Al Colle chi? Sarà quel che sarà…ma presto e soprattutto bene

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Non è unico il fastidioso disagio per l’ossessivo tema Covid, e la statistica, prima o poi, pubblicherà il numero delle crisi depressive originate dall’aggressione quotidiana, da due anni in qua, di bollettini, interviste, commenti, fake news e mezze verità, discettazioni scientifiche e chiacchiericci ignoranti. su contagi, positivi, sinto e asintomatici, deceduti, vaccini, no vax, green pass, lockdown, quarantene, varianti…

Da molti mesi il gran caos della politica italiana, che stenta a normalizzarsi nel confronto classico progressisti-conservatori e vivacchia di partitini, gruppi misti, minoranze etniche, ha sepolto sotto la coltre del dopo Mattarella le gravi, urgenti emergenze di crisi antiche e recenti. Il nodo non districato del prossimo presidente della Repubblica non sembra destinato a sciogliersi in fretta, neppure con l’‘exodus’ in extremis del più indegno potenziale candidato a Capo dello Stato, che il giornale di famiglia commenta con il titolo in prima pagina, caratteri cubitali “Onore a Berlusconi”.

Che noia, che noia, che noia…Impariamo a difenderci, a non subire la dittatura dei media che proseguiranno imperterriti a sproloquiare sul tema Draghi sì, no, forse, chissà, perché. L’informazione, così ridotta a strumento delle schermaglie sinistra-centro-destra, persegue l’obiettivo, neppure recondito, di stendere veli im-pietosi sulla protervia dei potenti del mondo, che spacciano la globalizzazione come salvifica innovazione della società e se ne servono per assolvere l’ormai storico ostracismo alle sempre più flebili idee di rivoluzione, invocate da una coraggiosa quanto ininfluente  minoranza per sterzare in favore di Paesi e popoli ai margini del benessere e del progresso.

Per non volare troppo alto e guardare in casa nostra: dov’è la volontà vera, l’impegno concreto, permanente, la strategia adeguata della politica italiana che liberi la coscienza collettiva dalla colpa di scontati commenti ‘a caldo’ e parole d’indignazione ben integrate con dichiarazioni di dolente solidarietà, per la tragedia quotidiana di tre vittime del lavoro? Che Paese è l’Italia dei poveri, dei senza lavoro, del deficit di protezione sanitaria che divide geograficamente l’Italia in due tronconi, di servizi sociali inadeguati, di penetrazione diffusa delle mafie, di eletti del popolo indegni, di situazioni anacronistiche in tema di parità di genere, di strumenti inadeguati a impedire la strage del femminicidio e perfino della delega al papa progressista dell’attenzione ‘rivoluzionaria’ per poveri, deboli, esclusi…

Non è esagerato il disappunto, non lo è l’intenzione di opporsi all’onda travolgente dell’informazione monopolizzata dalla pandemia, dalle baruffe pseudo politiche, dalla competizione senza esclusione di colpi del television system, che ben oltre il 50 percento si satura di programmi trash, a vantaggio degli obiettivi pubblicitari che di sicuro non intendono persuadere soggetti capaci di refratterietà, conquistata con la frequentazione di interessi di altro livello. Onore a Berlusconi, come strilla Libero? Onore sì, ma al tam-tam, al miracolo del passa parola, alla fedeltà democratica di milioni di italiani che hanno sollecitato la ‘stampa’ a battere e ribattere sull’incompatibilità dell’uomo di Arcore a comparire alla lettera B nella lista dei candidati.

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