PFIZERGATE / IL J’ACCUSE DI DUE EUROPARLAMENTARI 

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Perfettamente ignorate dai media di casa nostra regolarmente   genuflessi davanti alle star di Big Pharma, montano sempre più violente le polemiche, al Parlamento europeo, sulla truffa del secolo, quella perpetrata da Pfizer in combutta con la Commissaria UE Ursula Von der Leyen ai danni e sulla pelle di tutti i cittadini europei.

La Commissione d’inchiesta avviata solo da poche settimane ne sta già scoprendo di tutti i colori.

Heiko von der Leyen con la moglie Ursula.

A partire dalla testimonianza del responsabile per i mercati esteri di Pfizer, Janine Small, che ha farfugliato poche risposte dalle quali si è comunque chiaramente compreso che la casa farmaceutica era ben consapevole della scarsissima efficacia (certo non il sempre sbandierato 92-93 per cento) del suo vaccino: pagato caro e salato dalle UE, la bellezza di 71 miliardi di euro, con il contratto più grosso (da 31 miliardi) addirittura sottoscritto via sms tra la super Commissaria e il Ceo di Pfizer, Albert Bourla, che finora ha rifiutato di essere interrogato dai membri della Commissione.

I quali, però, sembrano ben decisi a convocarlo per una seconda volta. Bourla dovrà rispondere non solo circa il mega contratto taroccato sottoscritto via sms (e incredibilmente sparito), ma anche sul gigantesco conflitto d’interesse che investe il marito della Commissaria: Heiko von der Leyen, infatti, è al vertice della statunitense ‘Orogenesis’, una società che si occupa di biotecnologie e lavora spesso in ‘collaborazione’ con Pfizer.

 

Sullo scandalo del secolo che coinvolge il vertice UE e il Ceo della star dei vaccini Pfizer, si è pronunciato con parole di fuoco l’europarlamentare e giudice croato Mislav Kolakusic, che il 12 ottobre ha pubblicato su twitter un video al vetriolo. Ecco il suo j’accuse.

“L’acquisto da parte della UE di 4,5 miliardi di dosi del vaccino Covid ‘non testato’ per 450 milioni di residenti nell’UE equivale al più grande scandalo di corruzione nella storia dell’umanità. Oggi, 10 di noi eurodeputati hanno posto alla ‘Signora 4,5 miliardi di dosi’ (Ursula von der Leyen, ndr) la seguente domanda: perché non presenta a noi, membri del Parlamento europeo, così come ai cittadini dell’UE che presumibilmente rappresenta, le conversazioni avute con il Ceo di Pfizer durante l’acquisto dei 4,5 miliardi di dosi di vaccini in un momento in cui non c’era assolutamente alcuna prova della loro capacità di interrompere la circolazione del virus e, soprattutto, la non nocività di quel prodotto?”.

Mislav Kolakusic

Prosegue Kolakisic, come un fiume in piena: “Immaginate, 4 miliardi e mezzo di dosi per 450 milioni di persone… La Gran Bretagna non è più con noi, quindi siamo in pochi… Sulla base di questo calcolo, ogni bambino, appena nato, dovrebbe ricevere dieci dosi di qualcosa che nessuno al mondo, tranne forse due o tre persone, sa cosa contiene. Si tratta di segreti, brevetti protetti. Non si può pensare che qualsiasi tipo di Governo e agenzia europea abbia evitato di chiedere cosa c’è esattamente in quel farmaco: nessuno lo sa. E nessuno te lo dice. Hanno approvato quel vaccino, quel prodotto farmaceutico solo sulla

base delle dichiarazioni delle aziende farmaceutiche, senza vedere alcuna ricerca medica. Ad oggi, infatti, nessuna ricerca medica è stata consegnata ai membri della Commissione Covid del Parlamento europeo e dell’Agenzia medica europea: a nessuno. Com’è possibile?”.

“Stiamo parlando di possibile corruzione, qui. L’approvvigionamento di 4,5 miliardi di prodotti con l’intenzione di iniettarli nelle persone, senza che nessuno sappia cosa c’è dentro, è sicuramente l’affare più grande di corruzione nella storia dell’umanità, non solo nella storia della UE”.

 

Un altro parlamentare europeo, la leghista Francesca Donato, spara a zero su un ennesimo versante del ‘Pfizergate’ che vede in prima fila i fondi del PNRRfiniti all’Università di Padova e utilizzati per finanziare ricerche griffate Pfizerper lo sviluppo di nuove terapie geniche a base di RNA.

Cosa è infatti successo? Ricostruiamo la vicenda per sommi capi.

Lo scorso 8 giugno l’ateneo padovano ha dato vita al “Centro nazionale di ricerca ‘Sviluppo di terapia genica e farmaci con tecnologia a RNA’”, una Fondazione finalizzata alla creazione e al rinnovamento di infrastrutture e laboratori di ricerca, collocandosi come capofila di un progetto che coinvolge, già oggi, enti pubblici, privati e imprese su tutto il territorio nazionale.

Francesca Donato

Con un tempismo perfetto, una settimana dopo, il 15 giugno, il ministro dell’Università e della Ricerca nell’esecutivo Draghi, Cristina Messa, ha inserito Padova tra i cinque Centri Nazionali per la ricerca in filiera, previsti dalla Componente ‘dalla ricerca al business’ della Missione ‘Istruzione e Ricerca’ del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (il PNRR), con una dotazione da 1,6 miliardi di euro. Del totale, una fetta da 320 milioni finirà nelle casse dell’ateneo padovano.

Denuncia Donato: “Il progetto sembra fatto su misura per le necessità di ricerca delle multinazionali del farmaco, le stesse che dalla vendita dei vaccini hanno guadagnato 1000 dollari al secondo. Ma c’è di più. Per il progetto, l’Università di Padova indica molte aziende di Big Pharma, tra cui Pfizer, BionTech (la collegata tedesca di Pfizer per la produzione del vaccino anti Covid, ndr), Astrazeneca, che beneficeranno di questi fondi. Tra queste aziende spicca anche Orogenesis, un’azienda di biotecnologie che ha avuto un ruolo nello sviluppo dei vaccini a mRNA. Ebbene: in questa azienda opera in un ruolo direttivo Heiko von der Leyen, marito della presidente Ursula. E proprio il medico tedesco è stato inserito da Orogenesis nel Consiglio di sorveglianza che secondo lo statuto del Centro ha il potere di pianificare la strategia del budget”.

Continua Donato: “Ebbene, abbiamo 320 milioni gestiti a uso e consumo delle maggiori case farmaceutiche, le stesse che hanno fatto profitti miliardari, con contratti vantaggiosi per loro conclusi con la presidente della Commissione UE, moglie del direttore medico di Orogenesis che viene messo in questa Fondazione. Si tratta di una vicenda gravissima: al di là del profilo della legittimità sul quale indagheranno le autorità competenti e sul quale non ho modo di pronunciarmi, credo che dal punto di vista della trasparenza istituzionale, il fatto che il marito della presidente della Commissione Europeatragga profitto dai fondi stanziati dalla stessa Commissione, sia disdicevole”.

 

 

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PFIZER / LA TRUFFA DEL SECOLO SULLA PELLE DI TUTTI  

13 Ottobre 2022 di Andrea Cinquegrani

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