GIALLO MORO / DOVEVA MORIRE. ADESSO LO SCOPRONO

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Giallo Moro, eccoci all’ennesimo libro di Sergio Flamigni, il superesperto del caso, nel pedigree un archivio sterminato e una mezza dozzina di volumi sul tema. Stavolta si intitola “Delitto Moro: la grande menzogna – La verità di Stato sul sequestro di Aldo Moro raccontata dal capo terrorista Mario Moretti alle giornaliste Carla Mosca e Rossana Rossanda”, per Kaos edizioni.

Sembra strano, un libro che racconta di un altro libro, ossia quello ruotante sul colloquio di Mosca e Rossanda da cui nacque “Brigate Rosse – Una storia italiana”, pubblicato  da Mondadori.

Sergio Flamigni

Un libro che, racconta Flamigni al Venerdì, “servì a Moretti per suggellare la verità di Stato dei terroristi, confezionata da Valerio Morucci in un memoriale con l’avallo della Democrazia Cristiana e dei servizi segreti, e per chiudere il caso, anche giudiziariamente: i brigatisti ottennero dei benefici penitenziari e la Dc schivò le ombre più scabrose sul delitto”.

Commenta il Venerdì: “Contro questa verità Flamigni ha martellato per tutta una vita, smontandola con dati, documenti, scoop. ‘Il sequestro Moro è stato un golpe, per mettere fine alla collaborazione di Dc e Pci, le due grandi forze popolari degli anni Settanta’ è la sua tesi”.

“Sono 40 anni che vi dico chi e perché uccise Moro”, denuncia Flamigni. Ma come mai nessun compagno di quel Pci lo ha mai seguito in quella direzione? Né tantomeno altri politici dell’epoca e ancora di meno oggi, tutti allineati e coperti a fregarsene regolarmente dei tanti misteri di Stato che infangano il nostro stracalpestato Paese?

La tesi di Flamigni non fa una piega. A rafforzarla la foto di copertina, con il faccione di Mario Moretti. “Una spia – giura Flamigni – dentro ad un gioco internazionale, un mentitore”.

Del resto, a confermare lo sporco gioco internazionale ci sono le parole raccolte una dozzina d’anni fa dal giornalista francese Emanuel Amarà e praticamente in contemporanea da Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato, autori nel 2007 dello straordinario “Doveva Morire”.

Steve Pieczenik

Al centro le confessioni di un super agente della Cia, Steve Pieczenik, fedelissimo di Henry Kissinger. Lo 007 a stelle e strisce racconta in dettaglio tutta l’Operazione Moro, quando venne inviato da Kissinger al Viminale per svolgere il ruolo di super depistatore e braccio destro dell’allora ministro degli Interni Francesco Cossiga. Perché “Moro Doveva Morire” e quindi quel compromesso storico – come sottolinea oggi Flamigni – non andava mai fatto.

Nove anni fa la Voce, a sua volta, ha fatto una scoperta non da poco. Ad una rivista promossa dal sindaco di Roma Gianni Alemannoe dai servizi segreti, Theorema,ha collaborato come “firma” proprio Valerio Morucci,il “telefonista” del caso Moro. Un nome che calzava a pennello con quella rivista d’intelligence “rossonera” – come dettagliò la Voce– visto che tra le firme di prestigio c’era anche quella dell’ex ordinovista nero Loris Facchinelli.

A dirigere l’orchestra nientemeno che l’ex generale del Ros Mario Mori, che proprio in quegli anni Alemanno aveva incaricato (insieme all’inseparabile capitano Ultimo) di sovrintendere alla sicurezza di Roma.

Dio li fa e poi li accoppia.

E in questi giorni potete godervi le “story” per il Corseragriffate Walter Veltroni suquegli oscuri tempi di trame & servizi. Quando dalla politica si passa alla regia, dai romanzi alle cronache sportive e ora sugli anni che furono…

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