti cristiani e al pomeriggio compie l’ignobile violenza di abusi sui minori. Sposa con il popolo facilone di cattolici per modo di direi, che profittano a piene mani dell’indulgenza nel confessionale, della scontata assoluzione per peccati veniali e mortali “…Tanto basta pentirsi per non andare all’inferno”. Campione di questa odiosa ambiguità è il tizio premiato dal voto del Marzo 2018, dalla nomina inverosimile a ministro dell’Interno e vice premier del governo gialloverde, al secolo Matteo Salvini. È lui la punta di diamante di un esercito di ipocriti che recitano il rosario, frequentano le chiese, ma si macchiano contemporaneamente di comportamenti illeciti, amorali, compiono peccati di odio e sopraffazione “Tanto basta pentirsi per non andare all’inferno”. In questo solidale a Salvini è il socio in affari governativi Di Maio. In corso di campagna elettorale predica con ripetuti selfie televisivi solidarietà per il popolo che soffre e una volta eletto, si associa all’orrore dei respingimenti, della chiusura dei porti, del no agli sbarchi dei migranti. Diventa complice delle stragi del Mediterraneo.
Che c’entra Pericle? C’è che il politico, abile oratore del quattrocento avanti Cristo è divenuto famoso e citato come esempio di rettitudine istituzionale grazie al “nobile” discorso agli ateniesi sulla democrazia e a un apologetico selfie sul tema “Molti invece dei pochi e per questo viene chiamata democrazia”. Pericle s’inoltra in territori di grande suggestione  sulla giustizia uguale per tutti, sulla libertà individuale e collettiva, il rispetto delle leggi e di ciò che è giusto. “Noi non consideriamo la discussione ostacolo sulla via delle democrazia, crediamo che la felicità sia il frutto della libertà. Qui ad Atene facciamo così. Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati (!), di rispettare le leggi (!), di non dimenticare che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa (!). E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso. Qui ad Atene noi facciamo così”.
L’elevato, forbito eloquio, omette di raccontare ai 150 mila ateniesi che tengono in schiavitù l’incredibile numero di 100 mila derelitti, compresi molti cittadini ateniesi! Lì, ad Atene, era questa la traduzione in realtà del mistificatore principio di giustizia ed eguaglianza. Non a caso nel corso della celebrazione di Sala a sindaco di Milano, Umberto Eco, rivolto all’attore Paolo Rossi, chiamato a declamare il discorso sulla democrazia di Pericle, gli disse “Attento, Pericle era un figlio di puttana”. Dopo aver letto il discorso, Rossi si dichiarò d’accordo con lo scrittore. Per Eco il discorso del politico ateniese è un chiaro esempio di malafede: aristocratico di buona condizione economica, era attaccato alla sua classe, ma usava il ricorso al favore popolare come strumento di potere. Visto che Cimone, più ricco di lui, spendeva un sacco di soldi suoi per iniziative popolari, ne intraprese altrettante, ma con soldi pubblici. Tipico esempio di populismo.
A che cosa mira l’elogio della democrazia ateniese, idealizzata al massimo da Pericle? A legittimare l´egemonia di Atene su vicini greci, sui popoli stranieri. Il collegamento con la xenofobia di Salvini  è evidente. L´elogio degli italiani che combattono per difendere la loro terra legittimerebbe, per il ministro leghista la pretesa di egemonia dell’Italia in ambito europeo. Un dettaglio: il governo di Pericle riconosceva come propri cittadini solo chi aveva tutti e due i genitori ateniesi. Perciò gli schiavi e soggetti senza pieni diritti, come gli extracomunitari di oggi.
Ogni epoca ha le sue debolezze. Lasciamo che  Pericle celebri questa sua ‘democrazia di schiavi’. Dovesse capitare che Salvini o di Di Maio si approprino del discorso di Pericle per spacciarsi come democratici doc, basterà ricordare l’ammonimento di Umberto Eco a Rossi sull’inaffidabilità conclamata dell’ateniese.
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