RAI / SCIOPERI & BUFERE GIUDIZIARIE

Mentre sta per ‘andare in onda’ lo sciopero dei giornalisti RAI, il clima è sempre più bollente a viale Mazzini.

Soprattutto per via di un ricorso presentato al TAR del Lazio contro la ‘logica’ delle prossime nomine del Consiglio d’amministrazione, che finirebbe per consegnare alla maggioranza di governo il controllo totale e assoluto sulla Rai stessa, quindi sull’informazione pubblica, o meglio di quel poco che ormai ne rimane.

Calpestando, oltretutto, i principi minimi di trasparenza, di rigore, di professionalità e di ‘merito’ che dovrebbero ‘governare’ quelle nomine, come espressamente più volte previsto dalla Corte Costituzionale il cui ‘volere’, quindi, verrebbe del tutto azzerato.

Il ricorso, presentato dall’avvocato Giovanni Pravisani, è stato firmato da una serie di associazioni e organismi (Articolo 21, Usigrai, Slc-Cgil, Rete No Bavaglio, Infocivica, TvMediaWeb), nonché da quattro giornalisti ed ex vertici Rai, come Roberto Zaccaria (ex presidente), Antonino Rizzo Nervo (ex direttore Tg3 ed ex componente CdA Rai), Stefano Rolando (ex dirigente Rai ed ex Direttore generale Dipartimento Informazione e Editoria della Presidenza del Consiglio) e Patrizio Rossano, ex dirigente Rai e RaiWay.

Roberto Zaccaria

Secondo il ricorso, l’attuale testo della legge che regola i Servizi Media Audiovisivi e Radiofonici(Testo unico, articolo 63) prevede espressamente che coloro i quali si candidano per essere eletti nel CdA Rai tra i 4 rappresentanti di nomina parlamentare, vengano sottoposti ad una “procedura di selezione”.

Tale procedura però, nei fatti, viene regolarmente disattesa, mai messa in pratica. Ma, soprattutto e fatto oltremodo grave, non viene riportata nel testo dell’ultimo ‘avviso’ di candidatura che Camera e Senato hanno emesso. Motivo per cui tale ‘avviso’ risulta illegittimo.

Se il Tar del Lazio accoglie il ricorso, la conseguenza minima è che tutta la procedura di nomina venga rinviata, in attesa della predisposizione di un nuovo ‘avviso’, stavolta contenente quella ‘procedura di selezione’ totalmente (e illegittimamente) bypassata.

Ma c’è di più. Perché il ricorso punta al bersaglio grosso, cioè più in alto: ad ottenere cioè che il Tar sollevi una questione di ‘costituzionalità’, proprio perché l’attuale normativa lede quei basilari principi di ‘indipendenza’ che la stessa Corte ha già sancito in diverse pronunce. E su cui, a questo punto, la Consulta dovrebbe pronunciarsi ancora, e stavolta in modo definitivo.

Il principio della ‘indipendenza’ – secondo il ricorso – oggi manca del tutto perché due membri del CdA vengono indicati dal Governo e due dalla maggioranza: un vero ‘golpe’, perché in questo modo viene consegnato, ‘regalato’ all’esecutivo il controllo del CdA, quindi delle scelte strategiche di casa Rai, annullando ogni principio di democrazia e autonomia nel campo – già martoriato – dell’informazione fornita dal servizio pubblico.

Non è finita qui. Perché il ricorso fa poi esplicito riferimento a quell’European Media Freedom Act (EMFA) appena varato dall’Unione europea che mette dei paletti ben precisi in tema di ‘indipendenza’ e ‘trasparenza’ sul fronte del servizio pubblico radiotelevisivo.

Antonino Rizzo Nervo

Il fresco regolamento UE è già in vigore, ma tecnicamente, l’applicazione di alcune parti della normativa richiedono interventi legislativi nazionali ad hoc. Per questo motivo, è proprio EMFA a prevedere 15 mesi di tempo affinchè gli esecutivi nazionali si adeguino.

Nel ricorso, comunque, viene sottolineato come il principio inderogabile della ‘indipendenza’ sia già fin da subito applicabile (soprattutto perché previsto in altre norme UE). Per questo motivo, il Tar del Lazio può bloccare, fin da subito, la procedura e quell’avviso galeotto, evitando che il ‘misfatto’ venga portato a termine.

Ed anche per questo motivo, il ricorso appena presentato al Tar può abbondantemente, e a più forte ragione, essere inoltrato alla Corte europea di giustizia.

Detto tutto ciò, i ricorrenti chiedono al Tar del Lazio di stoppare, di fermare in via cautelare e d’urgenza la procedura in corso: e cioè prima che Camera e Senato vengano convocate per nominare i 4 consiglieri secondo le ‘vecchie’ prassi.

Nel caso in cui il Tar blocchi le procedure (in attesa dell’adeguamento alla ‘logica’ e alla nuova normativa UE), il CdA verrebbe prorogato: fino al momento in cui venga una buona volta non solo sancita ma anche messa in atto una reale ‘trasparenza’ – il minimo ‘sindacale’ è propri il caso di dire – nel Servizio Pubblico.

Altrimenti scenderemo a precipizio, e nei piani sempre più bassi delle classifiche sull’informazione stilate dal prestigioso ‘Reporters Sans Frontieres’.

Il fresco rapporto, infatti, ci declassa (da 41° al 46° posto) impietosamente, e giustamente, ponendoci sullo stesso piano di Polonia, Ungheria e Bulgaria a livello europeo, e di Ucraina, Niger, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Gabon, Zambia e Botswana oltre i confini UE e ben dentro quello africani (a nostro parere ben più ‘liberi’ e ‘democratici’ di noi, oggi).

Nel mirino della relazione predisposta da ‘Reporters Sans Frontieres’, come ultime chicche di casa nostra vengono segnalate la ‘Legge Bavaglio’ prodotta dal governo Meloni e che impedisce ai giornalisti di pubblicare le ordinanze di custodia cautelare (anche se pubbliche) fino all’udienza preliminare; e il caso-AGI, con un “membro della coalizione parlamentare al potere” che “sta cercando di acquistare le seconda più grande agenzia di stampa nazionale”, ancora e chissà per quanto di proprietà dell’ENI ma in procinto di passare al leghista Antonio Angelucci, già proprietario di un bel tris di testa (‘Libero’, ‘il Giornale’ e ‘il Tempo’).

Per avere ulteriori dettagli sul ‘caso Rai’, vi proponiamo un documentato pezzo pubblicato da ‘La Notizia’ il 5 maggio, Il ricorso di Rizzo Nervo sulla Rai fa tremare la politica

Mentre è sempre utile leggere i reportage messi in rete da ‘Ossigeno per l’Informazione’, l’associazione fondata e animata da Alberto Spampinato che ha anche dato vita ad uno ‘Sportello legale’ a tutela dei giornalisti minacciati: dalle mafie e non solo, con un occhio particolare alle querele temerarie e alle citazioni civili da migliaia e migliaia di euro.

Ecco quindi, del 4 maggio, il pezzo La libertà di stampa nel mirino di governo e maggioranza. Il ‘caso Italia’ di cui discute l’Europa

E, del 3 maggio, sempre da ‘Ossigeno’,  WPFD 2024 – Ossigeno lancia allarme: in Italia più di un giornalista minacciato al giorno.


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