Festa-non festa

Non è festa per chi ha nella mente e soprattutto nel cuore la tragica consapevolezza dei numeri di chi muore di lavoro. In Italia mille in un anno, 50mila in cinquant’anni. Esito di rischi inevitabili? Solo per una quota minima che colpevolizza il fato, nonostante il rispetto delle norme di sicurezza nei cantieri, nelle fabbriche, in agricoltura. La denuncia degli omicidi che in Italia privano della vita un lavoratore ogni sei ore vede solo virtualmente alternarsi sul banco degli accusati tutti i mandanti di questa immane tragedia. La matrice del massacro degli innocenti è dei mali del mondo il più crudele, il profitto ad ogni costo, per le conseguenze che ricadono con effetti devastanti sull’umanità. La guerra, perfino il rischio di estinzione del nostro pianeta, la dicotomia ricchezza-povertà, il genocidio di un bambino che nel mondo muore ogni pochi secondi per fame e malattie non curate, le stragi nel Mediterraneo, di chi a sera non torna casa dal luogo di lavoro: di ognuna di queste piaghe dell’umanità è responsabile il dio egoismo, l’avidità, il cinismo del profitto. Oggi è festa e non lo è per il mondo ferito a morte del lavoro: è festa e rivendicazione, è orgoglio e lotta, riconoscimenti e denuncia.  Fermare la strage dei cosiddetti omicidi bianchi, che più neri non si può, è possibile e nessun alibi assolve chi lo ignora e attenta alla vita dei lavoratori. Non è festa per questo governo e i lavoratori dovrebbero trasferire la consapevolezza di questo assioma ogni volta che esercitano il diritto dovere del voto. Non è festa, ma amara tristezza e disperazione, per mogli e figli dei 350 lavoratori uccisi dal lavoro senza sicurezza nei primi quattro mesi del 2024.


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