DE CECCO / DATI TAROCCATI SULLA PROVENIENZA DEL GRANO, I VERTICI A PROCESSO. TRA UN ANNO   

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Domandina? Vi siete mai chiesti perché il tanto rinomato marchio ‘De Cecco’da mesi ha invaso le tivvù con una martellante campagna pubblicitaria, ingaggiando la star delle fiction Claudia Gerini come testimonial?

Forse una rispostina arriva dalle aule giudiziarie. Visto che il numero uno e storico patròn del gruppo, Filippo Antonio De Cecco, è stato rinviato a giudizio dal gip del tribunale di Chiesti, Luca De Ninis, che ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura e ha deciso che si vada a processo per un capo di imputazione non da poco, per un settore come quello alimentare: frode in commercio.

Insieme al patròn, sono stati rinviati a giudizio anche due ex direttori del gruppo, quello per gli acquisti, Mario Aruffo, e quello per il ‘controllo qualità’, Vincenzo De Cecco.

Vogliamo subito tranquillizzare i lettori: non si tratta di reati che riguardano la sicurezza del prodotto e, di conseguenza, la salute dei consumatori. Ma di aver ‘mentito’ sulla provenienza del grano, sempre tanto sbandierata dagli storici pastai di Fara San Martino.

Secondo le accuse formulate del gip, infatti, quel grano non è di provenienza pugliese: ma francese. Circostanza che viene ‘nascosta’ al consumatore. Così come la semola: non è di produzione propria, ma viene acquistata da terzi.

 

A tirar fuori, sotto il profilo mediatico, la story è il ‘Salvagente’, che ne ha scritto a febbraio.

Ecco come la ricostruisce.

“Nel 2019 la De Cecco è impegnata in una ‘trattativa’ con ‘l’Autorità garante della concorrenza e del mercato’ per rendere più trasparente l’etichettatura e più chiara l’origine del grano. L’Antitrust, infatti, nell’aprile 2019 aveva contestato alla De Cecco e ad altri gruppi, diciture ingannevoli, perché contenenti troppi richiami all’italianità del prodotto rispetto all’origine del grano. L’azienda nel dicembre 2019 accetta di apportare dei correttivi sul packaging: via tutte le indicazioni contestate sull’italianità e nel frontespizio viene riportata la dicitura ‘I migliori grani italiani, californiani e dell’Arizona’”.

Continua il Salvagente: “Però in quelle settimane a Fara San Martino sembrano interessati anche ad altri grani la cui origine non figurerà nell’accordo che siglerà con l’Antitrust e che non verrà mai indicata ai consumatori. Mentre è ancora caldo l’impegno preso con il Garante, De Cecco acquista dalla CAVAC – fornitore d’Oltralpe del frumento – grano francese per 4.575 tonnellate; il contratto è stipulato nel novembre 2019, si perfeziona a gennaio 2020 e giunge nel porto di Ortona il 13 febbraio. Il 10 febbraio però, secondo le mail finite in mano agli inquirenti, l’origine di quel frumento cambia come per magia. Il direttore acquisti informa i responsabili interni della decisione del presidente del gruppo Filippo Antonio De Cecco: ‘Il presidente comunica che il grano francese in arrivo ad Ortona il 13 febbraio deve essere considerato grano pugliese”.

Chiaro?

Tutta l’inchiesta ha preso le mosse dalla denuncia presentata al NAS dei carabinieri da un ex dirigente del gruppo De Cecco, Antonio Di Mella, che oggi al processo risulta come ‘parte offesa’, insieme all’associazione ‘Adiconsum’.

E’ stata proprio ‘Adiconsum’, attraverso il suo legale, Miriam Chianese, ad opporsi alla prima richiesta di archiviazione del procedimento avanzata dalla procura di Chieti.

 

Ecco le parole di Chianese: “E’ doveroso precisare che il procedimento non è mai stato archiviato, proprio grazie alla tempestiva opposizione di Adiconsum. Da un esame dei documenti raccolti durante l’indagine condotta dalla procura di Chieti, ci siamo resi immediatamente conto che, oltre l’utilizzo di grano francese che non è menzionato nella confezione De Cecco, la società utilizza regolarmente partite di grano provenienti dal North Dakota, stato americano ben distante sia dall’Arizona che dalla California, come invece reclamizzato sulle confezioni di pasta. Gli elementi da noi portati all’attenzione del Gip sono stati così schiaccianti che lo stesso non si è limitato a indicare nuove attività di indagine, ma ha addirittura disposto l’imputazione coatta, ritenendo quanto raccolto nel fascicolo del pm già sufficiente a determinare un rinvio a giudizio per i vertici della De Cecco con l’accusa di frode in commercio”.

Prosegue l’avvocato Chianese: “Basti pensare che in alcuni mix di pasta non vi è traccia né di grano proveniente dall’Arizona né tantomeno dalla California. Dunque le informazioni riportate in confezione, almeno fino al 2021, che affermavano l’utilizzo esclusivo di grani provenienti dall’Italia, dall’Arizona e dalla California, non corrispondono al grano concretamente utilizzato per la produzione della pasta De Cecco”.

E conclude: “Oggetto del processo non sarà certo il successo del prodotto, poiché i consumatori ne hanno sancito da tempo l’ottimo risultato finale, bensì la conformità del prodotto a quanto reclamizzato, poiché il consumatore potrebbe essere stato vittima di disinformazione, relativa ai grani utilizzati per la produzione della pasta. Non a caso, le confezioni incriminate sono sparite dal mercato proprio nel 2021, sostituite da una generica indicazione relativo all’impiego dei migliori grani italiani e del resto del mondo: questa sì veritiera, perché assolutamente generica rispetto alla provenienza”.

La prima udienza del processo è stata fissata, al tribunale di Chieti, per il 3 maggio 2023.

Avete letto bene, 2023, quasi un anno.

E’ così ingolfato di cause, quel tribunale?

Storie di ordinaria giustizia (sic) di casa nostra…

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