IL GENERALE FABIO MINI / ITALIA IN GUERRA, GOVERNO INDECENTE

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“L’Europa e l’Italia, per il conflitto in Ucraina, hanno scelto la strada della guerra, l’abdicazione alla diplomazia, la rinuncia alla politica di sicurezza. Una guerra vile, fatta fare agli altri, per le loro fobie e le loro vendette”.

“Sono state adottate misure di guerra aperta e diretta contro la  Russia: siamo direttamente cobelligeranti con l’Ucraina ma non è stata adottata alcuna misura giuridica, economica e politica per riconoscere tale status”.

“La posizione assunta dal nostro Paese è talmente imbarazzante da costituire un brutto argomento elettorale”.

Non usa mezzi termini o toni troppo diplomatici, ma va dritto al cuore del problema il generale Fabio Mini, che fin dall’inizio del conflitto non ha avuto timore di denunciare tutte le drammatiche incoerenze statunitensi, europee ed italiane sulla bollente situazione ucraina.

Ecco alcuni passaggi salienti di un’intervista rilasciata all’Antidiplomatico.

 

Non è una guerra che riguarda ‘altri’, come s’illudono la NATO e tutti i suoi azionisti. Per la Russia il passaggio è sostanziale e Putin lo sa bene, per questo resiste alle insistenze dei suoi falchi. Il solo parlare di guerra per ogni Stato serio è una cosa grave. Uno Stato in guerra deve adottare provvedimenti eccezionali, anche se si intende combattere ad un livello di bassa intensità. Uno Stato in guerra non ammette e non può ammettere dissidenze interne, deve derogare a molte prerogative e diritti dei cittadini e pretendere sacrifici. La Russia fino ad oggi non ha chiesto nulla di tutto ciò ai propri cittadini in maniera esplicita e diretta, anche se ha già adottato molte misure necessarie per lo stato di guerra”.

“L’Ucraina stessa non ammette di essere in guerra contro la Russia ma dichiara di resistere ad una ‘aggressione’ e si guarda bene dal colpire obiettivi all’interno dello stato ‘nemico’”.

Joe Biden. Sopra, il generale Fabio Mini

“Gli Stati Uniti e gli altri membri della NATO e dell’Unione Europea sono anche più ambigui e ipocriti. Sono state adottate misure di guerra aperta e diretta contro la Russia; siamo apertamente cobelligeranti con l’Ucraina ma non è stata adottata alcuna misura giuridica, economica e politica per riconoscere tale status”.

 

La fornitura di armi è un atto di guerra, le sanzioni economiche sono atti di guerra ai quali la Russia risponde con altrettanti atti di guerra, ma i provvedimenti sembra riguardino una semplice congiuntura transitoria, come si potrebbe fare in caso di sciopero dei distributori o dei trasportatori per il rinnovo del contratto di lavoro”.

“Gli Stati Uniti, un po’ per la lontananza dal teatro bellico e un po’ per convenienza politico-sociale, non hanno emesso un solo provvedimento analogo o similare a quelli eccezionali adottati in occasione della dichiarata ‘guerra al terrore’. Eppure la popolazione, a causa di una guerra da essi preparata, voluta e sostenuta, sta sopportando sacrifici e disagi ben più gravi di quelli provocati dalla guerra al terrore dall’11 settembre in poi”.

“Il supporto decisivo dell’Intelligence NATO a Kiev è un eufemismo: gli ucraini possono accontentarsi delle medaglie, ma il supporto degli Stati Uniti (più di quello di tutti gli altri paesi della NATO) è stato il vero motore dell’operazione. Non solo sono state fornite informazioni e armi, ma anche piani, obiettivi e la direzione stessa delle operazioni”.

Papa Francesco

“Papa Francesco parla della guerra moderna avendone colto il vero senso universale, che prescinde della tecnologia e dalle tattiche: l’uso della forza non è più uno strumento, ma il fine. La violenza, l’inganno e la disumanità sono fini. Sono cose che molti politici e molti militari faticano a comprendere. Il Papa tuttavia è ottimista: pensa che la terza guerra mondiale sia appena cominciata e possa essere fermata. A me sembra che, proprio nel senso indicato, la prima e la seconda non siano mai finite”.

 

La posizione assunta dal nostro Paese nella questione ucraina è talmente imbarazzante da costituire un brutto argomento elettorale. Per tutto il mese di febbraio potevamo fare qualcosa perché la guerra non cominciasse. Sarebbe bastato discutere sulla politica, gli interessi e la sicurezza dell’Europa invece di accettare ad occhi chiusi una versione distorta della realtà come quella prospettata dagli Usa, dalla UE e dalla NATO. Sarebbe bastato leggere le norme del Trattato atlantico e quelle dell’Unione per rendersi conto che chi si professava atlantista ed europeista le stava calpestando”.

“Volevamo il ripristino della sovranità dell’Ucraina, il disimpegno dalla dipendenza energetica dalla Russia, maggior sicurezza in Europa? Tutto questo si poteva ottenere discutendo e negoziando. Se non altro per guadagnare tempo. E’ stata scelta la strada della guerra, l’abdicazione della diplomazia, la rinuncia alla politica di sicurezza, per far prevale cultura, valori e interessi altrui su quelli nostri e quelli genuinamente europei. Una guerra vile, fatta fare agli altri, per le loro fobie e le loro vendette”.

“Ora, gli autori di questo scempio si dovrebbero svergognare da soli, spiegandolo agli italiani e implorando il loro voto? Meglio tacere. Poi, dopo le elezioni, un modo per favorire la pace ci sarebbe: leggere i trattati, assolvere gli impegni assunti per la pace e denunciare quelli che, pur parlando di pace e sicurezza, conducono inesorabilmente alla guerra”.

 

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