Sfide, duelli, corsi e ricorsi

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Sovranità del dogma ‘coesione’, il fil rouge della coerenza, leale fedeltà a principi comuni, dosi abbondanti di afflati solidali in nome di obiettivi paralleli, sacrificio di interessi egocentrici, un undicesimo comandamento, il rispetto della coerenza, di patti condivisi: FdI, Lega, Forza Italia, società per azioni, fondata su inesistenti affinità elettive, somiglia a un tavolino fastidiosamente rumoroso, traballante, sbilenco, con una delle gambe più lunga della altre. Faticano a riequilibrarlo le zeppe delle ‘sorelle’ più corte, ma prova e riprova, chissà, un giorno che si spera non lontano, potrebbero aver successo.

È forse prematuro raccontare così la disarmonia che mina l’approssimativa congiunzione di soggetti con origini, percorsi e storia socio-politica divergenti, è però un tentativo di prevedere la possibile fine del tavolino sbilanciato nella soffitta ingombra di scarti polverosi.

È nota la lista vuota dei settanta giorni spesi dall’esecutivo deragliato a destra per premiarsi con un viaggio di nozze da inerzia dorata. Il racconto ha in calce i due timbri del ‘non fatto’ e del ‘meglio se non fosse stato fatto’. In più include un post scriptum di stretta attualità.

Succede che le ‘gambe corte’ del citato tavolino acquisiscano in fretta la consapevolezza della prorompente personalità della gamba lunga e prima di finire tra le robe vecchie, tentino di segarla. Il saracco scelto, è l’idea di traslare la metafora in chiaro, di evidenziare l’esplosivo discrimine caro a Lega e Forza Italia dell’autonomia regionale, che spaccando l’Italia in due, privilegerebbe a dismisura il Nord (dove Salvini e Berlusconi intrattengono relazioni elettorali migliori) e aggraverebbe il già drammatico gap del Sud. La questione è fortemente divisiva. La Meloni sogna a occhi aperti l’Italia presidenzialista (ovvero un post Mattarella preda di un esponente della destra con poteri operativi sulle scelte di governo) e punta sull’emendamento alla Costituzione con autoritarismo sprezzante del fuoco amico, pericoloso prologo per la democrazia di altre ‘varianti’. Salvini e Berlusconi ‘pretendono’ invece che la priorità sia l’autonomia regionale. L’intento nascosto è costringere la premier a un braccio di ferro perdente, che potrebbe invertire la rotta del consenso acquisito da Fratelli d’Italia e scalfire il consenso per la leader del trio.

L’esordio infelice del governo della destra naviga già in acque agitate, ma non basta. La spallata decisiva sarebbe ovvio compito delle opposizioni, di Pd e 5Stelle, ma i dem cincischiano nella fase tutta interna del pre congresso, Conte lavora a ritmi incalzanti per erodere ancora più alle fondamenta il traballante impianto strutturale dei dem e Conte-Renzi contribuiscono con bordate ad altezza d’uomo a demolirlo. Pescano nel mare magnum della democrazia italiana imperfetta, a sinistra e a destra. È quasi la riesumazione della scomparsa Dc: a Roma si recupera il simbolo che fu di De Gasperi, si prova ad assemblare le anime della moderazione, presenti in tutto l’emiciclo di Palazzo Chigi e Palazzo Madama.

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