C’È FOLLA IN CENTRO

Affidiamoci alla scienza dei numeri, all’equazione del centrismo che sta ai sei milioni di poveri, ai bisogni degli ‘ultimi’, come Netanyahu sta al riconoscimento dello Stato della Palestina o l’intelligenza artificiale al bene comune della Terra. Ragioniamo: l’identità ideologica della sinistra, del marxismo, nasce e pervade le coscienze di almeno metà pianeta, genera la rivoluzione politica di una società globalmente democratica, paritaria, di popoli diversamente premiati dalla natura ma pienamente partecipi delle risorse materiali ed umane. Se i moderati si osservano con l’ecografo e il referto dell’esame si proietta sul display, appare ben chiara la vocazione comune di affollarsi al centro dell’isola protetta dove è ben chiaro che trova comodo, permanente rifugio: se ne giova la destra, che oltre sopportare con evidente ma obbligato disagio i moderati del fu Berlusca, si lascia contagiare dall’isterie leghiste e che ovemai dovese fallire il bis elettorale del 2022 potrebbe vannaccizzarsi, sprofondare nel nero dell’eversione. Dal tarlo della moderazione è contagiato il polo multigender dell’opposizione al melonismo. Ne coltiva in seno lo storico quanto fallimentare ‘volemose bene’ Moro-Belinguer, il ben noto ‘compromesso’ ordito per dar vita alla promiscuità centro-sinistra, il conseguente confluire nell’accogliente alveo dem di tanti orfani della prima repubblica, di ex Dc, Psi, Pli…I nuovi inquilini della sinistra non hanno mai accettato la subalternità da chi li ha ospitati e da quinta colonna, hanno perseguito la stretta via con alterna fortuna, di ruoli e peso politico endogeno. Hanno indotto progressivamente il Pd alla separazione non consensuale con il mondo dei lavoratori e dei ‘fragili’.

UN COLPO DI GENIO dell’art director dei moderati senza i quali la sinistra di ritiene che subirebbe una nuova sconfitta politica post elettorale, ha titolato l’ennesimo soggetto centrista “Più uno” (il riferimento alla nuova schifezza della legge elettorale non è casuale). Soggetti molto perbene lo propongono al Pd che rifiutare proprio non può: Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, Franco Gabrielli, già capo della Polizia e tra loro, per un selfie di amici sorridenti, anche Gualtieri sindaco di Roma. Programma? Nulla di inedito: sanità pubblica, scuola, salari, lotta alle disuguaglianze, sostegno alle imprese, crescita, produttività, recupero astensionisti. In agguato, pronti a un “all in” dai pokeristi spericolati, restano in vigile attesa del voto gli ambiziosi Renzi e Calenda e una strizzatina d’occhio a Tabacci non manca. Nessun cenno ai sei milioni di poveri, a chi mette un piatto in tavola o paga il fitto di casa a chi ascolta con terrore annunci di guerre nucleari.


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