MANCE & MARCHETTE / TUTTO FA BRODO ELETTORALE. E SFASCISTA

La premier e il suo governo sfascista hanno voluto far la festa ai lavoratori, il 1 maggio. In grande stile.

Abbiamo fornito tutte le risposte concrete in questo anno e mezzo di governo e ora con il decreto appena varato”, gongola ‘Giorgia’ nel suo messaggio social per gli italiani, ora felici e contenti.

Il giorno precedente aveva chiarito le idee sulla manovra del secolo il sottosegretario al MEF ed ex missino doc, Maurizio Leo: “Il primo vero tassello per il rilancio”, ossia il provvedimento imprescindibile, basilare per far risorgere il Paese e risolvere i suoi sempre più drammatici problemi sociali.

Maurizio Leo

Dal lavoro che manca e quel poco è precario o ti uccide; alla sanità che altrettanto, se non ha i soldi, ti lascia morire; fino alle pensioni da fame…

Ecco cosa esce dal suo magico cilindro: “Il bonus da 100 euro arriverà a gennaio 2025 per i redditi più bassi”, ha esordito presentando agli stupefatti cronisti il decreto legislativo su Irpef, Ires & varie appena approvato dal Consiglio dei ministri.

Vi chiederete subito, così come è capitato con il bonus carrello spesa & il bonus benzina: al mese?

Macchè, all’anno.

Quindi ottimo e abbondante per la cena dell’Epifania (neanche di Capodanno, altrimenti si va a debito): anzi, per aggiungere un posto a tavola, per un amico in più; o, se preferite, per comprare un quattro capponi: alla salute di Giorgia super star, la Befana di tutti gli italiani.

Aveva fatto lo stesso Matteo Renzi, ricordate?, con il cadeau preelettorale da 80 euro.

E faceva lo stesso (ma con più savoir faire) il famoso sindaco monarchico di Napoli 60 anni fa, Achille Lauro, quando recapitava pacchi di pasta in tutti i quartieri e regalava una scarpa agli elettori, la seconda appena eletto. Quando non si tratta di promesse da marinaio…

Mance, le definiscono oggi i cespugli di sinistra.

Marchette elettorali, le bolla il leader Cgil Maurizio Landini, che si sveglia un paio di volte all’anno, una delle due of course il 1 maggio. Dove tutti recitano la solita solfa: basta morti sul lavoro, più sicurezza nei cantieri, lotta ai grandi evasori e bla bla continuando. Senza far neanche far il solletico ai padroni del vapore, vuoi governativi, vuoi imprenditori-evasori…

Raffaele Fitto

Ridicolo, poi, il ‘pacco’ Coesione, quello confezionato da Raffaele Fitto perché è soprattutto coniugato in chiave europea.

Una sfilza di provvedimenti che fanno solo finta – con incentivi, contributi a pioggia e via di questo passo – di voler favorire il lavoro, l’imprenditorialità diffusa, i giovani per evitare le fughe all’estero, le donne inoccupate, i precari.

Ma anche in questo caso non fanno neanche il solletico al ‘problema’, non lo spostano di un millimetro.

Notano gli esperti, che vanno dall’economista Ocse Andrea Garnero a quelli che hanno elaborato l’ultimo rapporto INAPP (Istituto Nazionale Analisi Politiche Pubbliche): il ‘mercato del lavoro’ se ne frega di simili incentivi taroccati; se vengono fatte delle assunzioni è perché l’imprenditore aveva già deciso di farle. Una percentuale la dice lunga: il 70 per cento che percepiscono incentivi dichiarano che avrebbero effettuato la medesima scelta anche in assenza di quello strumento di incentivazione.

Che quindi non serve a niente, non migliora il tessuto economico di una virgola, soldi buttati.

Passiamo al fronte delle tanto sbandierate ‘esenzioni fiscali’.

Il governo, oggi, sventola una bandiera andata in naftalina, ossia quanto aveva già previsto e fatto il governo Conte 2 e poi prorogato nel 2023 dalla Meloni, quindi ‘morto’ per mancanza di risorse.

Ora quelle ‘esenzioni’ vengono riesumate. Ma con un punto interrogativo grosso come una casa: tutto passerà al vaglio della UE, anche la più piccola esenzione e per qualunque categoria di età. Come dire: propongo – in chiave elettorale per raccogliere consensi – e poi chissenefrega se Mamma UE non approva.

Tanto per la storia, vogliamo rammentare un’iniziativa di quasi mezzo secolo.

Nel 1980, l’anno del terremoto, la ‘Confapi’ (l’associazione delle piccole imprese) Campania propose un ‘premio all’occupazione’, un incentivo per quelle aziende che assumevano a tempo indeterminato. Quella volta la Cgil partenopea scese in campo, e ‘adottò’ l’iniziativa.

Altri tempi.

E altri tempi stanno tornando negli Stati Uniti, dove si respira a pieni polmoni un’aria di ’68 più forte che mai.

Grazie agli studenti universitari che si stanno mobilitando e stanno lottando un po’ in tutti gli atenei a stelle e strisce contro il genocidio dei palestinesi nella Striscia di Gaza e per interrompere tutti i rapporti di collaborazione con i war makers israeliani.

Scontri nella manifestazione pro Palestina alla Columbia University

Abbiamo davanti agli occhi le immagini della prestigiosa ‘Columbia University’, del campus occupato, dei tendoni e, ultime, del ‘rastrellamento’ in perfetto stile nazi della polizia, ordinato dal sindaco e dai vertici dell’ateneo. E soprattutto, fomentato da un manipolo (sono oltre una ventina) di deputati del Congresso americano. Democratici, of course.

I quali, ormai da anni e anni, sono diventati più conservatori e pro Potere degli stessi repubblicani: il che è tutto dire.

21 ‘democratici’, infatti, hanno scritto al CdA della Columbia chiedendo che la maxi tendopoli fosse smantellata con la forza. Ecco le loro parole di incitamento alla repressione violenta: “E’ ora che l’Università agisca con decisione e assicuri la sicurezza di tutti gli studenti sradicando l’accampamento. Il tempo dei negoziati è scaduto”. E così è stato: una gigantesca gru, tra l’altro, ha consentito a centinaia di agenti di fare irruzione anche nelle aule e nelle abitazioni, per snidare e manganellare a dovere i sovversivi, che sono stati arrestati a centinaia e centinaia. Come del resto è successo a Los Angeles, alla famosa Yale, alla Cornell University di Ithaca, a quella di Austin nel Texas, ad Athens in Georgia, oppure all’università della Pennsylvania.

Una oceanica protesta che ci voleva, eccome, proprio in questo momento storico.

Vogliamo farvi notare un ‘dettaglio’ non circolato sugli ormai cloroformizzati media di casa nostra. La parola d’ordine, un po’ in tutti gli atenei americani, è stata ‘Divest’: attraverso di essa, gli studenti dei campus chiedono con decisione e con passione ai vertici dei loro atenei di recidere ogni rapporto d’affari con Israele, sia in modo diretto che indiretto. Facciamo proprio l’esempio della Columbia: nessuno lo sa – ma è una notizia-bomba – l’università ha investito in modo massiccio, per la bellezza di 13 miliardi di dollari, in grandi compagnie che fanno di continuo business con Tel Aviv. Come, ad esempio, nel colosso ‘Microsoft’ fondato da Bill Gates e in un’altra star Usa, AIRBNB.

 

Sui fatti americani, vi proponiamo la lettura di un resoconto messo in rete il 1 maggio da ‘Contropiano’, titolato Fragole e sangue alla Columbia/Biden supporta il genocidio con la forza

E di un pezzo del sito ‘Politico’, sempre del 1 maggio, NY police clear pro-Palestinian protesters from Columbia in escalation of campus turmoil

 

Robert Kennedy Jr.

Il segnale dagli Usa ha un significato particolare: nel ’68 veniva ucciso Robert Kennedy, che negli anni al vertice del Dipartimento della Giustizia, dopo la morte del fratello John Fitzgerald, stava realizzando una vera rivoluzione, contro la dilagante corruzione, contro la mafia, contro il finto sindacato, contro le diseguaglianze, contro le ingiustizie sociali.

Doveva Morire”, è così è successo, of course.

Il 30 aprile ‘La 7’ ha mandato in onda un bellissimo documento (circa un’ora e mezzo) sui due Kennedy, ma soprattutto sulla figura di Robert.

Peccato che la eccellente rievocazione sia stata rovinata dal solito maitre (o centimaitre) a penser, il Gianni Riotta ormai a stelle e strisce nell’animo, tutto pro Biden e pro democratici (questi democratici pro guerra e pro genocidio).

Imperdibile la ‘cazzata’ (ci vuole proprio il Fantozzi della Potemkin per rendere l’idea) sparata alla fine per commentare l’ultimo dei Kennedy in politica. Quel Robert Kennedy junior di cui la ‘Voce’ scrive molto spesso per lodarne le iniziative a bordo di ‘Children’s Health Association’ per la tutela dei più indifesi, i bambini, soprattutto sul fronte dei vaccini. E perché è uno dei pochi con il coraggio di attaccare il colosso ‘Big Pharma’ e i suoi misfatti, ad esempio, via vaccini killer che ne stanno uccidendo più del covid.

Robert Kennedy junior si presenta per la corsa alla Casa Bianca come indipendente: Davide contro i Golia. Non ce la farà, certo: sarebbe invece l’unica speranza per cambiare l’America, e forse il mondo. Quando suo padre venne ammazzato, nel ’68 appunto, gli striscioni titolavano: “E’ morta la speranza di cambiare l’America”.

Per concludere. Sapere cosa ha risposto Vate Riotta alla domanda su cosa avrebbero detto di lui il padre e lo zio? “Lo avrebbero preso a calci in culo”.

Molto british.


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