L’insidia di arrampicate sugli specchi

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“In una discussione o simili, ricorrere agli argomenti più sottili o artificiosi, cercare qualsiasi appiglio per avere ragione o per giustificarsi senza tuttavia riuscirci”, ovvero, “arrampicarsi sugli specchi”. Mai detto popolare ha raccontato meglio il proliferare nell’Italia della ‘Resistenza’, di tesi antitetiche alla condanna, sic et simpliciter, dell’aggressione in Ucraina. Lo racconta l’identikit, forse sbrigativo, forse eccessivamente tranchant, di filo Putin, russofani, anti Nato, nemici di Biden e della sua America, che certo, usurpa il titolo di Paese più democratico del mondo.

Non una parola su Orsini, perché sprecare fiato con un conclamato narcisista, cacciatore libidinoso di visibilità? Benevola comprensione, non oltre, meritano alcuni protagonisti dimenticati dai media (specialmente televisivi), che hanno fondato il club “Solidarietà all’Ucraina, ma Putin ha le sue ragioni”. In fondo al baratro la destra, le destre, il Salvini strumentalmente solidale (a parole) con Kiev, che presto pentito, si riconnette all’amico Putin, alla sua comprovata generosità nei confronti della Lega o di recente della destra, con la mediazione di figuri come Bannon. Il punto limite di Salvini? Esagerare nell’arrampicarsi sugli specchi e il ‘carrocciaro’ di Pontida non l’ha capito. Se la sua materia grigia va in letargo, gli può accadere di non contare neppure su alleati politicamente consanguinei. Preludio al rischio di finire nella polvere precipitando dalle stelle, fine del salvinismo vicina? Dipende in via diretta dal pool Giorgetti, Zaia, Fedriga, leghisti del dissenso interno a loro aggregati, che ne hanno abbastanza del Salvini fuori di testa.

Proprio non c’è feeling tra la Repubblica e De Luca. Il quotidiano diretto da Molinari, in quota Fiat-Agnelli, non trascura occasione per dimostrarlo. Se Saviano e altri personaggi graditi pubblicano una ‘fatica’ letteraria, il giornale riserva loro un’intera pagina e in occasioni di alto gradimento anche due. Nulla da dire se di analoga accoglienza godesse l’evento, come definirlo, per nulla minimale, del lavoro di scrittura a firma del presidente della Regione Campania. La modalità editoriale per eventi come questo: si ottiene in anteprima il libro per commentarlo e proporre il contenuto ai lettori. All’autore De Luca del saggio su ‘Democrazia al bivio tra guerra, giustizia e palude burocratica’ (editore Guida), nell’inserto curato della redazione napoletana, è concesso alla pagina 17 (numero che tradizionalmente porta male) un mini riquadrato al di sotto del centro pagina, con ‘ben’ undici righe in corpo 8, il più piccolo, da lente d’ingrandimento. Osservato con scrupolo professionale, rivela l’assenza della data e dell’ora in cui il volume sarà presentato alla Feltrinelli. Viva la democrazia, viva il diritto garantito agli italiani della libertà di giudizio e di opinione, ma…l’ostracismo a un rappresentante delle istituzioni, che è legittimo criticare, non è forse una forma di censura? L’ardua sentenza non è questione da delegare ai posteri.

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