VACCINO AI BAMBINI / TUTTI I “NO” DEL VIROLOGO GIULIO TARRO

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Il governo Draghi non ha avuto dubbi, suffragato dal sostegno del suo ‘Comitato Tecnico Scientifico’ e in particolare del suo portavoce, Franco Locatelli, un pediatra: dal 15 dicembre parte la vaccinazione dei bambini, compresi nella fascia d’età che va dai 5 agli 11 anni.

Una decisione che solleva un mare di dubbi e preoccupazioni, per tutta una serie di motivi.

Qualche settimana fa abbiamo pubblicato i passaggi salienti di un’intervista rilasciata ad un’emittente francese, ‘Sud Radio’, da Luc Montagnier, premio Nobel per la Medicina nel 2008 (scoprì il virus dell’HIV), focalizzata soprattutto sugli eventi avversi in seguito all’inoculazione dei vaccini.

Potete rileggerla cliccando sul link in basso.

Montagnier esprimeva fortissime preoccupazioni per la vaccinazione ai bambini, ormai alle porte. Ecco le sue parole: “Quello che mi spaventa sono i bambini. Stanno per vaccinare i bambini. Questi bambini, forse, moriranno. E se anche muoiono tra 10 o 20 anni, verrà sterminata un’intera generazione. Dunque è in ballo la nostra stessa civiltà. Occorre prendere delle precauzioni, oppure andremo dritti verso la catastrofe”.

Parole che più drammatiche non si può.

 

Di seguito pubblichiamo un intervento di Giulio Tarro, uno dei pochi virologi autentici nella ‘pandemia’ di esperti che circolano tra le tivvù di casa nostra, popolata anche di allergologi (come Roberto Burioni) e zanzarologi (come Andrea Crisanti).

Allievo di Albert Sabin che scoprì il vaccino antipolio, per decenni in prima linea al ‘Cotugno’ di Napoli per fronteggiare prima il ‘male oscuro’ e poi il vibrione colerico, Tarro è autore di un volume che tutti i genitori dovrebbero leggere: “10 cose da sapere sui vaccini”, firmato nel 2017 e quindi ben prima della pandemia. E poi, nel 2020, di “Covid 19 – Il virus della paura”, un titolo che più azzeccato non si può: ancor più oggi, con il prolungamento dell’emergenza fino al 31 marzo 2022 deciso da Mario Draghi.

Nel suo intervento Tarro non affronta solo in modo molto puntuale ed analitico la delicatissima questione delle inoculazioni ai bimbi; ma anche altre problematiche, dalla reale natura dei vaccini utilizzati, soprattutto quelli a mRNA, fino alla valutazione degli effetti avversi (a.c.)

 

 

 

LA VACCINAZIONE DEI BAMBINI

di GIULIO TARRO

 

Giulio Tarro

I giornali danno dati allarmanti tutti i giorni, il governo minaccia chi non si vuole vaccinare.

Cosa sta succedendo realmente? Siamo veramente in situazione di emergenza? Ci sono solo non vaccinati negli ospedali?

Ma scherziamo? Allora fino adesso che abbiamo fatto? Abbiamo giocato? I vaccini, non ci mettono al riparo dal contagio, ma ci tutelano comunque dall’aggressività del virus. Allora dovremmo chiudere tutto anche per prevenire l’influenza. Per questo è del tutto illogica e antiscientifica anche l’imposizione del green pass nel momento stesso in cui il vaccino non impedisce il contagio, e anzi paradossalmente potrebbe veicolarlo ancora di più dietro la sicurezza di un’immunità che non c’è.

I bambini vengono additati come super diffusori, si vuole vaccinare la fascia 5-11 anni (già si è partiti in Israele e USA). Ma alcuni medici frenano, non ci sono abbastanza studi ed evidenze scientifiche e si potrebbero verificare danni irreparabili.

I giornali titolano che negli ospedali ci sono bambini intubati per Covid per giustificare la futura vaccinazione della fascia 5-11 anni.

Per i bambini e gli adolescenti il rischio di contagio è azzerato. Assurdo sostenere che i bambini debbano ricevere il vaccino, per impedire di contagiare nonni vaccinati!

Se i nonni e i fragili sono vaccinati perché vaccinare i bambini che si è visto non muoiono col Covid? Come è possibile che è scritto nel bugiardino degli attuali vaccini che c’è un rischio di malattie autoimmuni e noi non ne teniamo proprio conto? Si rischia la sindrome di Kawasaki, implica infiammazioni cardiache, ma c’è anche il pericolo dell’autismo.

Anche l’OMS ha dichiarato non necessaria la vaccinazione dei bambini quando milioni di persone fragili in tutto il mondo ne avrebbero bisogno, ma non ci sono dosi sufficienti. Comunque la si veda la situazione potrebbe risultare dirimente. La comunità scientifica resta fortemente divisa.

Si spera non accada, visto che parliamo di bambini, ma se dopo le inoculazioni di vaccino anti Covid vi fossero reazioni avverse gravi o addirittura morti, le giustificazioni utilizzate per la vaccinazione di massa degli adulti questa volta potrebbero non reggere, vista l’assenza di morti di bimbi durante il Covid, così come la sostanziale irrilevanza statistica della mortalità in quella fascia di età.

 

 

 

 

Crediamo utile condividere il documento allegato sulla vaccinazione pediatrica prodotto da ASSIS (Associazione di studi e informazione sulla salute) http://www.assis.it/vaccinazioni-pediatriche-anticovid-19-16-motivi-per-dire-no-non-avere-fretta-di-vaccinare-tuo-figlio/

 

  1. Non c’è alcuna emergenza Covid tra i bambini.

Se sono contagiati dal SARS-CoV-2 sono in genere asintomatici o con sintomi lievi (Fig. 16).

 

  1. Non c’è aumento di mortalità per Covid tra i bambini.

L’aumento delle infezioni tra i bambini non ha causato un aumento di mortalità. Da 0 a 19 anni l’ISS ha registrato finora 35 morti, cioè ~20 casi/anno, che – su 10.431.663  bambini/ragazzi 0-19 anni (ISTAT) – significa 1 decesso ogni 522.000 bambini/anno, cioè 0,19 decessi su 100.000, 125 volte meno dei 2.505 bambini morti in media ogni anno nel quinquennio 2015-2019.

L’aumento delle infezioni tra i bambini non ha causato un aumento di mortalità. Buona parte dei 2.500 decessi annui da altre cause sarebbero prevenibili, e meriterebbero ben maggiore attenzione. Invece, non è scontato che le vaccinazioni avrebbero salvato parte di questi 20 morti/anno da COVID-19, trattandosi in maggioranza di soggetti già affetti da serie patologie.

 

  1. I rischi di ricovero per Covid nei bambini sono molto ridotti.

Anche i rischi di ricovero in terapia intensiva sono molto ridotti: 1 su oltre 46.000 diagnosi di COVID-19, e riguardano spesso bambini con altre patologie. In Germania, tra bambini 5-11 anni senza patologie, il rischio è di 1 su 50.000, e nessuno è morto.

 

  1. La MIS-C è rara/molto rara e i sintomi da Long Covid sono lievi.

La sindrome di infiammazione multisistemica pediatrica temporalmente correlata a Sars-CoV-2 (PIMS-TS, detta anche MIS-C) è rara (3,16 su 10.000 bambini infettati con Sars-CoV-2 negli USA, dove colpisce in modo del tutto sproporzionato bambini neri, ispanici e asiatici rispetto ai bianchi, e molto rara in Germania: 1,7 su 10.000 casi positivi). Inoltre, l’associazione con SARS-CoV-2 è possibile ma incerta e non è chiarito in quale misura le vaccinazioni la evitino.

La durata e gravità dei sintomi del “Long Covid” sono simili a quelli di comuni patologie virali, il numero dei sintomi sembra in media persino minore (ha sintomi persistenti a 4 settimane l’1,8% dei bambini dopo COVID-19, lo 0,9% di quelli dopo altre infezioni virali respiratorie; ma in media con COVID-19 ha solo 2 sintomi, e 1 spesso è anosmia; con altre infezioni respiratorie 5 sintomi).

Terapie precoci efficaci possono ridurre la gravità dei rari casi complicati e le conseguenze a lungo termine.

 

  1. Anche vaccinando i bambini (e chiunque) non si raggiunge l’immunità di gregge.

È impossibile ottenere l’immunità di gregge con le vaccinazioni in uso a causa:

 

  • della rapida diminuzione della protezione indotta dal vaccino, che a 6-7 mesi (pag. 27) o 9 mesi (pag. 33) può diventare persino negativa,
  • dell’incapacità di prevenire la trasmissione di SARS-CoV-2 a distanza del completamento del ciclo vaccinale
  • della presenza di un gran numero già identificato di serbatoi animali, anche domestici.

Nell’ultimo mese il tasso di infezioni su 100.000 è stato di circa 800 casi tra i non vaccinati e 400 tra i vaccinati (con ciclo completato da pochi mesi, quando la protezione è massima). Dunque, se anche si vaccinasse il 100% della popolazione, il 50% resterebbe suscettibile a infettarsi/infettare.

 

  1. I bambini non sono causa importante di trasmissione in famiglia.

I bambini non sono i maggiori determinanti nella diffusione del virus nemmeno in ambito familiare.

 

  1. I non vaccinati non favoriscono in modo particolare varianti e circolazione virale.

La mancata vaccinazione non favorisce la circolazione del virus e la nascita delle varianti rispetto ai vaccinati, nel medio periodo. Infatti, in un anno di 52 settimane, se il bambino non si infetta non è mai infettivo, se si infetta lo è per una settimana, e per le altre 51 è immune. Anche il vaccinato è più suscettibile a infezioni nelle due settimane che seguono l’inoculo.

 

  1. Non è etico vaccinare i bambini per proteggere indirettamente altri.

Se anziani e soggetti fragili sono immunizzati, i rischi di trasmissione derivanti dalla mancata vaccinazione dei bambini sono molto ridotti.

 

  1. Il numero di bambini (e di eventi rilevati) nei trial sui vaccini è insufficiente.

Il numero di bambini reclutati negli studi clinici di fase 2/3 (1517 vaccinati vs 751 con iniezione salina) e seguiti per soli 2,3 mesi è insufficiente per rilevare possibili eventi avversi gravi e rari.

 

  1. I rischi della vaccinazione pediatrica superano i benefici (salvo eccezioni).

I rischi della vaccinazione COVID-19 in età pediatrica superano in modo dimostrabile i benefici, sia negli studi registrativi, sia nei pochi esempi di sorveglianza attiva, che mostrano reazioni avverse severe, con impatto sulla salute (dall’impedire la normale attività quotidiana in su), nell’11%~ di 12-17enni dopo la 1a dose e nel 27% in media dopo la 2a dose (Table 3 del pdf). L’AIFA afferma “non si rilevano al momento segnali di allerta in termini di sicurezza”. Ma la sorveglianza passiva, che fa dichiarare all’AIFA “128 segnalazioni di reazioni avverse ogni 100.000 dosi somministrate” sottostima di centinaia di volte le reazioni avverse rilevate dai CDC USA con sorveglianza attiva v-safe negli adulti (Lettera 97 Gruppo NoGrazie, pag. 2-5) e negli adolescenti.

Bambini e adolescenti sarebbero esposti a rischi di eventi avversi anche severi non solo immediati, ma possibili anche a medio e lungo termine, che iniziano a emergere con aumento di miocarditi nei maschi, di irregolarità mestruali nelle femmine e di malattie autoimmuni. Gli eventi avversi possono aumentare con i richiami, prospettati ormai almeno ogni anno.

NB: gli esiti più definitivi (mortalità totale, non solo da COVID) nei trial clinici con vaccini a mRNA sugli adulti non sono ad oggi rassicuranti, e richiederebbero un urgente approfondimento scientifico, come pure l’eccesso di mortalità nelle fasce di età inferiori ai 65 anni nel 2021 rispetto al 2020 che emerge in EuroMOMO, coerente con i dati ISTAT 2021 verso 2020 ad oggi disponibili per adolescenti e giovani adulti italiani.

 

  1. È in generale controproducente impedire l’infezione da Sars-CoV-2 nei bambini.

Questo perché li espone al rischio di contrarre la malattia in età più avanzate, con maggiori possibilità di decorsi più gravi, mentre in età pediatrica la malattia sarà quasi sempre lieve o asintomatica e produrrà un’immunità naturale persistente.

 

  1. Con opportune cautele, l’immunità naturale andrebbe favorita in queste fasce d’età.

Vanno discusse in base a dati scientifici strategie che consentano lo sviluppo dell’immunità naturale nei gruppi a minimo rischio di forme gravi di COVID-19, poiché allo stato delle conoscenze l’immunità acquisita con l’infezione naturale è più robusta e duratura di quella vaccinale. Ciò dà un vantaggio individuale al bambino, ma anche alla sua famiglia, ai nonni e all’intera comunità.

 

  1. Prima dei bambini è equo e ragionevole vaccinare anziani e fragili.

Come sostenuto anche dall’OMS, non sarebbe equo vaccinare i bambini quando in molti Paesi anziani e fragili che ne avrebbero maggior beneficio non possono accedere alla vaccinazione

 

  1. I conflitti di interessi rendono tanti studi poco affidabili.

Gli studi sinora pubblicati sono finanziati dal produttore, gli autori sono in maggioranza dipendenti o con importanti relazioni finanziarie con le industrie produttrici, il numero di eventi è basso al momento dell’interruzione/rottura anticipata del doppio cieco negli studi: queste tre condizioni portano ciascuna a esagerare in modo sistematico i benefici.

 

  1. Le società professionali, finanziate dalle case farmaceutiche, non esprimono linee guida indipendenti.

Importanti Società professionali che insistono per una vaccinazione universale dei bambini ricevono cospicui finanziamenti dalle industrie farmaceutiche (esempio).

 

  1. Non sono ancora disponibili cure per i bambini danneggiati da questi vaccini, mentre sono disponibili interventi profilattici e utili terapie precoci per la COVID-19.

La Commissione Medico-Scientifica indipendente (Paolo Bellavite, ematologo; Marco Cosentino, farmacologo; Vanni Frajese, endocrinologo; Alberto Donzelli, igiene e medicina preventiva; Patrizia Gentilini, oncologa; Eugenio Serravalle, pediatra) ha chiesto in modo formale un confronto scientifico urgente con il CTS del Governo, anche rispetto all’urgenza e alla necessità di questa vaccinazione in età pediatrica.

Come ha già fatto il Coordinamento 15 ottobre, sarà apprezzato il supporto di chiunque/di qualsiasi Organizzazione alla nostra richiesta di un confronto scientifico trasparente, aperto e senza censure con il CTS, che oggi sta promuovendo una vaccinazione universale e indiscriminata.

 

 

 

 

Secondo l’esperienza della prima SARS e della MERS i bambini non erano esposti allo zibetto ed ai cammelli, in maniera analoga si è pensato che potesse avvenire con la SARS da COVID-19. Invero i bambini vengono infettati dal virus senza subire una malattia seria e rappresentano una importante sorgente di infezione. Il virus viene rinvenuto nei loro tamponi rettali.

Crescendo con l’età molte cellule specifiche del sistema immune non sono più attive e pertanto l’organismo perde la sua capacità di rispondere efficacemente. Infatti si è provato sperimentalmente che i topini giovani rispondono al danno tissutale polmonare dell’infezione virale mediante le prostaglandine, mentre i topi adulti soccombono.

Il sistema immune giovanile e le sue efficienti cellule T Helper rispondono al COVID della SARS 2. I linfociti CD4 delle cellule Helper stimolano le cellule B a produrre anticorpi contro il virus e controllano l’infezione. In questo caso i linfociti Th2 sono in grado di controllare la risposta infiammatoria provocata dall’infezione virale, impedendo una esuberante e ritardata reazione come avviene nell’adulto. L’assetto ormonale diverso e le stesse proglandine favoriscono il soggetto femminile nei confronti del coronavirus responsabile dell’attuale pandemia.

Le cellule T sono state studiate per la loro risposta alle proteine strutturali (nucleocapside, NP) e non strutturali (NSP-7 e NSP-13 di ORF1 accessorie) delle particelle virali di SARS-CoV-2 in 24 soggetti convalescenti da COVID – 19. Le cellule T CD4 e CD8 sono state riconosciute in tutti i convalescenti che hanno riconosciuto più regioni della proteina del nucleocapside (NP). 23 pazienti guariti dalla prima SARS, 17 anni dopo l’epidemia, hanno ancora una memoria di lunga durata dei linfociti T rispetto alle proteine strutturali del nucleocapside (NP), che mostra una reazione crociata verso l’NP della corrente SARS. I soggetti senza storia della SARS primitiva, nel 50% dei casi (9/18) hanno cellule T che reagiscono con le proteine accessorie (NPS-7 non strutturali e NSP-13 di ORF1). La caratterizzazione epitopica dei linfociti T specifici per NSP-7 ha mostrato il riconoscimento di frammenti proteici rispetto ai betacoronavirus animali, ma molto ridotta per i comuni coronavirus umani. Pertanto l’infezione da betacoronavirus induce un’immunità forte e duratura dei linfociti T rispetto alle proteine strutturali NP (Nina Le Bert et al., 2020).

Un altro discorso importante riguarda il recettore ACE2 cioè l’angiotensin-converting enzyme 2. Sia la prima SARS che l’attuale presentano la stessa via di entrata cellulare attraverso questo recettore per i coronavirus. Il recettore è particolarmente abbondante sulle cellule delle vie polmonari inferiori, la cui situazione spiega l’alta incidenza di bronchiti e di polmoniti legate alla severa infezione del COVID-19. Lo stesso recettore è rappresentato con dovizia sulla bocca e sulla lingua facilitando l’entrata virale dell’organismo ospite. Nonostante la sua riduzione con l’età adulta, l’enzima dell’ACE2 è un importante regolatore della risposta immune, in particolare l’infiammazione protegge i topi contro il danno acuto del polmone scatenato dalle sepsi. Nel 2014 è stato dimostrato che l’enzima ACE2 protegge nei riguardi dell’influenza aviaria letale. Alcuni dei pazienti con migliore esito avevano alti livelli della proteina nel loro siero. Bloccando il gene per l’ACE2 si osservava un severo danno polmonare nei topi infettati con H5N1, mentre con il trattamento dei topi con ACE2 umano diminuiva il danno polmonare.

Dal momento che i giovani hanno una loro risposta immunologica nei riguardi di questa epidemia da COVID-19, è sufficiente non creare la “tempeste delle interleuchine” degli adulti e degli anziani, nei riguardi dello stesso agente.

La Food and Drug Amministration (FDA) ha concesso l’autorizzazione all’uso di emergenza degli anticorpi monoclonali. L’indicazione ed il meccanismo di azione sono quelli già conosciuti.

I nuovi anticorpi monoclonali autorizzati dalla FDA debbono essere in grado di neutralizzare anche le nuove varianti virali. Infine il tocilizumab in pazienti ospedalizzati con polmonite grave da COVID-19 non è risultato in maniera significativa valido né ha abbassato la mortalità rispetto al placebo dopo 28 giorni (New England Journal of Medicine 384; 16-22, aprile 2021).

Una caduta dell’attività dell’ACE2 nel soggetto anziano è in parte responsabile per la diminuita capacità di ridurre la risposta infiammatoria con la vecchiaia. La riduzione dei recettori ACE2 negli adulti più anziani li mette in condizione di non essere capaci di fare fronte al COVID-19.

Il vero “vantaggio”, dei vaccini a terapia genica rispetto a quelli “classici” non è sanitario, bensì di business. Non manipolando virus o microrganismi patogeni, ma solo mRNA da inserire in un “contenitore” standard, gli impianti per la produzione di questi vaccini, non necessitando di costose misure di bio-contenimento e bio-protezione, sono molto più economici di quelli finora usati per i “classici” vaccini ma, soprattutto, ben si prestano a riconvertirsi per produrre rapidamente qualsiasi tipo di vaccino. Ad esempio per fronteggiare le “varianti” del virus Sars-Cov-2, basta cambiare la sequenza contenuta nel mRNA e il nuovo vaccino è pronto. Certo, questo, rischia di sottoporci a vaccinazioni contro il Sars-Cov-2 per sempre.

La possibilità che l’mRNA del vaccino Pfizer o Moderna possa riproporre una modifica del DNA cellulare era sprezzantemente scartata dai fautori di questi vaccini i quali evidenziano come l’mRna, dopo aver svolto il suo compito (e cioè modificare la proteina ‘spike’ dell’organismo ospite che permette al SARS-CoV-2 di infettarlo) viene rapidamente degradato senza che possa integrarsi nel suo genoma, né tantomeno modificarlo. Questa lettura – a nostro avviso come abbiamo già scritto e qui lo ripetiamo – è una visione semplicistica, come se l’mRNA fosse una scheda elettronica, la cellula una macchina difettosa, e non esistesse nient’altro. In realtà, una volta iniettato, buona parte del vaccino resta in loco grazie alla risposta infiammatoria locale, e pur degradandosi, può (al pari delle cellule immunocompetenti che hanno inglobato il vaccino) entrare in circolo, raggiungendo ogni distretto del corpo dove può capitare l’incontro con qualche retrovirus o con uno dei quattro coronavirus (229E, NL63, OC43, HKU1) già presenti nel nostro organismo.

Trascrivendo le sequenze virali integrate nel genoma mediante una trascrittasi inversa (t.i.) delle cellule o una t.i. di un HIV, queste sequenze di DNA possono essere integrate nel genoma cellulare e la loro espressione è stata indotta con una infezione da COVID-19 o da una esposizione alla citochine nelle culture cellulari suggerendo un meccanismo molecolare per un retro-integrazione di COVID-19 nei pazienti (Zhang L, Alexsia R, Khalil A et al 2020. SARS-CoV-2 RNA reverse-transcribed and integrated into the human genome. BioRxiv).

 

 

L’AIFA ha riportato un aggiornamento sul rischio di miocardite e pericardite con vaccini a mRNA (03-12-2021) che segue allo stesso aggiornamento da parte dell’EMA (29/11 2/12-2021).

Una miocardite ogni 10000 inoculazioni per i giovani significa rischiare molto di più per il siero che con il virus.

Il vaccino, sopprimendo il meccanismo naturale di riparazione del DNA nel corpo – noto come NHEJ, o Non-Homologous End Joining – rende le persone altamente suscettibili a mutazioni cancerose devastanti anche se esposte a livelli molto bassi di radiazioni ionizzanti come l’esposizione alla luce solare o la mammografia. Con NHEJ soppresso dalla proteina spike, il corpo non può più riparare il suo DNA danneggiato e le cellule mutano senza controllo, devastando l’intero corpo e provocando la disintegrazione genetica dell’organismo.

Lo studio che documenta tutto ciò è stato pubblicato sulla rivista MDPI “Viruses” ed è stato condotto da scienziati dell’Università di Stoccolma, in Svezia: https://doi.org/10.3390/v13102056.

La spike di SARS-CoV-2 compromette la riparazione e l’inibizione dei danni al DNA come di recente provato dalla ricombinazione virus-vaccino in vitro (Hui J e Ya-Fang M).

È molto improbabile che gli individui vaccinati che non vengono uccisi dai tumori siano in grado di produrre una prole vitale a causa del danno al DNA dello sperma e delle cellule uovo.

È interessante notare che, una volta che diventa ovvio che gli individui vaccinati non possono tollerare la luce solare senza subire mutazioni genetiche, eviteranno la luce del giorno e diventeranno creature della notte.

Nei miti culturali, i vampiri sono creature della notte che subiscono una disintegrazione istantanea quando la luce del sole tocca la loro pelle. In realtà, la disintegrazione richiederà molto più tempo, ma è un’idea simile: Vaccini Covid + luce solare = disintegrazione genetica.

Coloro che rifiutano i vaccini Covid sono conosciuti come “purosangue”. Sono gli unici che saranno in grado di mantenere l’integrità genetica per le generazioni a venire, il che significa che il futuro della razza umana appartiene a coloro che rifiutano i vaccini Covid.

Il centro statunitense per il controllo delle malattie (CDC) dichiara che ci sono almeno 271 morti e 9.845 reazione avverse dopo la vaccinazione. Più di 25 milioni di americani hanno ricevuto il vaccino di Pfizer BioNtech o di Moderna che sono stati autorizzati per uso emergenziale dopo meno di un anno di sperimentazione. I vaccini che sono ancora sperimentali tecnicamente parlando non pretendono di prevenire le infezioni anche sintomatiche della COVID-19 o di essere efficaci più di un anno.

I dati AIFA al 26 settembre 2021 riportano 608 casi fatali dopo la somministrazione del vaccino, rispettivamente 391 per Pfizer, 96 per Moderna, 98 per AstraZeneca e 23 per Johnson e Johnson, che in tasso per 1×105 di dosi somministrate sono rispettivamente 0,72 in totale (0,65 Pfizer, 0,91 Moderna, 0,81 AstraZeneca e 1,56 Janssen).

Dall’estrapolazione dei dati del VAERS report (dal 1990) riconosciuti dal CDC USA emerge come i preparati COVID-19 rappresentino il 50% di tutte le segnalazioni di decesso in 30anni di esistenza del database; valori ricavati solo 9 mesi circa dal loro utilizzo nella popolazione. Infine è importante segnalare Jama. 2021; 326 (14): 1390-1399. DOI: 10.1001/jama.202115072 sulla sorveglianza degli eventi avversi dopo vaccinazione con COVID-19 mRNA ed ancora Jama. DOI: 10.1001/jama.2021.19499 del 4 novembre 2021 sull’associazione tra la vaccinazione mRNA e l’ospedalizzazione da COVID-19 e la gravità della malattia.

 

 

 

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