STRAGE DI CAPACI / TEST DEL DNA, C’ERANO ALTRI DUE KILLER?

Condividi questo articolo

Genetica e Dna in soccorso per la strage di Capaci. Dove, evidentemente, fino ad oggi non sono stati individuati tutti i killer. Figurarsi i mandanti.

La procura di Caltanissetta, infatti, mesi fa ha ordinato una perizia su alcuni reperti rinvenuti a una sessantina di metri dalla voragine dell’esplosione. Si tratta di un paio di guanti di lattice. La perizia tecnica, effettuata da Nicoletta Resta, docente di Genetica medica all’università di Bari, ha portato ad una clamorosa scoperta: sono state trovate tracce del Dna di due soggetti che non hanno niente a che fare con i condannati per la strage. Si tratta di un uomo e una donna.

I nuovi misteriosi elementi sono stati catalogati quali ‘Reperto 4 A’ e ‘Reperto 4 B’.

“Come dimostra il lavoro svolto in questi anni, non abbiamo mai smesso di lavorare”, sono le parole di Amedeo Bertone, il procuratore capo di Caltanissetta che coordina le nuove indagini, insieme agli aggiunti Gabriele Paci e Lia Sava, con il sostituto Stefano Luciani.

Sulla scorta di questi elementi il boss Lorenzo Tinnirello, condannato all’ergastolo, chiede la riapertura delle indagini. Sottolinea il suo legale, Salvatore Petronio: “Da anni sosteniamo che a Capaci ci fu un doppio cantiere. I mafiosi da soli non erano in grado di organizzare un’operazione militare come quella di Capaci. C’erano di sicuro soggetti esterni a Cosa nostra”.

Alcuni inquirenti sostengono la stessa tesi. Ad esempio Gianfranco Donadio, una vita professionale a indagare sui riciclaggi internazionali e per anni componente della Direzione Nazionale Antimafia, ha sempre ritenuto che sul luogo della strage non c’era solo Cosa nostra. Proprio come è successo per il caso Moro (tra l’altro Donadio è consulente dell’attuale commissione sul delitto dello statista dc, presieduta da Giuseppe Fioroni): sul luogo dell’agguato, in via Fani, non c’erano solo gli uomini delle Brigate rosse, anche anche altri. A cominciare da tante barbe finte…

Se Capaci è ancora un mistero a tre quarti, per via D’Amelio è sempre buio che più pesto non si può. Niente killer, neanche a sognarsi i mandanti, regolarmente a volto coperto.

Siamo ormai al Borsellino 4, con una prima sentenza che ha fatto scontare a una dozzina di persone 15 anni di galera da innocenti (come è capitato nel caso Alpi), per via di una testimonianza taroccata e costruita a tavolino, quella di Scarantino.

Hanno passato qualcosa i magistrati che hanno organizzato il depistaggio? Fino ad oggi non se ne ha notizia. E nessuno che se ne freghi di accertare quelle responsabilità.

Condividi questo articolo

Lascia un commento