ROBERTO MANCINI / I DORATI STIPENDI IN NERO DAL MANCHESTER CITY…

Tempi cupi per Roberto Mancini, l’allenatore fortemente voluto dal presidente della Federcalcio Giovanni Malagò sulla panchina dell’Italia pallonara da anni in flop.

E comincia nel peggiore dei modi la seconda esperienza del trainer marchigiano su quella panchina bollente: Italia appena asfaltata con un netto 2 a 0 dal Belgio, che ha dominato in un lungo e in largo contro una compagine senza anima né gambe, zero tecnica e schemi tattici all’ammasso. ‘Napocalisse, avrebbe colorito l’Enrico Montesano d’un tempo.

Forse pesano, nella testa di Mancini, le preoccupazioni che derivano dalla maxi inchiesta della federazione calcistica inglese – e non solo – sulla gestione finanziaria  più che allegra del Manchester City nell’arco di un decennio (2009-2018). E nel mirino degli 007 britannici sono finiti anche gli anni in cui ‘el Mancho’ ha allenato la squadra, ossia dal 2009 al 2013.

Ecco cosa hanno scoperto, secondo le rivelazioni della stampa britannica.

Mancini – stando alle indiscrezioni trapelate – ha goduto di due contratti distinti: uno ufficiale, da 1,4 milioni di euro; e uno in nero, da 1,7 milioni di euro.

Non poco complesso il tragitto dei soldi di questa seconda operazione ‘coperta’. I fondi, infatti, partono dall’‘Abu Dhabi United Group’  che li trasferisce all’‘Al Jazira Sports and Cultural’ dell’‘Arabian Gulf Club’, il quale li smista alla ‘Italy International Services’. La triangolazione perfetta (non ne abbiamo vista neanche una di tal portata contro il Belgio) va in rete quando la società emette fattura per il lavoro di ‘consulenza’ prestato dal super allenatore.

Si tratta di 4 fatture dorate in un anno, per un totale di 4 ore di lavoro. Da Guinness dei primati, degno di un allenatore di gran razza e per anni inseguito in mezzo mondo, soprattutto nella ricca terra degli sceicchi.

La squadra del Manchester City. Sopra, Roberto Mancini

Tutta l’operazione griffata Manchester City, infatti, è stata condotta sotto la supervisione dello sceicco dell’Abu Dhabi MANSOUR bin Zayd Al Nayan , da oltre un quindicennio ormai in sella alla società, che adesso rischia non grosso, ma grossissimo: una possibile retrocessione dalla Premier League, l’esclusione dalla Champions, multe & sanzioni da mille e una notte. E tutto questo spiega anche il precipitoso addio dell’allenatore più vincente in Premier, Pep Guardiola, che aveva sentito certo puzza di bruciato…

Gli inquirenti britannici hanno rilevato addirittura 114 irregolarità e infrazioni di tipo finanziario amministrativo nella più che disinvolta gestione degli sceicchi, tra cui spiccano quelle nei contratti siglati con il nostro Mancini. Con il quale hanno stipulato il famigerato ‘secondo’, come ‘accordo accessorio’, spacciandolo per una ‘consulenza’ non poco anomala: 4 giorni l’anno per un compenso – pur se in nero – di così elevata portata, 1 milione 700 mila euro e rotti.

Secondo le più che dettagliate accuse, il meccanismo griffato Manchester City è stato ideato per aggirare le regole Uefa del Fair Play Finanziario e quelle della Premier League britannica.  

Lo sceicco dell’Abu Dhabi MANSOUR bin Zayd Al Nayan

Da rammentare che con Mancini in sella, il Manchester City nell’annata 2011-2012 ha vinto il suo primo scudetto dopo quasi mezzo secolo, per la precisione dal 1968; si è poi aggiudicato una FA Cup nel 2011, e nello stesso anno anche il Community Shield.

Va sottolineato che Andrea Pirlo è stato il più ‘breve’ allenatore della Nazionale italiana: neanche 24 ore, trombato in tempo reale per la story del contratto pubblicitario con uno sponsor russo di scommesse.

Sorge spontanea la domanda: ma non è un po’ più grave quanto commesso da Mancini impelagato nella dirty story del doppio stipendio con il super sceicco di Abu Dhabi?

A questo punto, dense nubi si addensano sul capo di Malagò, già alle prese con altre rogne e ora con l’imprevedibile Mancini-Manchester story.

Val la pena di rammentare alcuni trascorsi pallonari del ‘Mancho’.

Un allenatore non poco ‘gonfiato’ e baciato dalla fortuna. Salì infatti più di vent’anni fa, nel 2004, in sella al predestinato cavallo vincente, l’Inter che vinse uno scudetto non poco anomalo: quel tricolore, infatti, venne scucito dalle maglie della Juve, che venne addirittura retrocessa in B. Non avrebbe mai dovuto esser aggiudicato a tavolino, addirittura alla terza classificata, l’Inter: ma così non fu, e quello scudetto venne incredibilmente piazzato sulle maglie della squadra nerazzurra. Che vinse anche i due successivi titoli, non avendo in pratica concorrenza (Juve in B, Milan penalizzato di 7 punti) e avendo acquistato in saldo proprio dalla Juve i giocatori migliori. E così, per incanto, decollò il mito di mister Mancini!

Ora impallonato dai belgi.

E sotto i riflettori degli 007 britannici…


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