BORIS JOHNSON / SIGLE AMICHE “COPRONO” IL PRINCIPE-MANDANTE

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Milioni di sterline versati ad una società britannica per rifare il look e ripulire l’immagine del principe saudita Muhamad bin Salman, finito nel ciclone per l’omicidio del giornalista scomodo Jamal Khashoggi.

E’ la notizia da novanta pubblicata dall’autorevole quotidiano britannico “The Guardian” per una classica operazione di “brand reputation”, ovvero quando sigle che operano nel mondo dei media e dei social vengono incaricate a botte milionarie di ripulire l’immagine di questo o quel big finito nel ciclone per scandali o, peggio, storie di grossa rilevanza giudiziaria.

Come è stato il giallo dell’omicidio del giornalista ficcanaso saudita Khashoggi, attirato in una trappola e fatto sparire in un baleno. Scomodo perché era a conoscenza di troppi segreti della dinasty degli Al Saud, che domina incontrastata nella monarchia.

Secondo la minuziosa ricostruzione effettuata da The Guardian, la società britannica che ha ricevuto una caterva di milioni di sterline per la possente operazione di restyling è la CFT Partners, che fa capo ad un pezzo grosso della City, Lynton Crosby, il quale viene definito “un importante stratega politico di destra e stretto alleato del neo premier britannico Boris Johnson”.

Insomma, lo stretto entourage del successore nel partito dei Tory e a Downing Street, si sta già rimboccando le maniche per aiutare amici e sodali nel disbrigare le faccende più impicciose.

A proposito di CFT Partners scrive il Guardian: “Ha segretamente creato una rete di pagine di news senza identificazione e nessun segno su Facebooksu richiesta di dozzine di clienti, tra cui importanti autorità saudite, come il principe ereditario, che è stato successivamente coinvolto nell’assassinio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi”.

“Il rapporto dei media britannici – è scritto in un sito d’oltremanica – viene alla luce in un momento in cui Facebookha annunciato di aver smantellato una campagna di influenza con collegamenti con il regime di Al Saud. Il gigante della tecnologia ha affermato di aver identificato persone collegate alla monarchia saudita che hanno gestito una rete di account e pagine false per promuovere la propaganda del regime e attaccare i rivali regionali”.

Così continua il Guardian: “Pertanto, il portale statunitense ha sospeso oltre 350 account e pagine con circa 1,4 milioni di follower”.

Gli Al Saud hanno una lunga storia nera sulla repressione del dissenso. Emblematico il caso Khashoggi, dopo il quale si sono addensate sempre più fosche le ipotesi di impeachment di bin Salaman che secondo diverse indagini, tra cui quelle delle Nazioni Unite, sarebbe il mandante dell’omicidio.

 

Nella foto il principe saudita Muhamad bin Salman

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