‘Sì’, ‘No’: come li vede Gennaro

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Gennaro, Elpidio, Maria, Carmela, Abdul, Irina…scelti a caso, in rappresentanza di qualche milione di italiani storici o acquisiti che non fanno sogni d’oro, ‘colorati’, come le mamme affettuose augurano ai bambini prima che si addormentino. Per un numero crescente di connazionali la fase del sonno che Freud ha interpretato ascoltando il racconto dei suoi pazienti si popola ogni notte di incubi, che il risveglio non dissolve.

Non lo può capire chi per sua fortuna ha di che contrastare gli effetti della recessione inflitta dalla pandemia e al momento di uscirne dal criminale espansionismo di Putin: per Gennaro, Elpidio, Irina, Carmela la sopravvivenza è proprio un incubo, popolato ogni fine mese dalla condizione umiliante di non poter mettere un piatto in tavola, da cumulo di bollette non pagate, dal debito crescente per canoni di affitto della casa non corrisposti.

I Tg, da qualche giorno trasmettono spot per illustrare il contenuto dei referendum che chiedono agli italiani di entrare nelle cabine del voto e dire sì o no a cinque quesiti con una ‘X’ sulle cinque schede, rossa, arancione, gialla, grigia e verde.

Non è di dominio pubblico il costo di un referendum per la collettività, neanche di Gennaro, Abdul e degli italiani in identica condizione economica. I precedenti lo fissano con buona approssimazione, in trecento milioni di euro. Effetto collaterale: la complessità della materia referendaria proposta sul tema della giustizia è anche oggetto della riforma in corso a firma Cartabia, ed è compresa, forse, solo dagli addetti ai lavori. La scheda rossa? Con un sì cancellerebbe la legge Severino che in sacrosanta sintonia con l’etica richiesta alla politica vieta ai condannati di candidarsi a rappresentare il popolo. Le altre propongono quesiti di scarso o nullo interesse per gli estranei al sistema giudiziario.

Significa qualcosa la scomposta protesta della destra per la scarsa pubblicità concessa ai referendum? E cosa l’appello a votare di Berlusconi? (per lui 36 processi, uno in corso, una sola condanna e una valanga di prescrizioni, assoluzioni ‘agevolate’).

L’inverosimile del prossimo 12 giugno lo propongono i sondaggi e la ragione: per la validità del risultato la condizione è che voti il 50 per cento più degli elettori e il quorum sembra sia molto lontano da realizzarsi. Gennaro, Elpidio, Maria, Carmela, Abdul, Irina…all’idea di 300milioni che potrebbero finire nella spazzatura dell’indifferenziata rispondono con fera indignazione. Quasi certamente non conoscono i contenuti del referendum moltiplicato per cinque, ma di sicuro capiscono i limiti  della sconclusionata velleità referendaria, che se non tradotta in consultazione popolare avrebbe alleviato, anche se in parte, il loro disagio sociale.

L’etica, questa sconosciuta: non c’è proposta di referendum per impedire che la splendida Palermo, chiamata a eleggere a primo cittadino il successore di Orlando, debba scegliere tra il candidato di centrosinistra Micelli, sostenuto da Pd, 5Stelle, Sinistra e Lagalla, proposto dal centro destra con la benedizione e il voto dei seguaci di  Dell’Utri e del redivivo Cuffaro, reduce da sette anni di carcere, interdetto per sempre dai pubblici uffici, inventore di una ‘Nuova Dc’ e di una lista che punta a superare il 5 per cento di voti per essere presente in consiglio comunale.

“Viva l’Italia”, canta De Gregori “Viva l’Italia derubata…colpita al cuore…presa a tradimento, assassinata dai giornali e dal cemento, dimenticata e da dimenticare…metà giardino e metà galera…”

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