Terremoto in Germania con il voto amministrativo in Maclemburgo-Pomerania e, soprattutto, a Berlino.
Stravince nel primo caso la formazione di ultradestra Alternative fur Deutschland (AFD) che raddoppia i consensi ma con ogni probabilità non riuscirà a formare il governo nel Land.
Ma è storico il grande successo della sinistra – die Linke – nella capitale, dove stravince la ‘Mamdani tedesca’, l’astro nascente e da oggi speranza per tutta l’Europa, Elif Eralp, il nuovo sindaco che formerà un esecutivo rosso-rosso-verde con un rivoluzionario programma da far già tremar le vene ai polsi di tutti i neri, sfascisti e turbo-capitalisti del Vecchio Continente, a cominciare dall’Italia. Dove, guarda caso, i soliti media di perfetta disinformazione minimizzano la epocale vittoria.
Vediamo più in dettaglio cosa è successo.
E partiamo proprio dal boom rosso nel cielo di Berlino.
Die Linke ottiene una strabiliante 25,7 per cento, ossia 1 cittadino su 4 l’ha scelta, raddoppiando i consensi raccolti appena tre anni fa, nel 2023, quando si attestò sul 12,2 per cento. La CDU crolla dal precedente 28,2, ma ‘tiene’ con il 18,8; discreta performance dei socialdemocratici della SPD (12,1) per cento, e dei Grune (i Verdi) che raccolgono il 14,3.
Cerchiamo di capire il segreto del successo firmato Eralp.
Obiettivo prioritario del programma della sua Linke è la giustizia sociale e la difesa della classi più deboli. E ha subito puntato sulla prima necessità per i berlinesi, la casa: visto che l’85 per cento dei cittadini non ne ha una di proprietà e che i fitti sono in costante aumento, cresciuti addirittura del 77 per cento nell’ultimo triennio.
Per questo, ha in mente un obiettivo davvero rivoluzionario e marcatamente socialista: espropriare e socializzare i colossi privati del mattone, dando quindi finalmente attuazione a quanto previsto dal referendum del 2021 vinto con il 57 per cento dei consensi.
Nel mirino c’è la super big del settore immobiliare tedesco, VONOVIA, quotato in Borsa a Francoforte e proprietario di oltre 130 mila abitazioni nella sola Berlino.
Ha tutte le carte in regola, la nuova numero uno, per centrarlo. Visto che è un avvocato esperto in diritti sociali e civili con un lungo curriculum, nonostante i suoi appena 45 anni. Ha infatti cumulato esperienze presso l’ambasciata tedesca ad Ottawa e, soprattutto, presso l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati a Berlino. Di famiglia turca, i genitori sono profughi politici approdati in Germania nel 1980, sindacalisti, il padre medico. Hanno vissuto per alcuni anni a Dortmund per poi trasferirsi ad Amburgo.
L’ormai già mitico sindaco di New York, Zohran Mamdani, le ha dato alcune dritte per la campagna elettorale, e lei ha affermato: “Se il candidato di sinistra può vincere a New York, non c’è motivo per cui non possa accadere a Berlino”. Previsione perfettamente azzeccata.
Passiamo alle urne del Magdeburgo-Pomeriana anteriore.
Dove stravince AFD ma con ogni probabilità governerà il centrosinistra: perché da sola , pur con il grosso bottino del 38 e passa per cento, non riuscirà a dar vita ad una maggioranza. Obiettivo che invece dovrebbe centrare la SPD, forte di un risultato da non poco, pari al 35,5 per cento, e in grado di governare con die Linke, Verdi e forse l’appoggio di quel che resta della CDU. Quindi, dovrebbe fare il bis la governatrice uscente del Land, Manuela Schwesig, l’artefice della buona performance SPD.
Il candidato vincente di AFD, Leif-Erik Holm, rivendica comunque il diritto di formare il nuovo governo e sbandiera: “Naturalmente parlerò con tutti gli altri partiti”, nel tentativo di “smuovere le cose”.
Del resto, la numero uno nazionale di AFD, Alice Weidel, non fa mistero dei successi della sua formazione di ultradestra a livello locale e, si dice sicura, al prossimo voto a livello nazionale. E rifila un bel (meritato) calcio al Cancelliere Friederich Merz “Ormai siamo in più grande partito in Germania – sottolinea Weidel gonfiando il petto – E questo significa chiaramente che Merz deve trarne le conclusioni. Deve farlo per il suo partito e per il Paese”.
Pur ammettendo la sua Waterloo (“è un disastro e non possiamo abbellirlo”), il ‘dead man walking’ Merz non si schioda dalla sua poltrona di Cancelliere e capo CDU (è convocata un’assemblea del partito per le prossime ore, e potrebbe succedere qualcosa di grosso) e osa sfidare ancora: “Non me ne vado, voglio continuare a portare avanti il Paese e attuare le riforme”.
Tradotto: vuol portare la Germania nel baratro, In picchiata come la CDU che in Magdeburgo-Pomerania non ha neanche lo straccio di un seggio (mai accaduto), non avendo raggiunto quel 5 per cento minimo (ha ottenuto un penoso 4.9 per cento). In picchiata come l’economia tedesca, che da locomotiva d’Europa s’è trasformata in una gigantesca fabbrica che sforna eserciti di disoccupati ogni giorno, basta vedere il caso Volkswagen.
Ma da oggi la Germania può tornare a sperare, e insieme l’Europa. Perché a Berlino è nata una stella e il cielo si è magicamente tinto di rosso. Rosso fuoco…
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