Il bello della Rai

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Gli standard paralleli di Tv, radio, quotidiani, spingerebbero a sganciare bombe a grappoli sulle righe bianche del world, le due super notizie, su ‘Ucraina’ ed ‘Election day’. Convinti da disturbi digestivi, per essere espliciti da nausea per la quantità e la qualità dell’informazione dominante, questa nota tira dritto e promuove la statura intellettuale nettamente superiore alla mediocrità in circolazione, di un personaggio a lungo disconosciuto, di Stefano Massini, famoso, forse esclusivamente per cultori della drammaturgia, della letteratura, dell’arte del recitare e di recente per gli aficionados della rete intelligente della tv pubblica, della Rai,  che purtroppo hanno goduto per non molte puntate di ‘Ricomincio da Rai 3’, condotta con elegante maestria insieme all’eclettica Andrea Delogu: spettacolo ad alto livello, buona, ottima televisione, al pari di ‘Via matti numero zero’ di Bollani, ‘La gioia della musica‘ di Augias, ‘Parole’ di Gramellini, ‘Che ci faccio qui’ di Innaccone e Blob, ‘Report’, ‘Presa diretta’, ‘Che tempo che fa’, le interviste di Gad Lerner ai partigiani. Molto prossimi alla perfezione,per intensità emotiva e contenuti i monologhi proposti Massini a ‘Piazza Pulita’ (La7):  Massini colleziona riconoscimenti internazionali prestigiosi. L’ultimo, per ‘The Lehman Trilogy, lo innalza a vette stellari. Gli fa assegnare il prestigioso ‘Tony Awards’ (miglior testo teatrale), premio impossibile per uno straniero, vinto a suo tempo da Tennessee Williams, Eugene ‘O Neil, Osborne, massimi esponenti mondiali della drammaturgia. Viva l’Italia.

Lato ‘B’ del Bel Paese. Che esista una rete italiana di sostenitori del guerrafondaio Putin è del tutto evidente e sembra che intenda invadere i nostri cellulari con fake news immesse in circolo da politici, influencer, giornalisti freelance con interviste tv, post sui social, network e petizioni, materiale rilanciato dai siti web filorussi.  L’obiettivo è il boicottaggio del governo Draghi, reo secondo il Cremlino di aver aderito alle sanzioni anti-russe, di aver inviato armi e mezzi militari all’Ucraina. In un rapporto del Copasir si citano i nomi di freelance, politici e scienziati vicini a Mosca. Esponente di punta è Alessandro Orsini, docente licenziato dall’Università Luiss dopo le apparizioni televisive, ospite quasi fisso di Bianca Berlinguer su Rai 3 a ‘Carta Bianca’. Attaccato da esperti, opinionisti e giornalisti per le sue tesi politiche contro Zelensky, è divenuto portavoce di chi sostiene Mosca ed è finito in una furiosa polemica. L’ha oscurato Wikipedia. Ha costretto la Rai a stracciare il contratto da 2mila euro a puntata per la partecipazione alla trasmissione “Carta Bianca”, ma è comunque corteggiato da altri conduttori per scatenare risse da talk show, che sembra facciano bene all’audience. Non è un caso se l’agenzia di stampa governativa di Mosca, la Tass, elogia “l’esperto italiano, che accusa l’Ue di intensificare il conflitto invece di cercare la pace”. La galassia dei filo-Putin punta al condizionamento dell’opinione pubblica, attacca i politici schierati con Kiev e affianca chi condivide tesi favorevoli alla Russia. Ha una rete radicata in Italia e allarma gli apparati di sicurezza. Conta su parlamentari, manager, lobbisti e giornalisti. Per contro informare utilizza piattaforme social, come Telegram, Twitter, Facebook, Tik Tok, Instagram e le minori di Gab, Parler, Bitchute, ExitNews. Tra i filo Putin, si citano il senatore Petrocelli (5Stelle), il fotoreporter Bianchi, gestore del canale di propaganda russa ‘Giubbe rosse’, il dentista Giordanengo , candidato con la lega alle europee del 2019, Paragone parlamentare di ‘Italexit’, l’economista Fazolo, combattente in Donbass con le truppe russe e Dinucci di ‘No guerra, No Nato’, citato da Putin per un suo libro. Povera Italia

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