Un colpo al cerchio e l’altro alla botte. Una maxi storia di corruzione tira in ballo il braccio destro e amico per la pelle di Volodymyr Zelensky, ossia Timur Mindich, che scappa all’estero, forse in Israele.
Ma ha le sue grosse gatte da pelare anche l’ex fedelissimo, e ora possibile rivale del guitto di Kiev per le presidenziali, cioè il generale Valerij Zaluzhny, protagonista nel sabotaggio del gasdotto Nord Stream.
Partiamo proprio da quel sabotaggio che avvenne a pochi mesi dall’inizio del conflitto in Ucraina, il 26 settembre 2022.
Le indagini della procura tedesca, infatti, sono ad una svolta decisiva: dopo l’arresto degli esecutori materiali dell’attentato, ora è sotto i riflettori degli inquirenti il mandante, ossia la mente che ha organizzato il tutto. Si tratta dell’allora comandante delle forze armate ucraine Zaluzhny, che di tutta evidenza agì in perfetta sinergia con il suo presidente. Da circa un anno, dopo la ‘rottura’ con il pupazzo di Kiev, ricopre la carica di ambasciatore di Kiev a Londra. Un grosso caso diplomatico all’orizzonte, quindi.
Mette nero su bianco il Wall Street Journal: “L’operazione portata a termine da un’unità militare d’elite ucraina è stata condotta sotto la guida del generale Valerij Zaluznhy. Il quadro è ormai chiaro per la procura tedesca”.
Del resto, proprio un reporter americano è stato il primo, a pochi mesi da quel sabotaggio, a far luce sul giallo. A botta calda, infatti, tutte le responsabilità vennero naturalmente addossate alla Russia, che l’aveva realizzato: un autogol scientifico. Poi, finalmente, lo scoop del grande reporter di guerra Seymur Hersh, premio Pulitzer per i suoi pezzi sulla strage di My Lai, in Vietnam. Hersh, infatti, svelò le connection tra CIA e Ucraina; e la Voce riprese subito la sua minuziosa ricostruzione nel pezzo messo in rete il 9 febbraio 2023,
GASDOTTI NORD STREAM / FATTI SALTARE DAGLI AMERICANI
Torniamo alle news. Perché l’obiettivo del sabotaggio coincide esattamente con il sospetto all’epoca scartato a priori, e senza alcuna giustificazione plausibile, dai vertici euro-atlantici, dal numero uno della Commissione Europea Ursula von der Leyen e dal Segretario Nato, Jens Stoltenberg (dopo alcuni mesi gli subentrò l’olandese Mark Rutte).
Secondo i magistrati tedeschi, invece, ormai non ci sono più dubbi: a sabotare il Nord Stream non fu un’operazione false flag ordinata dal Cremlino, bensì un’azione militare organizzata dai vertici di Kiev al fine di “ridurre le entrate petrolifere di Mosca e spezzare il legame economico tra la Germania e la Russia”. Il gasdotto, infatti, era stato realizzato proprio dalla Russia per fornire gas alla Germania e agli altri paesi europei.
A capo di quel commando composto da militari d’elite ucraini (sommozzatori provetti) c’era il maggiore Serghiy Kuznietsov, arrestato la scorsa primavera a Rimini quando si stava godendo una merita vacanza con la famiglia, ed è ore detenuto in un carcere italiano. Il suo vice, Volodymyr Zhuravlov, invece, se la passa meglio: arrestato in Polonia su mandato internazionale spiccato dalla procura tedesca, non è stato ancora estradato in Germania per una precisa volontà del premier Donald Tusk, secondo cui ciò “non è nell’interesse della Polonia”.
Di tutta evidenza anche i vertici polacchi erano complici: lo dimostrò subito un significativo tweet dell’allora ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorsky, “Grazie USA”.
Passiamo alla seconda storia tutta a botte di maxi corruzioni, affari sporchi & riciclaggi. Che tira in ballo lo stretto entourage del guitto presidenziale, ed in particolare Timur Mindich. Il quale, vista la malaparata e sentito il tintinnar di manette, ha preferito far perdere le sue tracce: con ogni probabilità – secondo fonti attendibili – è fuggito in Israele, dove coltiva grossi interessi economici e finanziari.
Tutto parte delle indagini – clamorosamente osteggiate e intralciate da Zelensky – svolte sia dall’Ufficio Nazionale Anticorruzione (NABU) che dalla Procura Nazionale Anticorruzione (SAPO). Le quali da mesi e mesi stavano indagando su “un’organizzazione criminale di alto livello” che ha messo in piedi “uno schema di corruzione su larga scala per esercitare una forte influenza su imprese statali nel settore energetico, in particolare sulla compagnia ENERGOATOM”.
Tra gli indagati eccellenti con pesantissimi addebiti, in pole position Timur Mindisc, socio della prima ora di Zelensky nella società KVARTAL 95, produttrice dei programmi tivvù che hanno reso ‘famoso’ (sic) il guitto davanti al pubblico ucraino e favorito poi la sua incredibile ascesa presidenziale nel 2019. Ma il pezzo grosso del tris è stato l’oligarca Ihor Kolomoisky, il fondatore del Battaglione Azov di chiara ispirazione nazi, saccheggiatore della ‘Private Bank’, riciclatore di ingenti capitali sporchi negli Usa e del quale la Voce ha più volte dettagliato le imprese criminali. Ecco, come assaggio, un’inchiesta che dettagliava anche i suoi fruttuosi rapporti con Hunter Biden, figlio dell’ex presidente Joe è infatti del 27 marzo 2022
HUNTER BIDEN, ZELENSKY & IL SUPER OLIGARCA / MOLTO ATTENTI A QUEI TRE
Torniamo alle performance griffate Mindich. Il quale “negli ultimi due anni ha aumentato notevolmente la sua influenza”, come riferisce il ‘Kyiv independent’. Tanto da aver ‘ispirato’ la nomina della ministra dell’Energia, Svitlana Hrinchuk, e del direttore generale dello stesso dicastero, Herman Galuschenko (che oggi è addirittura ministro della Giustizia). Così come è a lui riconducibile un’altra nomina da novanta: quella dell’ex vice primo ministro Oleksiy Chernyshov a capo della grossa compagnia energetica NAFTOGAZ (è stato comunque licenziato a giugno scorso, dopo un’indagine NABU).
Un vero pallino, quei dei business energetici, sempre coltivato con enorme passione dal braccio destro (e forse qualcosa in più) del guitto presidenziale.
E’ però inciampato, l’onnipresente Timur, sull’affare KHARKIV OBLENERGO, l’ennesima società energetica che rifornisce tutta l’Ucraina e ha sede a Kharkiv: guarda caso proprio la città finita pochi giorni fa in black out totale per un’intera giornata. Secondo gli accertamenti svolti da NABU, mister Mindich ha sottratto 16 milioni di dollari dalle casse societarie. E’ questa la principale accusa di cui deve rispondere, un’operazione in perfetto stile Kolomoisky, il suo ‘Maestro’.
Mentre sempre lo scorso giugno NABU ha provveduto all’arresto di un suo parente, Leonid Mindich: cercava anche lui di svignarsela all’estero.
Non manca di interessarsi, Timur, alle banche (è azionista in ‘Sens Bank’) e anche al settore minerario. Dove riesce in un’impresa davvero leggendaria: aver fatto il suo ingresso nella ‘NEW DIAMOND TECHNOLOGY’, una società diamantifera della ‘nemica’ Russia.
Il massimo!
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