NEI MISTERI DI PAVIMENTAL / L’OSCURO BRACCIO OPERATIVO DI AUTOSTRADE PER L’ITALIA

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Nella giungla societaria che ruota intorno al colosso di casa Benetton, Atlantia, e alla sua controllata di lusso, Autostrade per l’Italia, molti si sono persi per strada un anello strategico, ossia la sigla che in qualche modo spartisce e assegna la più grande fetta di significativi appalti e subappalti lungo la penisola: Pavimental.

Il suo nome fa capolino proprio nella tragedia del ponte Morandi a Genova, e in particolare riguarda la commessa per la sistemazione degli strategici ‘stralli’, in questo caso del pilone 9, crollato. Si trattava di “sostituzione del carroponte, “posa dei nuovi new jersey” e “posizionamento di reti di sicurezza”. 

“Lavori non strutturali”, osservano ad Autostrade, in questo caso è intervenuta anche la Weico di Velturno, in provincia di Bolzano. 

SI PARTE A BORDO DI MGA

Ma le opere di maggiore impatto erano stati affidate da Pavimental (quindi Autostrade, come abbiamo visto), alla MGA di Aulla, in provincia di Massa Carrara, acronimo di “Manutenzioni Generali Autostrade”. Società che presenta un lungo pedigree, amministrata dal dinamico Paolo Luccini. 

Lavori in diverse parti del Paese, per MGA, e ottimi rapporti con una società statunitense che si interessa di tutt’altro, la D&B Hooves, la quale ha sedi operative nel New Yersey e ad Austin, nel Texas. Il suo obiettivo è la creazione di un immenso database per immagazzinare dati che riguardano oltre mille imprese nel mondo, impegnate in lavori e affari che superano i 120 miliardi di dollari. La società nasce nel ’90 allo scopo di “fornire informazioni e ricerche alle imprese”. Un po’ vago, quell’oggetto sociale, e un leggero odore d’intelligence. 

Il ponte Morandi crollato a Genova.

Torniamo al ponte Morandi e a quella maledetta notte che ha preceduto la tragedia. Ricostruisce Luccini: “noi quella notte eravamo nella galleria Coronata, sul Morandi, fino a inizio anno avevamo curato anche il rifacimento dei cordoli”. 

Circa le eventuali segnalazioni fatte ad Autostrade, i tecnici affermano che riferiranno solo ai magistrati. “Le comunicazioni sono tracciabili – dicono – ogni volta che gli operai al lavoro hanno riscontrato lesioni nel calcestruzzo, segni di ruggine, ossidazione o infiltrazioni d’umidità, è stata data notizia ai committenti”.

La stessa MGA fu al centro anni fa di un brutto incidente che costò la vita ad un operaio. Avvenne il 22 marzo 2013 a Bastia Mondovì, dove erano in corso lavori in galleria. Una pesantissima lastra in cemento schiacciò letteralmente un esperto operaio della ditta, Silvio Antonelli, 61 anni. Si è ovviamento aperto un processo che vede come imputati lo stesso Piccini e il consulente di MGA, Mario Prestipino, considerato il “direttore di fatto del cantiere”. Secondo i pubblici ministeri incaricati dell’inchiesta, in galleria non sarebbero state rispettate le norme di sicurezza minime legate a quel tipo di lavoro.

L’episodio più grave, comunque, rimane quello per il crollo del viadotto lungo la A4 accaduto due anni e mezzo fa, il 9 marzo 2017, causando 2 morti schiacciati nella vettura che sfortunatamente si era trovata a transitare. 

Qui la catena degli appalti è un po’ più complessa. Pare che stavolta sia direttamente Autostrade ad appaltare al consorzio Matarrese che dopo pochi mesi recede dal contratto e molla il cantiere. A questo punto Autostrade incarica Pavimental di trovare un nuovo esecutore dei lavori: la scelta – non si sa in che modo – cade su Delabech, sigla romana sbocciata da pochi anni e un portafoglio lavori già di una certa consistenza. Almeno sulla carta, nella brochure o sul sito.

Camilla Fabbri

A quanto pare, invece, secondo la presidente della commissione parlamentare d’inchiesta, Camilla Fabbri, non c’è di peggio al mondo. In primo luogo – viene denunciato – Pavimental accetta uno schizzetto progettale che potrebbe fare anche un bambino, peggio va con le fasi esecutive, i controlli non esistono. Ma ecco la sfilza di colorite espressioni utilizzate dalla presidente Fabbri: “progetto superficiale”, “totalmente generico”, “opaco”, “la Delabech è una società senza esperienza specifica”, “vi sono anomalie per i subaffidamenti”, si parla di “insicurezza”, “costi per la sicurezza trascurati”, “mancanza di programmi per la sicurezza”. Se vi par poco…

Il pm di Ancona, Irene Bilotti, sta indagando su 41 imputati, tra dirigenti e funzionari di Autostrade, Pavimental e Delabech: pesanti i capi d’imputazione, come omicidio coloso plurimo, disastro colposo e lesioni colpose.

 

CON UN POMICINO UN BOCCHINO NEL MOTORE

In sostanza Delabech era una diramazione della ben più nota Impresa spa, romano-partenopea, per anni al centro di importanti appalti. Uno dei più significitivi riguardava il tram veloce che dall’aeroporto di Firenze Peretola porta al cuore cittadino. Un’infrastruttura fortemente voluta dall’allora sindaco Matteo Renzi e contestata da cittadini e associazioni ambientaliste, perchà va ad impattare su un sottosuolo fragile e idrogeologicamente delicatissimo, come ha dimostrato l’alluvione di un anno e mezzo fa che ha rischiato di provocare ua catastrofe (in quel caso, la concausa erano i lavori per la TAV e quelli per il Metro veloce). L’appalto è poi passato a Fincosit Grandi Lavori, il cui presidente è finito in galera per l’appalto del Mose di Venezia…

Italo Bocchino e a destra Paolo Cirino Pomicino

Impresa è finita in crac, la sua eminenza grigia, Vincenzo Maria Greco, agli arresti: era – ed è ancora – l’uomo ombra di ‘O Ministro Paolo Cirino Pomicino. E fu il suo braccio destro per tutti i lavori del dopo terremoto in Campania, compresi quelle famigerati per Monteruscello, per il raddoppio della Napoli-Roma durati vent’anni, e, sotto il profio editoriale, nella catena di free press rilevata dall’imprenditore sardo Niki Grauso E Polis, nella quale figuravano (come del resto nello staff di Impresa) i figli di Greco, ossia Ludovico e Maria Grazia Greco.

Gli azionisti base di Impresa erano alcuni mattonari amici di ‘O Ministro, per fare solo un esempio il partenopeo Raffaele Raiola, che ai tempi di Mani pulite ‘rilevò’ la Sorrentino Costruzioni Generali finita in ammininistrazione giudiziaria: impresa cara ad ‘O Ministro, ma la sua stella polare era sempre rimasta Icla.

C’è un’altra super star politica nei destini di Impresa e poi Delabech: Italo Bocchino, l’ex portavoce di Gianfranco Fini poi passato a curare le public relations (12 mila euro al mese secondo le carte istruttorie) per Alfredo Romeo, il protagonista dello scandalo Consip. 

Davvero un bell’ambiente… 

Ma torniamo a Pavimental e alle sue acrobatiche imprese. Circa tre anni fa un altro caso di cronaca. In un casello autostradale del napoletano crolla mezza struttura, per fortuna nessuna vittima, ma è l’ennesima dimostrazione che quelle strutture, e soprattutto i viadotti passati sotto le cure di Pavimental e delle sue società in subappalto, nascono già ‘sgarrupati’. La solita tecnica maturata con il dopo terremoto e nei lavori pubblici: chiedo 100, spendo 30 e il resto viene tranquillamente spartito tra imprese taroccate, partiti e camorra. 

 

VERBALIZZAZIONI BOLLENTI

In quel caso, i lavori erano stati affidati da Pavimental ad un’impresa di Castellammare di Stabia. Vuolo, che ne aveva già combinate delle belle in mezza Italia: Firenze Nord, Cinisello Balsamo, Cherasco, Santa Maria Capua Vetere, per citare i casi più eclatanti. Eppure ha continuato a lavorare e ad essere un’impresa di fiducia di Pavimental, a sua volta il braccio operativo, e ovviamente di fiducia di Autostrade d’Italia. Una catena di Sant’Antonio, incredibile ma vera. 

Gennaro Ciliberto

Sulla vicenda dell’impresa Vuolo ha avuto il grande coraggio civile di verbalizzare davanti ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli un ex dipendente, che per anni ha lavorato in una delle società satellite del piccolo ma agguerrito impero Vuolo, la Carperfer: tra le altre sigle da segnalare anche PTAM Costruzioni e APF Travi Elettrosaldate.

I 5 Stelle mesi fa hano presentato un’interrogazione parlamentare encomiando il coraggio di un cittadino, Gennaro Ciliberto, che si è esposto ed espone con tutti i rischi che può correre, in prima persona e con i suoi familiari: è diventato quindi un collaboratore di giustizia. 

E non ha avuto paura di parlare di “corruzione negli appalti, infiltrazioni mafiose, facendo nomi, cognomi, importi dei lavori, appalti”. 

L’Anac, al solito, dorme. E la magistratura, negli ultimi tre anni, cosa ha partorito?

Senza ovviamente chiedersi quali provvedimenti abbiamo potuto prendere i mandanti di tutte le operazioni quanto meno affaristiche ai danni dei contribuenti (non solo tartassati ma anche massacrati): hanno mai detto una parolina, Atlantia, Autostrade per l’Italia, Pavimental o adottato qualche provvedimentuccio in merito alle questioni denunciate – e documentate – da Ciliberto? O sono troppo impegnate in feste post ferragostate a base di caviale & champagne?    

 

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