Avanti, march. No, dietrofront

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Conviene star lontani dalle nebulose vicende della Juventus, almeno fin quando non sarà chiaro il suo futuro prossimo. Accantonata la storica rivalità sudista con la super corrazzata del calcio italiano, dispiace comunque che un club dal glorioso passato sia coinvolto in faccende estranee al bello del calcio giocato.

Gran bel mestiere la politica: i lor signori senatori incassano a fine mese pochi spiccioli meno di 15mila euro e i dis-onorevoli deputati pochi spiccioli meno di 14mila euro. Dimenticavo, godono di giga gratis per il cellulare. A compensare le cifre ‘irrisorie’ mensili il parlamento ha deliberato che lor signori ricevano un assegno di fine mandato pari all’80% dell’importo mensile lordo moltiplicato per il numero degli anni di mandato effettivo. Per aver meritato uno stentato sei in matematica,  lascio ad altri il calcolo di quanto incasserebbe Casini, tra i fondatori della DC se godesse finalmente della condizione di pensionato. Per ora è saldamente presente in Senato, grazie al Pd. Eletto per la prima volta in Parlamento nel 1983, poi presente per 39 anni consecutivi, è il parlamentare italiano più longevo e se fosse già a fine mandato incasserebbe l’80% dell’importo mensile ricevuto, moltiplicato per trentanove. Gran bel mestiere la politica!

Maxi bonus natalizio. Nel Paese di milioni di poveri, drammaticamente in aumento, i deputati anticipano un autoregalo di Natale. Raddoppiano il bonus (meglio sarebbe chiamarlo malus) per l’acquisto di   tablet, smartphone, computer, cuffie, auricolari e persino monitor fino a 34 pollici nella misura del + 120%, ovvero da 2.500 euro a 5.500. La decisione è del 24 novembre, a firma di Trancassini (Fratelli d’Italia), Benvenuto (Lega) e Serra (5Stelle), per “curare il buon andamento dell’Amministrazione”. Capolavoro bipartisan!  Serra, a sua discolpa, ha citato la diminuzione dei rimborsi per gli articoli di cancelleria (penne, block notes o buste per lettere [ah, ah, c’è anche questo? ndr]) da 7.500 euro a circa 7.250.

Governo Meloni, governo del gambero. Un passo avanti, due all’indietro. Dopo la bufera sull’abusivismo edilizio (Meloni e Fratelli d’Italia votarono a favore del condono Ischia nel governo Conte 1), dopo le critiche e i dietrofront per la gestione dei migranti e delle navi delle ong, c’è un nuovo fronte di scontro tra Bruxelles e Roma: l’obbligo del bancomat per i commercianti anche sotto una certa soglia. La prima versione della manovra di bilancio del governo Meloni prevedeva l’innalzamento della soglia per i pagamenti elettronici a 30 euro. Gli esercenti di negozi e gli ambulanti non erano obbligati ad accettare carte di credito, bancomat e altri pagamenti elettronici per acquisti al di sotto di 30 euro. Evidente il rischio evasione fiscale.

Si restringe la platea delle donne che potranno accedere alla possibilità di uscire dal lavoro in anticipo rispetto all’età da pensione. Nella Legge di Bilancio il governo Meloni ha prorogato “Opzione donna”, cambiando i requisiti dello strumento che permette oggi il prepensionamento alle lavoratrici con almeno 35 anni di contributi a a 58 anni per le dipendenti e 59 per le autonome. Nell’ultima bozza di manovra della  Camera il trattamento previdenziale è riservato alle 60enni, limite di età che dovrebbe essere abbassato in base al numero di figli. La doppia stretta ridurrebbe in questo modo la platea di “Opzione donna” a soltanto 2.900 beneficiarie nel 2023 per una spesa di 20,8 milioni di euro, a fronte dei 110 previsti con l’attuale versione. La nuova Opzione donna, rinominata dalle opposizioni “Opzione mamma” fa discutere. Secondo molti giuristi non sarebbe costituzionale

Tema spinosissimo, il tetto massimo dei pagamenti con contante. Il 1° gennaio 2022 è entrata in vigore la nuova soglia massima per l’uso del contante, pari a 1.000 euro (contro i 2.000 euro precedenti). Ora il Governo, nella bozza definitiva della manovra, cambia di nuovo le carte in tavola. Si torna a 5.000 euro, nuova soglia massima del contante che è possibile usare per pagare beni e servizi in Italia, a partire dal 1° gennaio 2023. Di nuovo si paventa il rischio di riciclaggio della criminalità.

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