Ambo: 13 e 7. Giocate record sulla ruota di Roma

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Si tranquillizzi l’ordine degli psicanalisti, qui non si vuole plagiare il sale della loro scienza e tanto meno stendere virtualmente Matteo Renzi sul lettino che ha reso celebre Freud. Niente di occulto, di subliminale nel verdetto sulla salute mentale del fondatore di Italia Viva, neo partito, che chiede di essere assolto per l’incasso dei ridicolmente pochi ‘like’ degli italiani, anche se va riconosciuta con generosità la difficoltà dello svezzamento. Lo strano soggetto, in un irrisorio lasso di tempo, ha conosciuto i fasti dell’altare, elevando il ranking del Pd a oltre il quaranta per cento e la caduta nella polvere, precipitandolo a meno della metà del consenso popolare. Renzi ha perso una straordinaria opportunità di tacere. Il giorno dopo aver imposto il ‘no’ ai suoi valvassori della giunta di Palazzo Madama per le immunità ha steso un tappeto di pregio su cui Salvini ha letto quanto gli è stato scritto a caratteri cubitali e consegnato su un piatto d’argento, anzi d’oro e cioè che “la Lega non si batte per via giudiziaria”. La storica, detonante sentenza, ha preso corpo e forma con l’astensione dal voto in giunta dei tre compari di Italia Viva, in sintonia omertosa con il no della grillina Riccirdi. L’esito del voto (13 no, 7 sì) ha consegnato a Salvini l’assist per dire spudoratamente “Giustizia è fatta”. L’episodio merita un comma supplementare: dice Renzi che la Lega non si batte processando Salvini e in parte ha ragione. Condannato e messo in carcere Salvini, il leghismo sopravviverebbe, ma è questo l’obiettivo dei ‘giustizialisti’ o piuttosto l’intenzione diretta, legalitaria, di valutare con uguale metro di giudizio chi commette un grave reato, che sia un semplice cittadino o un politico? Nel secondo caso (Salvini) processo e condanna assumerebbero un valore emblematico, educativo, in sintonia con il sentimento di ostilità nei confronti dei privilegi di cui godono impropriamente deputati e senatori, che piaccia o no a Renzi, che ha torto. Se Salvini ha commesso il reato di sequestro aggravato di persona, non può evitare il carcere, dove ci finirebbe un ‘uomo qualunque’.
Come prevede lo schema dell’avanspettacolo, alliet il pubblico il comico della compagnia, che si esibisce tra un a can-can e una performance musicale. L’offerta di Italia Viva agli italiani è il siparietto del suo capogruppo Davide Faraone. Egli era Pd prima di aderire al club dei transfughi e fu protagonista di un blitz anti Salvini. S’imbarcò sulla nave salva emigranti e declamò: “Non succederà più che la giunta per le autorizzazioni gli eviti il processo”. La platea degli italiani non sa se ridere o piangere.
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