URSULA VON DER LEYEN / IL MAXI CONFLITTO D’INTERESSE CON IL MARITO HEIKO

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Il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen sta pensando seriamente alla possibilità dell’obbligo dei vaccini per tutti i cittadini UE.

La notizia è ormai nota da giorni. Ma ‘Affari italiani’ torna sull’argomento con dettagli di non poco conto.

Eccoli, in un servizio di Antonio Amorosi.

“Alcuni mesi fa Ursula von der Leyen è stata al centro della richiesta dell’ufficio del Difensore civico dell’Unione, Emily O’Reilly, di fare chiarezza sullo scambio di messaggi tra lei e l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla. Parliamo degli sms, mandati e ricevuti dai due durante i negoziati sulla fornitura alla UE di 1,8 miliardi di dosi del vaccino anti-covid. La questione è stata sollevata dal ‘New York Times’ che ha posto diverse domande, mai affrontate dai media in Italia. Gli sms rientrerebbero nel concetto di ‘documento’ previsti dal regolamento 1049/2001, il quale stabilisce che in caso di mancata diffusione pubblica i richiedenti possano rifarsi al Difensore civico. La Commissione europea ha ricevuto una richiesta di accesso sullo scambio di messaggi da un giurista olandese, Martijn Nouwen, ma ha presentato un diniego, sostenendo fossero stati tutti cancellati. Ogni mese, la Commissione europea cancella diverse migliaia di email e sms e i messaggi WhatsApp non vengono archiviati. Per questo il caso ha portato a una denuncia al Difensore civico che ha aperto un’indagine”.

Continua il report di ‘Affari italiani’: “Ma siamo ad un dejà vu a fronte di un precedente: già nel 2019 la von der Leyen fu criticata per un cellulare ‘ripulito’, ritenuto prova chiave di uno scandalo di appalti al ministero della Difesa tedesca che lei guidava (prima di diventare commissario UE, ndr) e che era molto prodigo di finanziamenti a società private. Il cellulare non conteneva più gli scambi di messaggi tra le persone coinvolte”.

Heiko von der Leyen con la moglie Ursula.

Ma eccoci alla ‘polpa’: “In questo intreccio tra interessi medico-scientifici e politica è esploso in questi giorni in rete il capitolo riguardante il marito della von der Leyen. Heiko von der Leyen risulta infatti essere, come direttore medico, nel team di gestione di ‘Orogenesis’, azienda di biotecnologia americana specializzata in terapie cellulari e geniche: proprio le stesse tecnologie coinvolte nei vaccini a mRna utilizzate dalle più note case farmaceutiche contro il covid. Sarà un caso, ma sono le stesse su cui la moglie Ursula ha chiuso in fretta i contratti d’emergenza con Pfizer, al centro di numerosi dubbi e diatribe. Nel maggio 2020 ‘Orogenesis’ annuncia con grande enfasi a CNN Business una piattaforma di vaccini contro il covid-19: ‘la Società ha lavorato in modo aggressivo negli ultimi mesi per riutilizzare la sua piattaforma di vaccini cellulari mirati ai tumori solidi per l’uso contro malattie virali’”.

E Amorosi conclude: “Ovviamente in un’epoca di ‘vaccino o morte’ non è dai dubbi che arrivano le soluzioni. E neanche dalle domande che si aspetta la salvezza. Le parole del noto imprenditore francese Francois Ducrocq su twitter sintetizzano, in qualche modo, gli interrogativi che si pongono i lettori europei: ‘Ursula von del Leyen, il nostro principale acquirente di vaccini in centinaia di milioni di unità, ha un marito, Heiko, che gestisce Orogenesis, una società di biotecnologie specializzata in terapia genica. Così è più chiaro’”.

La Voce ha scritto, il 30 luglio scorso, una lunga inchiesta sulle decisioni UE griffate von der Leyen e il ruolo ricoperto dal marito Heiko nell’organigramma di ‘Orogenesis’: era titolata: “La miracolosa terapia M-RNA / Dai fasti di Pfizer e Moderna ai successi di Heiko von der Leyen”. E poi un articolo, il 23 settembre, titolato “Ursula von der Leyen / Riflettori puntati sui rapporti con Pfizer”, focalizzato sulle indagini avviate dal Difensore civico.

Ve ne riproponiamo, di seguito, la lettura.

 

P.S. A proposito, quali esiti stanno avendo le indagini del Difensore civico? E non sarebbe il caso che di tutta la faccenda se ne occupasse – visti i colossali interessi in gioco – la magistratura? O, come al solito, sotto i     riflettori finiscono sempre i ladri di mele al supermercato?

 

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LA ‘MIRACOLOSA’ TERAPIA M-RNA / DAI FASTI DI PFIZER & MODERNA AI SUCCESSI DI HEIKO VON DER LEYEN

30 Luglio 2021 di Andrea Cinquegrani

Affari stramiliardari per le star dei vaccini, Pfizer e Moderna, nei primi mesi di produzione e distribuzione. E business sempre più stratosferici già previsti per i prossimi. Un Eldorado senza fine, il vero Albero della Cuccagna miracolosamente germogliato nel giardino incantato di Big Pharma.

I dati parlano da soli. Vediamone alcuni in rapida carrellata.

 

CIFRE DA CAPOGIRO 

Il colosso Pfizer-BioTech – il primo a tagliare il traguardo sulla scena internazionale tra i grandi produttori di vaccini – aveva subito previsto di realizzare ricavi, per il 2021, da 26 miliardi di dollari. Ebbene, quella previsione è già stata ritoccata sensibilmente verso l’alto, con un una montagna che raggiungerà quota 33 miliardi.

Secondo uno studio elaborato congiuntamente da ‘Oxfam’ ed ‘Emergency’, sia Pfizer cheModernariusciranno a farsi pagare dagli Stati, per i loro vaccini, la bellezza di 41 miliardi di dollari in più rispetto al costo di produzione. E pensare che le due aziende hanno addirittura ricevuto 8 miliardi di dollari come finanziamenti pubblici, che mai si sogneranno di restituire al mittente, nonostante la valanga di utili realizzati.

I costi di produzione, infatti, sono relativamente contenuti: poco più di un dollaro per dose, per la precisione 1,2 dollari. Ed invece, le due aziende le hanno vendute ad un prezzo 24 volte superiore, saccheggiando le casse erariali pubbliche.

L’Italia, ad esempio, ha sborsato oltre 4 miliardi di euro più del dovuto (rispetto, cioè al costo di produzione), che si sarebbero potuti investire per potenziare le terapie intensive (almeno 40 mila in più) e assumere nuovi medici (circa 50 mila). Invece no: il nostro governo – sulla base delle intese UE – ha preferito fare un bel cadeau a Pfizer Moderna.

La Germania ha fatto anche di più, sganciando 5,7 miliardi di euro; molti di meno la Gran Bretagna, appena 1,8 miliardi di sterline, perché of course hanno preferito ricorrere all’anglo-svedese vaccino di AstraZeneca.

C’è poi la questione dei brevetti, sempre saldamente in mano alle star di Big Pharma, nonostante le ‘sceneggiate’ a livello UE e gli auspici di Papa Francesco. Secondo Oxfam, il costo della vaccinazione globale per debellare la pandemia potrebbe essere di 5 volte più basso se non continuasse ad imperare la perversa legge sui brevetti. Perfino dalla ‘London School of Economics’ – un tempio del capitalismo – nei giorni scorsi è arrivato un invito all’abolizione, anche se temporanea, dei brevetti. L’ennesima sceneggiata?

 

LA PIU’ GRAVE SPECULAZIONE DELLA STORIA

Sottolineano Sara Albiani, policy advisor per la salute globale di Oxfam Italia, e Rossella Miccio, presidente di Emergency: “La scarsità mondiale dei vaccini è una diretta conseguenza del sostegno dei Paesi ricchi ai monopoli delle aziende farmaceutiche, che ad oggi non hanno fatto nessun reale passo in avanti per la condivisione di tecnologie, know how e brevetti con i tanti produttori che nei paesi in via di sviluppo potrebbero garantire l’abbassamento dei prezzi e l’incremento nella produzione mondiale”.

E aggiungono, in modo significativo: “Questo è forse il caso di speculazione più grave della storia. Le ingenti risorse che gli Stati sono costretti a pagare arricchendo Ceo e azionisti potrebbero essere utilizzate per costruire nuove strutture sanitarie nei Paesi poveri, tagliare le liste di attesa per le prestazioni mediche, garantire servizi essenziali dignitosi”.

Altro che prezzi più contenuti, in prospettiva! Perché la corsa forsennata al rialzo, fregandosene di tutto e di tutti, è già cominciata.

L’Unione Europea, ad esempio, ha già pagato (of course in anticipo) ancora di più per gli ultimi ordini da Pfizer-BionTech. E tutto peggiorerà con le dosi di richiamo per i prossimi anni a causa delle nuove varianti, che porteranno altri fiumi di danari nelle casse aziendali.

Albert Bourla

Il Ceo di Pfizer, il veterinario greco Albert Bourla, che il giorno del grande annuncio del primo vaccino brevettato corse in banca a vendere un bel pacchetto di azioni a 10 volte tanto, già gongola e calcola sul pallottoliere che si potrà arrivare fino ad un prezzo di 175 dollari per dose/vaccino, praticamente 150 volte il costo di produzione. Un vero miracolo industriale!

Denuncia, ovviamente nel deserto, Oxfam: “Mentre meno dell’1 per cento delle persone dei Paesi a basso-medio reddito è stata vaccinata e le varianti corrono, i Ceo di Moderna ePfizer-BionTech con i profitti realizzati sono diventati miliardari”.

Ma eccoci alla ciliegina finale.

 

L’IRRESISTIBILE ASCESA DI HEIKO VON DER LEYEN

Sapete qual è la professione e in quale settore lavora da anni il marito della presidente della Commissione europeaUrsula von del Leyen?

Il consorte, Heiko von der Leyen, è attualmente il direttore medico di ‘Orogenesis’, una grande società biotecnologica americana specializzata in terapia genica. Una sigla che, naturalmente, ha lavorato e lavora a stretto contatto con Pfizer.

“Terapie geniche sono state trovate in vaccini sperimentali contro il covid”, scrive uno dei più noti giornalisti francesi, Pierre Depo.

Heiko von der Leyen con la moglie Ursula

Incalza l’economista e imprenditore transalpino Francois Ducrocq: “Ursula von del Leyen, la nostra principale acquirente di centinaia di milioni di dosi di vaccini, scopre di avere un marito, Heiko, che gestisce Orogenesis, un’azienda biotecnologica specializzata in terapia genica. Ora tutto è diventato chiaro”.

In passato, l’illustre consorte ha ricoperto la carica di direttore del Centro di sperimentazione clinica ad Hannover. E a partire dal 1999 ha cominciato ad assumere posizioni di top management nell’industria biotecnologica, con particolare attenzione allo sviluppo clinico di medicinali per terapie avanzate (ingegneria tissutale, terapia genica, medicina del DNA). Nel biennio 2003-2004 è stato Chief Scientific Officer alla ‘Avontec GmbH’ di Monaco. Dall’ottobre 2005, poi, socio e amministratore delegato della ‘Hannover Trial Center GmbH’. Fino agli odierni successi sotto i vessilli della statunitense Orogenesis.

 

MALONE MUORE?

Non siamo entrati nel regno di Samuel Beckett e dei suoi misteri, ma in altrettanto misteriose zone d’ombra. Come quelle che oggi circondano

l’inventore del vaccino mRNA e della cosiddetta ‘terapia genica’, il dottor Robert Malone.

Oggi Malone è stato costretto ad ingaggiare un team per la sua sicurezza, a causa delle minacce di morte ricevute. E ha ritenuto opportuno dichiarare: “Non ho alcuna intenzione di togliermi la vita”. Tanto per far capire a chi, con ogni probabilità, deve capire.

Nel corso degli ultimi mesi Malone ha acceso i riflettori e puntato l’indice – soprattutto nel corso di alcune seguite trasmissioni tivvù- contro l’uso dei nuovi vaccini mRNA. Le sue esternazioni hanno prodotto una reazione a catena: cancellati i suoi video da You Tube e addirittura il suo profilo da Wikipedia, come viene descritto nell’articolo che segue, firmato da Joseph Mercola.

Robert Malone

Insomma, un ostracismo che più totale non si può, per delegittimare al punto giusto la figura di uno scienziato che, meglio di tutti, conosce i ‘misteri’ legati ai vaccini mRNA, essendone l’inventore.

Un po’ come è successo con Luc Montagnier, il premio Nobel per la Medicina che ha scoperto l’HIV. Un anno fa ha subito indicato la pista della fuga del virus in modo ‘artificiale’ (e non naturale, come sbandierato dal mainstream) dal laboratorio di Wuhan ma è stato fatto passare per matto. Attaccato, poi, perché ha sempre consigliato prudenza e cautela massime nell’uso dei vaccini tradizionali: figurarsi per quelli, addirittura sperimentali, anti covid.

Ma torniamo a Malone. Il quale ha dichiarato, nella sua ultima apparizione televisiva negli States: “I vaccini sono il mio lavoro. Non sono un anti-vaxer. Sono uno sviluppatore di vaccini pro-verità, pro-sicurezza, pro-bioetica. I vaccini salvano delle vite. Sono spesso, ma non sempre, la nostra migliore speranza per ridurre la morte e le malattie associate a molti agenti patogeni, e offrono una speranza per trattare il cancro e altre malattie”.

E sul fronte dei vaccini Pfizer e Moderna, bastati sulla terapia genica. afferma: “Entrambi questi tipi di vaccini impiegano tecnologie che implicano il trasferimento di materiale genetico estraneo nelle cellule della persona che riceve il vaccino, e facendo sì che queste cellule diventino essenzialmente fabbriche in miniatura per la produzione di antigeni del vaccino, all’interno del corpo. Perché questo è importante? Perché, dal mio punto di vista di persona che per prima ha avuto l’idea di usare la ‘terapia genica’ e la ‘consegna di mRNA’ per la vaccinazione, la sostanza attiva nel farmaco non è il vettore della terapia genica, è la proteina che viene introdotta nelle vostre cellule”.

Giuseppe De Donno

Prosegue il ragionamento dello scienziato: “Quindi, dal punto di vista della FDA/regolamentazione, questi prodotti devono essere rivisti utilizzando i regolamenti applicati ai prodotti di ‘terapia genica’ così come quelli che si applicano ai vaccini. Questi – sottolinea – non sono vaccini tradizionali. Pertanto, la Food and Drug Administrationavrebbe dovuto insistere che i livelli e la durata della produzione della proteina spike avrebbero dovuto essere ben caratterizzati”.

Dopo questo intervento, altre minacce di morte.

Chi tocca i ‘fili’ di Big Pharma rischia di restarci secco.

Forse come è successo al dottor Giuseppe De Donno, colpevole di aver scoperto la terapia del ‘plasma iperimmune’, tanto efficace quanto economica e utilizzabile per fronteggiare in modo immediato il covid al suo primo insorgere.

 

 

URSULA VON DER LEYEN / RIFLETTORI PUNTATI SUI RAPPORTI CON PFIZER   

23 Settembre 2021 di Cristiano Mais

Il Difensore civico dell’Unione EuropeaEmily O’Reilly, chiede chiarezza sullo scambio di messaggi intercorso tra la presidente della Commissione UEUrsula von der Leyen, e l’amministratore delegato di PfizerAlbert Bourla.

Il caso è scoppiato dopo un articolo del ‘New York Times’ che ad aprile scriveva di un fitto scambio di messaggi e telefonate tra i due. Quando il quotidiano ha presentato richiesta di accesso ai messaggi, vi è visto opporre un secco no dalla Commissione europea, che ha laconicamente risposto di “non averne traccia”.

Il rifiuto della Commissione ha portato ad una denuncia al Difensore civico, noto storicamente come l’Ombudsman, il cui ufficio ha aperto una indagine ad hoc.

Non è nuova, lady von der Leyen, a ‘incidenti’ del genere: nel 2019 venne pesantemente criticata per una anomala ‘ripulitura’ di un suo cellulare che, secondo non pochi, conteneva messaggi scottanti in tema di appalti,   quando ricopriva la carica di ministra alla Difesa tedesca.

Non proprio trasparenti, del resto, i rapporti del marito, Heiko von der Leyen – ai vertici di una importante società statunitense che si occupa di biotecnologie – con il colosso farmaceutico Pfizer, l’asso vincente nel   dorato e arcimiliardario Bingo dei vaccini.

E ancora: non del tutto trasparente (e quindi ancora tutto da approfondire) il comportamento tenuto dalla von der Leyen nella complessa contrattazione con le star dei vaccini (tra cui la solita Pfizer)  per la fornitura dei prodotti: contratti spesso e volentieri capestro per la UE e quindi per tutti i paesi rappresentati.

Adesso arriva la tegola dell’Ombudsman. Che vuol vederci chiaro nei messaggini intercorsi tra la ferrea (sic) Commissaria e il Ceo Burla, un veterinario greco che il gran giorno dell’annuncio al mondo del primo vaccino anti covid è corso in banca per vendere un bel gruzzolo di azioni Pfizer per guadagnarci 10 volte tanto.

Nella sua ultima comunicazione, Emily O’Reilly scrive che “è necessario” che il suo team di inchiesta incontri i funzionari e ottenga una spiegazione circa “la politica della Commissione sulla tenuta dei registri dei messaggi di testo e su come questa politica venga attuata”. Il Difensore civico, a quanto pare, insisterà anche sulla possibilità di ottenere i testi dei messaggi.

Verrà fatta luce su questo episodio, emblematico di rapporti ‘incestuosi’ tra i vertici UE e le star di Big Pharma?

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