CRAC ECONOMICO E SOCIALE / ECCOCI SULL’ORLO DEL BARATRO

Condividi questo articolo

Siamo sull’orlo del baratro, ormai ci stiamo già cadendo dentro, eppure nessuno sembra accorgersene. O, comunque, darvi peso, quasi si trattasse di una breve crisi congiunturale, oppure di una   fisiologica defaillance che crea inflazione, di un raffreddore di stagione e non di una polmonite che ci può mandare all’altro mondo.

Né gli economisti lanciano sos, tanto meno la classe politica sembra rendersene conto, ormai in totale disfacimento, con un’opposizione PD in stato di liquefazione.

E neppure dai sindacati arrivano segni di vita, encefalogrammi totalmente piatti: dal segretario della Cgil Maurizio Landini, ormai mummificato, solo una news, il nuovo look della sede romana dopo la devastazione squadrista di un anno fa esatto.

Maurizio Landini

E dalla premier in pectore e in fase di elaborazione del ‘programmone’ per la nuova, prestigiosa squadra di governo, arriva qualche segnale?

Per ora da Giorgia Meloni il silenzio più assoluto, rotto appena dalla sortita in casa Coldiretti dove ha affrontato il tema del caro-vita e del caro-bollette come farebbe chiunque al bar, senza lo straccio di una proposta concreta. Però un’indicazione ben precisa l’ha data: lasciate in pace i ricchi, i grandi imprenditori che creano lavoro, non disturbateli, fateli lavorare in pace e produrre ricchezza.

 

Quando è sotto gli occhi di tutti che c’è bisogno esattamente del contrario: far pagare ai ricchi le tasse mai pagate e sempre evase, ottenere dai big dell’energia il minimo sindacale (per ora) e cioè il pagamento delle imposte sui sovraprofitti, che ammontano a decine di miliardi di euro ottenuti speculando sui prezzi in questa fase così critica.

Per non parlare dei tagli seri, che in un momento del genere qualsiasi governo, che voglia definirsi minimamente tale, dovrebbe approntare in tempo reale: tagli ai super stipendi dei manager (non il tetto, di cui neanche più si parla), tagli alle pensioni d’oro, tagli agli stipendi e appannaggi d’oro, da quelli dei parlamentari a quelli dei magistrati, dei super burocrati e via di questo passo.

In soldoni, vi pare giusto, morale, ‘normale’ in una drammatica fase come quella che stiamo vivendo che un parlamentare italiano (chissenefrega del taglio numerico che ha eliminato democrazia e rappresentanza) becchi più del doppio della media europea? Non sarebbe normale, semplicemente fisiologico, applicare quella media che anche un bimbo delle elementari puo’ calcolare sul pallottoliere?

Vogliamo fare gli europei senza esserne capaci? Facendo solo i furbetti (almeno lorsignori)?

Quindi il calcolo è presto fatto: media europea degli stipendi per parlamentari, magistrati, alti ufficiali. super burocrati 6.000 (netti) euro al mese: anche gli italiani prenderanno lo stesso. E non si facciano disquisizioni su stili e tenori di vita. In un momento come questo chi più ha più dà.

 

E sarebbe il caso, con la massa di danari così risparmiata, fare un’operazione altrettanto semplice: portare le pensioni minime, quelle sociali, a 900 euro, con un raddoppio rispetto all’attuale miseria di 450 euro, con la quale nessuno sulla faccia della terra (italica, in questo caso) può campare: soprattutto quando le bollette triplicano, i prezzi al consumo (in primis quelli alimentari) raddoppiano.

A fronte di un costo calcolato dall’Osservatorio Cottarelli (certo non un pericoloso rivoluzionario) in 19 miliardi di euro e rotti, sempre con riferimento alle pensioni sociali che riguardano milioni e milioni di italiani, si porterebbe a casa un risultato straordinario in tema di equità e giustizia sociale.

Enrico Letta

E questa, per fare un solo esempio, dovrebbe essere la prima battaglia (fra le tante) che un partito realmente progressista – come si dichiarano i 5 Stelle a trazione Giuseppe Conte – dovrebbe porsi come obiettivo, chiamando a raccolta chi ci sta: le minitruppe di Bonelli e Fratoianni, quello che uscirà dal congresso PD, le associazioni, i gruppi di volontariato, i non rappresentati mai in Parlamento perché ad ogni tornata elettorale vanno ad ingrossare le fila degli astensionisti.

Sul tema ‘tasse’, il pavido Enrico Letta fece un mini tentativo con un balzello ridicolo, tipo 0,5 per cento, sulle successioni e venne giù il mondo. Rimproverato dal premier-boss Mario Draghi come uno scolaretto indisciplinato, il povero Letta rimise nel cassetto la modesta proposta e da allora, per lui e per il misero PD al seguito, non vi fu altro Verbo che l’Agenda Draghi. Da seguire genuflessi, così come in politica estera Draghi, Letta & C. hanno sempre seguito genuflessi i diktat in arrivo dalla Casa Bianca, come i più fedeli maggiordomi di casa UE.

 

Ma a quanto pare lady Giorgia Meloni sta imparando presto la lezione. E subendo, in questi giorni, una trasformazione politico-antropologica, che potremmo definire una rapida ‘Draghizzazione’. Ormai l’Europa è pienamente accettata, l’atlantismo è un Credo che più solido non si può, perfino il burattino Volodonyr Zelensky la ringrazia anticipatamente per quanto sta facendo e farà per la sua causa ucraina. Insomma, l’Agenda Draghi è contagiosa più del Covid e continua a far proseliti: e la futura premier Meloni l’ha sul comodino al fianco della Bibbia (e speriamo vivamente che ‘Mein Kampf’ sia finito in soffitta).

Una notazione. Appena varcata la soglia di Downing Street per vestire i panni da premier britannico al posto dell’orami ‘fuso’ Boris Johnson, Liz Truss ha messo in testa alla sua Agenda la riduzione delle tasse per i ricchi. La balzana idea è durata letteralmente lo spazio d’un mattino, tanto che pochi giorni fa è stata costretta a rimetterla sotto naftalina per le proteste congiunte di laburisti e conservatori: è riuscita in un invidiabile record, ricevere un sonoro VAFFA ‘bypartizan’ alla prima uscita ufficiale.

Non rischia di scivolare sulla stessa buccia di banana lady Giorgia, con l’aria che tira?

La manifestazione contro il caro energia

Lei parla di difendere la creazione di ricchezza, i leghisti continuano con la litania della flat tax (immorale, illegale, anticostituzionale e chi più ne ha più ne metta).

Sono questi i primi provvedimenti che l’esecutivo di destra vuol proporre agli italiani che non arrivano neanche più a metà mese?

Alle imprese che muoiono come le mosche? All’esercito di disoccupati che in questi mesi crescerà in modo spaventoso? Ai pensionati, appunto, ridotti alla canna del gas?

Staremo a vedere. E già la ‘formazione’ di governo sarà un primo banco di prova, un tangibile segnale di ‘rotta’.

 

A seguire, vogliamo proporvi la lettura di tre interessanti analisi pubblicate da tre siti che, a nostro parere, contribuiscono a quel poco di vera informazione rimasta sul campo. Sono analisi di tipo economico-finanziario, utili a delineare il poco allegro scenario nel quale l’Italia e l’Europa si stanno muovendo.

Il primo, pubblicato da ‘Il Sussidiario’, si intitola “SPY FINANZA – L’economia in svendita mentre l’Italia ‘va in guerra’”.

Il secondo, dal sito ‘Renovatio 21’, è “L’inflazione come terrorismo”.

Il terzo, tratto da ‘Come don Chisciotte’, si chiama “Una crisi bancaria incombe”.

Buona lettura.

 

 

SPY FINANZA/ L’economia in svendita mentre l’Italia “va in guerra”

https://www.ilsussidiario.net/news/spy-finanza-leconomia-in-svendita-mentre-litalia-va-in-guerra/2415706/

 

 

 

 

 

L’inflazione come terrorismo di Stato

 

UNA CRISI BANCARIA INCOMBE

Una crisi bancaria incombe

 

Condividi questo articolo

Lascia un commento