C’era una volta la rivoluzione

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Esordi del terzo millennio: è marasma del nostro pianeta per nulla lungimirante, afflitto dal cancro inguaribile, poco esplorato, perciò largamente diffuso, del nazionalismo autarchico e aggressivo. In assenza della malta che gli edili della politica di un tempo ormai lontano hanno impiegato a profusione per erigere gli edifici dell’ideologia, gran parte delle società terremotate senza adeguato preavviso, soffrono l’avvento di un modello di anti rivoluzione che stabilizza l’oligarchia dei potenti e la difende anche con forme di neo colonialismo politico, economico, militare. Estremi di questa galassia della disumanità sono i regimi delle nuove tirannie, emanazione indiretta di suprematismi spinti all’eccesso, uno per tutti il progetto megalomane culminato con il nazismo.

Prima in sordina, poi a tutto volume, da più parti, Biden il più esplicito, si sono levate voci indignate per la follia espansionistica della Russia, soggiogata da un fuori di testa interessato a difendere il circuito vizioso del clan di cui è boss indiscusso, per tenere al riparo inverosimili ricchezze miliardarie, accumulate illecitamente. Allo scontato attributo di ‘dittatore’, i giustizieri del neo zar russo hanno prima affiancato, poi scelto in esclusiva, termini usati a suo tempo per massacri e genocidi: criminale, assassino, macellaio. In un luogo dove vige la democrazia, Putin da tempo sarebbe stato politicamene decapitato, ficcato a vita nella cella di un carcere di massima sicurezza, a scontare la condanna per crimini contro l’umanità. Se non è accaduto, e a dar retta al suo blindato entourage sembra improbabile che accada, si deve a due fattori coincidenti: il plagio di una parte rilevante del popolo russo, bombardato dalla propaganda di regime e l’impunibilità della cricca di fedeli sostenitori gratificati da Putin con la partecipazione all’accaparramento di ricchezze smisurate. Facile intuirlo, poco si sa di trattative occulte che potrebbero concludere l’aggressione russa all’Ucraina. Si può forse immaginare che nel ‘do ut des’ di impegni reciproci, Putin provi a intascare il salvacondotto per i suoi 40miliardi di patrimonio personale e le ricchezze dei suoi ‘amici’ oligarchi. A margine di questa tesi, viaggia l’incredibile ‘partito’ dei pro Putin italiani. Passi per la Lega di Salvini, che dopo la pausa di falsa ostilità all’aggressione dell’Ucraina si augura di riallacciare le interessate relazioni ‘commerciali’ con Mosca. Passi per gli emigrati dal movimento 5Stelle, ala di una specie dipartito dalle mille, anime, empatica con la destra. Sorprende e concerta il revanscismo dei nostalgici del comunismo sovietico (il marxismo non c’entra), che conservano della Russia la memoria della gloriosa Rivoluzione d’Ottobre, e li porta indulgere sull’aggressione dell’Ucraina, la fa corrispondere a responsabilità parallele di Zelensky, al diritto di contrastare ipotetici pericoli occidentali (Nato) con avamposti militari e politici della Russia.

Fosse morto anche un solo bambino, ucciso dai missili e dalle bombe che hanno devastato le città ucraine, o dalla impossibilità di proseguire la terapia oncologica, l’attributo di criminale di guerra, addossato a Putin, avrebbe piena legittimità.   

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